Questo sito contribuisce alla audience di

Scritta da: Marta Emme

Inquietanti simmetrie

Mi riscuote, in un attimo, una sferzata
di vento, mosso da un fitto nugolo di
uccelli (storni) che d'improvviso viran
nell'aria, poco sopra, e quasi mi
spavento, mentre disegnan geometrie
a loro piacimento o solo si tengono in
allenamento. E lì il cuore si sente
stranamente scontento, che vede in
quel superbo spettacolo (superfluido)
un altro segno del tempo, ed è
sgomento per quanto quelli (storni)
sian tanti, da oscurare il cielo, da non
saper come sfamarli tutti quanti.
Capisco che l'uomo non ha mai agito
con gli altri esseri in guanti bianchi
(ha creato squilibri) e or a niente
servono amari pianti se la Terra più
non fornisce al viver di ognuno risorse
bastanti.
Marta Emme
Composta domenica 3 marzo 2019
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Marta Emme

    Sulla pelle di chi

    C'è chi il capo (senno) l'ha perso per
    strada ed è una testa di cavolo (smarrito)
    ovunque vada (i migranti che si sono fatti
    imboccare per chiedere risarcimento nave
    diciotti), infatti non ha chiaro, bene, il
    concetto di patria, sennò avrebbe
    considerazione, anche sol di un granello,
    di quella italica ghiaia (suolo). Par che a
    lor interessino i soldi, in realtà mica san
    fare bene i loro conti (l'integrazione
    infatti ne va a discapito). Perché in fondo
    a pagar quegli sghei (soldi) è il popolo
    italiano, ma... non importa, lui si sente
    africano. Così per aver visibilità, ma solo
    di un poco, si rischia (partito) di fare la
    fine del topo (rosicchiare). E se la cosa
    va avanti a catena (altri casi), il buon
    senso (consenso) allora vedrai come
    scema. E pure questo è il sentire della
    gente comune, cioè che, a suon di
    forzare, si rompe la fune.
    Marta Emme
    Composta venerdì 22 febbraio 2019
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Marta Emme

      I pascoli e le erbette

      Se son pecorino sardo è per il latte
      che è così maliardo che non si può
      camuffar neanche per un miliardo.
      Da tutelar è così la regionalità (sarda)
      nel voler lì caseificar. Così quei pastori
      e quegli unici pascoli son da
      salvaguardar. Son preziosi per
      l'umanità perché sono anche queste
      (realtà) importanti e fondamentali
      biodiversità. E si ritiene, infine, che se
      la vita ha un senso ed è di valore
      immenso, la si debba fino in fondo
      gustar, come questo prodotto
      (pecorino sardo) di sublime qualità.
      Marta Emme
      Composta giovedì 14 febbraio 2019
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Marta Emme

        Festival: dove vai, dove vai

        Forse era scritto nel tuo destino (Ultimo),
        ma tu vai avanti per il tuo cammino.
        Son gli esiti, questi, di una cultura bigotta
        (coi paraocchi) che fa correre il popolo
        ma poi lei decide (con la politica) la svolta
        (Mahmood). Così te ne devi proprio annà
        (Direttore Artistico) con le tue oscenità
        (conflitto d'interesse, politichese).
        Indipendentemente da quel che piace
        (musicalmente), dovevi solo garantir fosse
        un canto di pace (festival). E, per far rima
        con canto, non è così che si risorge (ai
        signori simpatizzanti in giuria) dal fango
        (calo del consenso nel PD), anche se può
        consolar quell'esotico mango (il vincitore
        a cui si vuol augurar così prosperità). Il mio
        voto non l'hai avuto (Ultimo), ma mi
        rammarica che t'han reso fottuto. E altro
        non dico, perché meglio dell'Italia può
        fare anche il Portorico (un qualunque
        Paese estero che tiene a sé stesso e non
        vuole il ridicolo).
        Marta Emme
        Composta martedì 12 febbraio 2019
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Marta Emme

          I fanti

          I bellicosi interventi per sostener la primavera
          araba han fatto perdere l'elemento più bello di
          quella magica fiaba (cioè un bel finale come in
          Alì Babà e i 40 ladroni), così nel finale la
          situazione è di gran conflitto in un popolo
          (libico) or dall'instabilità afflitto. Non s'è
          pensato troppo allora dove fosse il rovescio e
          il dritto e siccome eravamo noi i ladroni (s'è
          assecondata la Francia interessata a soffiarci
          il petrolio) ora c'è da pagare il conto buoni
          buoni (instabilità Libia). Un popolo si può
          aiutare a trovare la sua strada (democrazia)
          ma qui sia il dialogo ciò che s'impone e non la
          spada. E un'incauta ingestione non è mai la
          soluzione se alimenta nel popolo una cruenta
          contrapposizione (guerra civile). Un dubbio
          dunque nasce: non sarà mica al petrolio, o ad
          altro, interessato (America) chi si pone in
          modo così poco equilibrato? (venti di guerra).
          La democrazia a volte si ottiene con polso
          saldo e forte e con coraggio, ed io mi inchino
          per render a quell'unico prode (Guaidò) un
          doveroso omaggio. Ma di esprimerla con
          libere elezioni si vuol dar forte il messaggio.
          Così sia a ciò, contestuale, seguir la via
          maestra che è anche la statale (legale).
          Altro che disconoscer a destra (Guaidò) o a
          manca (Maduro), nel politico del cacchio
          (smarrito nel veder lontano) è il buonsenso
          che di molto arranca (non si fa strada).
          Così la trattativa, la tessitura, sia da usar
          come arma, come arma bianca (diretta alla
          persona) e sarò franca: un osso duro
          (Maduro-esercito), pur se lo merita, non se
          lo fa mettere, nel culo, un gran bel siluro
          (non si fa pacificamente destituire, silurare).
          Perciò si muova decisa la fanteria (diplomazia
          d'assalto in prima linea) per aprir subito una breccia in quella porta pia (conquistare cuore e cervello). E in un corpo a corpo di argomentazioni, che al popolo si sappia riconoscer le sue sacrosante aspirazioni
          (diritti, dignità, libertà) che son di esistere le sue ragioni.
          Marta Emme
          Composta domenica 10 febbraio 2019
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Marta Emme

            Il Dio denaro

            In sé ha una luce ridente (denaro)
            che confonde per come sa essere
            suadente. E s'ammanta d'oro
            quando quel che dispensa è il tanto
            cercato tesoro. Ma pure l'astuto
            può perder il decoro se ottenuto
            non l'ha col duro suo e onesto
            lavoro. È come quando si moltiplica
            alla velocità della luce ma a
            condivider neanche un poco induce
            (Dio denaro). Semmai, si sappia che,
            è costui assai cazzuto (ha attributi ed
            è tosto), tanto che non ci pensa a
            renderti cornuto nel concedersi a chi
            più di te è fortunato oppure solo
            dissoluto. Ma tanto ti rispetta se
            sempre in viaggio ti poni con la tua
            adorabile lambretta (nella semplicità
            di una vita vissuta con equilibrio),
            perché i soldi e il potere fan
            facilmente perdere la testa e di
            buono allor lì ben poco ne resta
            (principi).
            Marta Emme
            Composta domenica 3 febbraio 2019
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Marta Emme

              Patria cercasi

              È folle la regia (scafisti) di chi
              illegalmente e con vile maestria
              porta conflitti in patria mia (nella
              politica italiana). Ora, sia detto
              per inciso, a me lo straniero non
              è inviso e si merita un sorriso,
              ma l'Italia, che è grande (di cuore
              e per menti), è anche piccola
              dalla Sicilia al Moncenisio (non
              può contenere l'Africa).
              Marta Emme
              Composta martedì 29 gennaio 2019
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Marta Emme

                Un singolare andatura

                A far il passo più lungo della gamba pur in
                un niente facilmente s'inciampa, ma se la
                fiducia è tanta (di far bene) chi è audace,
                vuoi veder, che il successo agguanta (ha
                buoni risultati)! Come la sua presa (sul
                terreno: equilibrio, ciò che lo sostiene) che
                anche i più scettici incanta.
                Marta Emme
                Composta sabato 19 gennaio 2019
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Marta Emme

                  I signori della nebbia

                  Una parolina ai petrolieri della minchia,
                  quelli verso cui più fortemente il buon
                  senso oggi ringhia: c'è che al popolo tocca
                  ora stringere la cinghia (devastazione
                  ambientale per l'inquinamento,
                  insalubrità, perdite economiche), mentre
                  voi da nababbi vi lisciate sotto, sotto i
                  baffi (soddisfatti dei loro soldi).
                  Senza mai aver pensato, anche in passato,
                  a riparar, del vostro operato (petrolifero), i
                  danni, sapendo quanto siamo, noi, i veri
                  barbagianni. E non investendo quindi in
                  tutele, realmente, il vostro bel denaro; ma,
                  già, il cuore di grandi sentimenti, qui, lo avete sempre avuto avaro. Ce lo avete avuto
                  però per andar, anche con le vostre dame
                  (sono tutti uomini), di ricchezza, a fare
                  sfoggio, nel mentre che in testa vi
                  meritavate in verità un bel pesante moggio
                  (oggetto campione, per misura). E che
                  avreste sbagliato direzione è fuori
                  discussione, perciò, tanto per mettere i
                  puntini, c'è da riparare ai danni ambientali
                  anche coi vostri bei quattrini. Da spendere,
                  piuttosto, in sana e innovativa ricerca (sulle
                  rinnovabili e risanamento ambientale),
                  perché di dissesti, anche grazie a voi (e a
                  chi lo ha permesso: politica proprio proprio sprovveduta?) ce n'è una bella certa
                  (quantità). È come sulle autostrade, quando
                  per anni s'è pagato il pedaggio e non per
                  render più sicuro il nostro viaggio. E assai
                  chiaro è diventato, poi, questo incredibile
                  messaggio (crollo ponte di Genova). Ora
                  non importa se sono stata piuttosto
                  sempliciotta, non quanto voi nel montar
                  quella storia galeotta che l'attività umana
                  (con emissioni di anidride carbonica) non
                  poteva scioglier la calotta (polare). E ciò
                  per guidar, con autorevoli chiacchiere
                  (negli annì 70 e ancor oggi), il mondo
                  fuori rotta (sui possibili scenari climatici), giacché a sostenervi c'eran degli
                  scienziati di cui non ci si esprime riguardo
                  alla condotta (morale). E se sono stata in
                  tutto ciò (verso autostrade e petrolieri)
                  proprio tanto, ma tanto, stronza, è sempre
                  meglio che passar da gonza, così intanto qualche buona idea nel capo del potente
                  di turno, magari, ronza.
                  Marta Emme
                  Composta lunedì 14 gennaio 2019
                  Vota la poesia: Commenta