Scritta da: Marta Emme

Guercio

Guarda di traverso, ma  
ben riconosce e come
saluto ha in serbo, spesso,
solo un seccato e breve
verso. Poi, siccome la luce
della ragione ha perso,
l'animo ha nero e torvo
come quello di uno
spelacchiato e inquietante
corvo. Tanto che, la stessa
voce crocidante mostra, o
molto simile, pur se svolazza
tra delicate e colorate
primule*(persone gentili).
Così se un corvo può simular
la voce umana, quella del
guercio, 'sì ridotto dal
rancore, gli viene proprio
spontanea.
Marta Emme
Composta domenica 25 marzo 2018
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    Scritta da: Marta Emme

    Cavallino arrò arrò

    Troneggiare sulla tua groppa
    per andar incontro all'avventura
    che in questa vita ci cattura, è
    una vera goduria. Seppur ormai
    son così grande, mantengo,
    come te, uno spirito gigante che
    mi manda avanti sempre, per
    ottener ciò che la mente dal mio
    vivere s'attende. Anche
    quell'amar il soffio fresco della
    libertà con te mi dona grande
    affinità. E mi culla il tuo passo
    quando sono triste, e scopro
    allora quelle piste che prima non
    avevo nemmen viste. Così mi
    ritrovo; e penso che sei davvero
    un tesoro perché mi fai capire
    che è dentro me che devo cercare
    l'oro. Mi commuovo, allora,
    comprendo e penso che voglio
    avere un cavallo nel mio mondo
    di cristallo. A cui sussurrare...
    che la vita si deve cavalcare.
    Marta Emme
    Composta lunedì 19 marzo 2018
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      Scritta da: Marta Emme

      Femme

      Quì* (occidente) sovente* (pubblicità,
      video, tv...) il corpo della donna
      diventa come una bandiera* (oggetto
      del desiderio) che, quella (che è)
      sciocca, la muove come una
      mitragliera ove culo, tette e cosce
      ne son la polveriera. E questo, come
      esempio di progresso, è ben scarso
      come non lo è ove la donna non
      ha viso perché nella sua veste quello è
      scomparso* (burqa, niqab). La donna
      si deve, or dunque, affrancare da tutto
      ciò che la vuole annullare.
      Marta Emme
      Composta giovedì 29 marzo 2018
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        Scritta da: Marta Emme

        Orizzonte donna

        Non dirmi antica* (fuori moda)
        non sono antica, non dirmi
        ostile* (al femminismo) non
        sono ostile, non dirmi
        remissiva* (alla vita) non sono
        remissiva, non dirmi carina*
        (oca) non sono carina, non
        dirmi bigotta* (sui valori) non
        sono bigotta. Come donna ho
        tanti difetti e poche virtù, ma
        accanto all'uomo mi pongo, se
        mi par, pure in tutù. Perché la
        mia vita non sarà mai un tabù,
        come dici tu* (fatta di inibizioni).
        Mi allineo con me* (mi
        corrispondo) e non ho bisogno
        di spiegare com'è. È la libertà
        che come donna voglio
        conquistar. Anche di esser
        antica, ostile, remissiva, carina,
        bigotta, come a me più importa.
        Perché è esser ribelle
        la mia qualità e anche nel
        pensar che l'emancipazione più
        che il femminismo a pennello
        mi va. Così, or sarò
        controcorrente nel voler che la
        parità* (con l'uomo) diventi
        realtà purché porti a un sano e
        vivace confronto nella sobrietà*
        (rivoluzione del pensiero), che
        la donna un oggetto non faccia
        mai diventar. E che un grande
        movimento di donne così
        determinate* (sui diritti), in tutto
        il mondo, per ordinamento* (sia
        una tacita regola ove non è
        parità), possa avanzar, perche è
        quello di cui ha bisogno
        l'umanità.
        Marta Emme
        Composta venerdì 9 marzo 2018
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          Scritta da: Marta Emme

          Strani mondi

          Tra il dire e il fare* (nell'educare), a volte
          c'è di mezzo l'apparire* (esteriorità,
          aspetto, omologazione ai modelli
          ricorrenti), prima ancor del costruire.
          L'apparire dunque, che, giacché lo
          promuovi* (associazioni), lo devi anche
          garantire. Ma con questa "boria" *
          (presunzione) non ci può essere
          onorevole storia* (vera integrazione).
          Diventa poi pretesa* (apparire) ciò che
          hai dato con la mano tesa. Dare
          sostanza* (del saper fare e di sé) invece
          è lungimiranza e fa diventar certezza la
          speranza di costruir cittadinanza. Così
          crescer nella verità* (dei propri limiti),
          nell'umiltà* (di non pretendere ma
          cogliendo l'essenza di ciò che si ha e si
          conquista) e nella temperanza, soltanto,
          fa diventar* (profughi minori non
          accompagnati) un uomo di valore e di
          creanza che saprà come onorar, delle
          persone care, la lontananza. E, magari,
          proprio là, potrà tornare ove c'è sviluppo
          da portare; e chi meglio di lui lo saprà
          fare! I figli dell'uomo sono frecce verso
          il futuro e il suo costrutto, non son
          bistecche* (carne da ammirare e pur
          comprare e prelibata da gustare), non
          prendiamo stecche, perché sennò,
          rimaniamo davvero bloccati tutti nelle
          basse e insidiose secche* (problemi).
          Marta Emme
          Composta domenica 18 marzo 2018
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