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Scritta da: Marta Emme

Da qual lato

La frittata esprime la moralità
con cui la verità si può
facilmente rivoltar a secondo
del comodo che fa a chi la
questione si trova ad agitar.
Il fine che si vuole ottenere è
così determinante che, in ogni
modo, si fa diventar
totalizzante su ciò che si
muove nel circostante. È come
essere in fiera col mercante
ove convincer è la cosa più
importante anche se è una "sola"
raccapricciante. Così cade la
bellezza di chi ha creduto nella
bontà della saggezza. Dunque,
bisogna esser sopraffini per
non fare il gioco dei cretini.
Marta Emme
Composta domenica 8 aprile 2018
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    Scritta da: Marta Emme

    Spelacchio

    La bontà* (valore) e la freschezza*
    (efficacia) delle idee contrastano
    il maligno, rivolto invece a disseminar
    ampollosità* (vacuità) e prosopopee*
    (presunzioni). A posta, diventiamo,
    dalla morale, scollegati* (no integrità)
    perché come uomini dobbiamo esser
    screditati da questi due demoni*
    (vacuità e presunzione) spietati, pur
    se son "da bene" mascherati. Ma ove
    son le idee supreme più niente li
    trattiene, se ne vanno annoiati perché
    non son più considerati. Così da veri
    idoli son diventati dei castrati* (di
    potere e attenzioni).
    Marta Emme
    Composta mercoledì 4 aprile 2018
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      Scritta da: Marta Emme

      Siparietto

      Paraculo è chi fa intender
      che credito, a lui e a quel
      che pone, è da dare, proprio
      come al prete quando parla
      dall'altare, senza voler
      questo affatto declassare,
      che è un bene la fede
      predicare. E col suo fare
      accattivante, proprio da
      birbante, riesce a entrare
      nelle corde della gente,
      tanto più se è commovente,
      perché "toccare" il cuore fa
      presa sempre: è aprir, come
      d'incanto, lo scrigno* (di tesori)
      custodito nella mente. E bravo
      com'è, senza accorgertene, sei
      alla sua mercè se, distratto,
      permetti che si profitti di te.
      Marta Emme
      Composta mercoledì 28 marzo 2018
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        Scritta da: Marta Emme

        Il corista

        La libertà è una grande conquista
        non il vezzo di chi è qualunquista.
        Come dire che è cosa trista quando
        nel polifonico coro uno si mette a
        cantare da solista, e non per svista,
        vuol essere proprio il protagonista
        pur se la cosa non è prevista. È
        elementare: non devi calpestare
        chi come te ha diritto uguale. La
        libertà che non ha costi genera
        solo grandi mostri* (egoisti,
        tiranni...). Così, uscir dal coro puoi
        per affermare gli intenti tuoi, ma se
        lo fai, al bel canto* (di valore/i) non
        rinunciare mai.

        Senza entrare dei dettagli, anche
        esser realista limita gli sbagli. Come
        è una realtà che chi troppo vuole,
        spesso, niente ha. Come, nel
        dibattito, son le diversità che ci
        posson migliorar, seppur sceglier
        poi si dovrà e la scelta rispettar.
        Come anche la politica, che questo
        spesso non sa far. Come un corista
        che da solo vuol cantar senza
        averne liceità, per sua propria
        velleita* (volontà)

        E scusate il non poco divagare e
        anche la costumanza di
        esemplificare, che può esser
        illuminante se riesce ad essere
        calzante.
        Marta Emme
        Composta venerdì 13 aprile 2018
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          Scritta da: Marta Emme

          Guercio

          Guarda di traverso, ma  
          ben riconosce e come
          saluto ha in serbo, spesso,
          solo un seccato e breve
          verso. Poi, siccome la luce
          della ragione ha perso,
          l'animo ha nero e torvo
          come quello di uno
          spelacchiato e inquietante
          corvo. Tanto che, la stessa
          voce crocidante mostra, o
          molto simile, pur se svolazza
          tra delicate e colorate
          primule*(persone gentili).
          Così se un corvo può simular
          la voce umana, quella del
          guercio, 'sì ridotto dal
          rancore, gli viene proprio
          spontanea.
          Marta Emme
          Composta domenica 25 marzo 2018
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            Scritta da: Marta Emme

            Cavallino arrò arrò

            Troneggiare sulla tua groppa
            per andar incontro all'avventura
            che in questa vita ci cattura, è
            una vera goduria. Seppur ormai
            son così grande, mantengo,
            come te, uno spirito gigante che
            mi manda avanti sempre, per
            ottener ciò che la mente dal mio
            vivere s'attende. Anche
            quell'amar il soffio fresco della
            libertà con te mi dona grande
            affinità. E mi culla il tuo passo
            quando sono triste, e scopro
            allora quelle piste che prima non
            avevo nemmen viste. Così mi
            ritrovo; e penso che sei davvero
            un tesoro perché mi fai capire
            che è dentro me che devo cercare
            l'oro. Mi commuovo, allora,
            comprendo e penso che voglio
            avere un cavallo nel mio mondo
            di cristallo. A cui sussurrare...
            che la vita si deve cavalcare.
            Marta Emme
            Composta lunedì 19 marzo 2018
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              Scritta da: Marta Emme

              Femme

              Quì* (occidente) sovente* (pubblicità,
              video, tv...) il corpo della donna
              diventa come una bandiera* (oggetto
              del desiderio) che, quella (che è)
              sciocca, la muove come una
              mitragliera ove culo, tette e cosce
              ne son la polveriera. E questo, come
              esempio di progresso, è ben scarso
              come non lo è ove la donna non
              ha viso perché nella sua veste quello è
              scomparso* (burqa, niqab). La donna
              si deve, or dunque, affrancare da tutto
              ciò che la vuole annullare.
              Marta Emme
              Composta giovedì 29 marzo 2018
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                Scritta da: Marta Emme

                Orizzonte donna

                Non dirmi antica* (fuori moda)
                non sono antica, non dirmi
                ostile* (al femminismo) non
                sono ostile, non dirmi
                remissiva* (alla vita) non sono
                remissiva, non dirmi carina*
                (oca) non sono carina, non
                dirmi bigotta* (sui valori) non
                sono bigotta. Come donna ho
                tanti difetti e poche virtù, ma
                accanto all'uomo mi pongo, se
                mi par, pure in tutù. Perché la
                mia vita non sarà mai un tabù,
                come dici tu* (fatta di inibizioni).
                Mi allineo con me* (mi
                corrispondo) e non ho bisogno
                di spiegare com'è. È la libertà
                che come donna voglio
                conquistar. Anche di esser
                antica, ostile, remissiva, carina,
                bigotta, come a me più importa.
                Perché è esser ribelle
                la mia qualità e anche nel
                pensar che l'emancipazione più
                che il femminismo a pennello
                mi va. Così, or sarò
                controcorrente nel voler che la
                parità* (con l'uomo) diventi
                realtà purché porti a un sano e
                vivace confronto nella sobrietà*
                (rivoluzione del pensiero), che
                la donna un oggetto non faccia
                mai diventar. E che un grande
                movimento di donne così
                determinate* (sui diritti), in tutto
                il mondo, per ordinamento* (sia
                una tacita regola ove non è
                parità), possa avanzar, perche è
                quello di cui ha bisogno
                l'umanità.
                Marta Emme
                Composta venerdì 9 marzo 2018
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                  Scritta da: Marta Emme

                  Strani mondi

                  Tra il dire e il fare* (nell'educare), a volte
                  c'è di mezzo l'apparire* (esteriorità,
                  aspetto, omologazione ai modelli
                  ricorrenti), prima ancor del costruire.
                  L'apparire dunque, che, giacché lo
                  promuovi* (associazioni), lo devi anche
                  garantire. Ma con questa "boria" *
                  (presunzione) non ci può essere
                  onorevole storia* (vera integrazione).
                  Diventa poi pretesa* (apparire) ciò che
                  hai dato con la mano tesa. Dare
                  sostanza* (del saper fare e di sé) invece
                  è lungimiranza e fa diventar certezza la
                  speranza di costruir cittadinanza. Così
                  crescer nella verità* (dei propri limiti),
                  nell'umiltà* (di non pretendere ma
                  cogliendo l'essenza di ciò che si ha e si
                  conquista) e nella temperanza, soltanto,
                  fa diventar* (profughi minori non
                  accompagnati) un uomo di valore e di
                  creanza che saprà come onorar, delle
                  persone care, la lontananza. E, magari,
                  proprio là, potrà tornare ove c'è sviluppo
                  da portare; e chi meglio di lui lo saprà
                  fare! I figli dell'uomo sono frecce verso
                  il futuro e il suo costrutto, non son
                  bistecche* (carne da ammirare e pur
                  comprare e prelibata da gustare), non
                  prendiamo stecche, perché sennò,
                  rimaniamo davvero bloccati tutti nelle
                  basse e insidiose secche* (problemi).
                  Marta Emme
                  Composta domenica 18 marzo 2018
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