Scritta da: Marta Emme

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Quando in mente non c'è la patria,
si fa una legge elettorale che
manda i partiti dallo psichiatra*
(crisi di identità). Così per stare in
sintonia* (con la legge elettorale)
la miglior terapia diventa
raccontar novelle, rassicuranti e
belle, come fa, alla nipote, una
brava zia, a lei, che di grandi
esempi ha bramosia. Peccato che
il finale, qui, non presenti la stessa
garanzia* (bello). Infatti non avrà il
tanto cercato potere* (governare),
l'aspetto di un integerrimo e capace
condottiere, ma di chi l'inciucio lo
deve fare per mestiere. Speriamo
di sbagliare e che ci sia invece per
gli italiani, da raccontare, un finale
che consegni a tutti una grande
morale.
Marta Emme
Composta sabato 24 febbraio 2018
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    Scritta da: Marta Emme

    La carica

    Se non si parte neanche si torna
    coi risultati a cui tanto s'agogna.
    E le illusioni sono il pane
    quotidiano di chi in questo fare
    vede il suo talismano. Infatti non
    è un peso, non un fardello dover
    lottare per un futuro bello, così
    come s'è sognato, proprio come
    quello. Perché solo se credi fino
    in fondo sarà possibile realizzare
    anche il più improbabile sogno.
    Perciò a questo serve l'illusione,
    a maturar la voglia e la passione.
    Marta Emme
    Composta mercoledì 14 febbraio 2018
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      Scritta da: Marta Emme

      Una macchina da soldi

      Quella* (la macchina), strizza l'occhio*
      (è complice) a chi la sa condurre con
      gran maestria per ricavar lucrosi
      proventi* (ricchezza) con la minima
      energia. Del resto sono i soldi che fan
      "girare" il mondo, in fondo in fondo, ma
      solo quello del ricco, che è così
      incurante degli altri mentre vanno a
      picco. Costui di sperperar risorse se
      ne frega e io che gli parlo addosso
      sono solo una fetente strega, insieme
      a chi da lui, ancor più, pretende
      equilibrio, così che si possa accostar
      davvero a un ben alto e vigoroso fico*
      (in natura emblema di vita, forza,
      conoscenza). Ma siccome, uno così,
      vede poco lontano finisce poi che
      lascia il mondo nel pantano. Che
      volete, magari, son la solita cassandra!
      E anche una che a quel paese vi ci
      manda, voi e i vostri quattrini, insieme
      a tutti quanti i vostri lustrini. Che se
      poi siete sereni dentro, allor si, che mi
      spavento. E se anche dite che, sotto
      sotto, rosico, sappiate che, semmai,
      con le vostre idee, anche oggi, non mi
      sposo. Perché pensare in grande non
      vuol dire lasciare il mondo in mutande*
      (depauperato). E se poi volete evocare
      i santi* (esser religiosi) allor inchinatevi
      davanti a quelli, tutti quanti, e fate le
      cose con rispetto e occhio attento*
      (considerazione) per tutto quel che
      muove* (vita), e sia questo il miglior
      avvedimento, mentre gira sempre in
      tondo* (rotazione) questo pazzo e
      pazzo mondo* (rivolti al futuro).
      Marta Emme
      Composta venerdì 9 febbraio 2018
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        Scritta da: Marta Emme

        Rotta di collisione

        In un viaggio che ha importanza*
        (vita) gente di sostanza* (che vale,
        senza grilli) si pone a scrutar bene,
        in quel disteso mare, il pel
        dell'acqua, così può afferrar la
        verità quando viene a galla, ciò di
        cui è sicuro e non si sbaglia. Questo
        fa viaggiare col vento in poppa*
        (dalla parte giusta) sol se non si
        indietreggia* (non ci si scoraggia,
        non si rinuncia al viaggio) quando
        un ostacolo* (inganno) nel vivo* (la
        parte vitale) la scocca* (nave,
        persona) tocca* (gli nuoce). Perché
        si sa che, se sul pel dell'acqua si
        rispecchia il cielo, nel sommerso si
        nasconde invece il masnadiero*
        (avversario pericoloso, squalo
        famelico, menzognero).
        Marta Emme
        Composta domenica 4 febbraio 2018
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          Scritta da: Marta Emme

          Un breve inverno

          Si vedeva già da come
          il tepore sovrastava le
          cose e la terra sul mezzo
          del giorno, nel dicembre
          ormai inoltrato, che sarebbe
          stato un breve inverno. Non
          più foriero di gelate
          memorabili e cristalli di
          ghiaccio calanti dai tetti
          delle case nella fredda e
          dormiente campagna, come
          ha conosciuto la mia infanzia.
          E la neve, un miracolo atteso,
          su per la montagna dove per
          gli sciatori è ancora una
          cuccagna. Che, oggi, l'han
          vista anche nel deserto, a
          indicar che niente è più lo
          stesso. E che è cambiato
          qualcosa lo si capisce anche
          dai venti predominanti* (nord
          africani) che spazzano questa
          terra di giganti* (Italia,
          personaggi illustri) dalle nuvole,
          che da qui se ne stan, così,
          distanti. È ora di ripensare tutto
          e vedere le stagioni coi ritmi
          che non gli son più propri, per
          appunto. Dio non può più
          niente con un uomo che è
          diventato deficiente* (non più
          timorato di Lui e della natura -
          e forse è anche ciò che il
          terrorismo ci rimprovera).
          Allor c'è da rimboccarsi le
          maniche e veder le cose nella
          loro evoluzione e non più
          statiche* (agricoltura,
          inquinamento...). Magari senza
          dimenticar, del passato, gli errori
          e gli orrori che dal futuro della
          Terra altrimenti ci terranno fuori.
          Alla nostra vita dare un altro
          senso* (esistere) e vinceremo
          anche su questo assurdo tempo.
          Marta Emme
          Composta domenica 28 gennaio 2018
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