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Filastrocche


Scritta da: Carmine De Masi
in Poesie (Filastrocche)

La meraviglia del Natale

Una pecora s'è smarrita
era piccina e impaurita
la pastorella molto paziente
chiedeva in giro a tanta gente,
la pecorella si mise a belare
e cominciò a camminare
giunse davanti alla capanna
sentì cantare la ninna nanna,
sulla grotta la stella splendeva
Gesù bambino nella stalla nasceva
la pecorella meravigliata
dalla luce è stata abbagliata,
vide un bambino sorridente
davanti alla grotta tanta gente
ha incontrato la pastorella
ora è felice la pecorella
giunti tre magi dall'oriente
sono stati accolti festosamente
l'accaduto è molto rilevante
la nascita di Gesù è affascinante.
Composta mercoledì 16 dicembre 2020
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    Scritta da: Bernardo Panzeca
    in Poesie (Filastrocche)

    Santa Lucia

    C'era una notte
    nel mese di dicembre
    dove una Santa
    girovagava da sempre.
    Un asinello la accompagnava
    in giro per il mondo
    la Santa andava.
    Porte e finestre si spalancavano
    al suo passaggio tanti desideri
    i bambini le affidavano.
    Lei felice le letterine leggeva
    il suo asinello tanta acqua beveva.
    Tanta strada Santa Lucia faceva
    pur di esaudire
    chiunque glielo chiedeva.
    Nonostante la tanta stanchezza
    a lei bastava solo una carezza,
    mentre carote e mandarini
    all'asinello donavano i bambini.
    Entro il giorno doveva finire
    Santa Lucia per poter gioire.
    Bastava svegliarsi di buon mattino
    per far felice il proprio cuoricino,
    dolci giocattoli e sorrisi si trovavano
    con tante preghiere
    tutti quanti Santa Lucia ringraziavano.
    Composta domenica 13 dicembre 2020
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      Scritta da: Miriam Poesia
      in Poesie (Filastrocche)

      Santa Lucia

      Cara Santa Lucia,
      ogni anno lasci una scia
      di doni desiderati
      e a volte inaspettati.
      Quanta allegria!
      Quanta magia!

      Sei la stella dei bambini
      porti dolci e cioccolatini.
      Sei luce nella fredda notte
      quando arrivi a mezzanotte.

      Quando scoccano i rintocchi
      devo chiudere gli occhi
      ma so bene che il regalo arriverà.
      Evviva, che felicità!

      E quando sarò grande
      non scorderò tutto l'amore
      che dal tuo cuore si espande.
      Composta mercoledì 9 dicembre 2020
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        Scritta da: Paolo Delladio
        in Poesie (Filastrocche)

        LA CAMPANELLA

        Suona suona campanella
        c'è un'alunna birbantella
        non sorride e non favella
        tiene stretta la sua cartella
        lesta corre, è una gazzella

        suona suona campanella
        porto un fiore alla bidella
        la delizia della genzianella
        ricreazione con la mortadella
        nel cielo vola una rondinella

        suona suona campanella
        vedrò mai la mia pagella?
        C'era una volta la varicella
        or c'è il covid, ti accoltella
        spensierato balla pulcinella.
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          Scritta da: Antonio Belsito
          in Poesie (Filastrocche)
          È un valzer di ipocrisia
          dammi una mano che poi
          - chissà -
          ti dono la mia
          così ti dico
          parole portate dal vento
          affinché tu
          poi
          - e solo poi -
          capisca che io non sento
          così è tutto giustificato
          non si guarda in bocca
          a caval donato
          e amarezza
          non puoi recriminare
          perché c'è stata una reciproca
          carezza
          e
          - allora -
          taci
          che sei nell'Eden luccicante
          di un vizioso birbante
          e cerca di convincerti
          che tu sei sbagliato
          perché tanto
          in questo mondo
          è già tutto consumato.
          Quindi
          - anche tu -
          fatti prendere
          per il culo
          che la vita passa
          ed è meglio ragliare
          come un mulo.
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            Scritta da: Mardie
            in Poesie (Filastrocche)

            Il gallo piacione

            Guarda che buffo il gallo piacione!
            Non ha ancora smesso di fare il pavone.
            Canta, si gonfia, sbatte le ali
            la sua superbia non ha uguali.
            Nel suo pollaio oggi è arrivata
            una nuova gallina un poco spennata.
            È piccola, rossa, un po' grassottella:
            tra tutte quante non è la più bella.
            Ma la gallina non può restare
            la sua libertà vuol riconquistare.
            È stata sola per troppo tempo
            e quel pollaio è proprio un tormento.
            Una gallina le lancia un'occhiata
            due brune la squadran e sghignazzan
            "è spennata!"
            Una bionda gallina, lo sguardo un po' spento
            si ferma e la osserva un lungo momento
            quindi, rivolta alla mora al suo fianco,
            dice ridendo: è proprio uno schianto!
            Ma un gallo è un gallo, questo si sa:
            qua c'è di mezzo la virilità!
            Eccolo! Avanza! Le penne son ritte!
            La sua tracotanza non ammette sconfitte.
            Tra cresta e bargiglio un occhio assassino
            osserva la preda e le ammicca un tantino
            quindi zampetta sicuro al suo fianco,
            le sfiora le piume e lancia il suo canto.
            La rossa gallina si arresta agitata:
            "questo bel gallo mi ha conquistata!
            Canta per me, mi liscia le penne,
            mi ronza attorno con aria solenne!"
            E sbatte gli occhi con aria sognante
            mentre si accosta un po' titubante.
            Le altre galline becchettan nervose
            osservan la scena: già sanno le cose.
            Da dove viene quella gallina?
            Dai! Non può essere tanto sciocchina!
            Una grassa gallina, le piume ricce
            arriva al suo fianco e piano le dice:
            "attenta cara! Qua siam tutte prede
            lui fa i suoi comodi ma non ti vede.
            Per molto tempo mi sono illusa
            che nel suo cuore mi avesse chiusa"
            dagli occhi chiari, dietro gli occhiali,
            spuntan due lacrime e sbatte le ali.
            "Ma un gallo è un gallo: cuore non ha!
            Una sola cosa lui fare sa.
            Ti fa sentire una regina
            e quando poi cadi, un'altra avvicina!
            È molto bravo nel corteggiare
            ma è l'unica parte che sa recitare.
            Osserva ora, guarda tu stessa:
            quella che arriva è davvero fessa!"
            Una gallina slanciata ed alta
            va verso il gallo che subito canta.
            La graziosina, gli occhi adoranti,
            non vede una buca e gli ruzzola avanti.
            Pronto si alza con aria confusa
            e di repente gli chiede scusa.
            Galante il gallo fa la sua parte
            e non la tira nemmeno in disparte.
            Quindi, mollata la spilungona,
            guarda la rossa con aria sorniona.
            Gonfia il suo petto, le fa l'occhiolino,
            improvvisa un balletto e le torna vicino.
            Subito il becco tenta un approccio
            ma la rossina si fa di coccio.
            "Su! Non assumer quell'aria dolente!
            È solo un'amica! Non conta niente!"
            Le sta sussurrando con aria suadente.
            Ed il suo occhio è talmente sincero
            che per un attimo lei pensa sia vero.
            Di colpo il gallo si fa incalzante
            e la sciocchina cede all'istante.
            Ecco! Il misfatto ora è compiuto:
            un altro colpo del bel pennuto
            che d'improvviso si fa beffardo
            mentre in un attimo riprende il largo.
            In mezzo al pollaio passa spavaldo
            l'occhio annoiato, ma il passo baldo.
            È nato solo per dimostrare
            che il suo mestiere lui lo sa fare.
            "Povero gallo! Che vita trista
            se l'esistenza è solo una lista!
            Ma in una lista non voglio stare:
            ho tante cose ancora da fare
            ed il mio cuore sa ancora amare!"
            Lancia uno sguardo la saggia rossina
            al tronfio pennuto e alla sua scia.
            Poi spicca un balzo e vola via.
            Composta martedì 30 giugno 2020
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              Scritta da: Mardie
              in Poesie (Filastrocche)

              Il cinghiale mangione

              Il cinghiale vien di giorno
              quando sente: è mezzogiorno!
              Il suo pelo è tutto bianco
              per distinguerlo dal branco.
              Il suo naso è sopraffino:
              già pregusta il saporino
              della pappa preparata
              dalla tata sua adorata.
              Ora a tavola si mette
              e un salam si mangia a fette.
              La lasagna poi addenta
              giusto insieme alla polenta.
              Il ragù è una tentazione:
              ci sarà una soluzione?
              Ma la tata lo bacchetta:
              "guarda un po' la tua pancetta!
              Hai mangiato i tortelloni
              ed un chil di cannelloni!"
              Il cinghiale, un poco mesto,
              lascia lì la pasta al pesto.
              Ma la torta poi lo tenta
              e sul dolce lui si avventa.
              La sua tata è disperata:
              si è mangiato una frittata!
              E gli urla: "vieni via!
              Sta aspettandoci la zia!
              Non lo sai ma son le otto!
              Presto! Mettiti il giubbotto!"
              Il cinghiale è addolorato
              e si alza un po' affamato
              ma la tata sua amorosa
              gli regala una gassosa.
              Il cinghiale va di notte
              rotolando come botte.
              Composta martedì 15 gennaio 2019
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                Scritta da: Bernardo Panzeca
                in Poesie (Filastrocche)

                Sant'Antonio

                C'era una chiesa
                al centro del paese
                dove al suo interno
                viveva un Santo paterno.
                Ogni qualvolta
                Giugno arrivava
                quel gran sagrato
                veniva abbracciato.
                Erano tredici
                i giorni di festa
                tutti quanti
                toccavano le vesta.
                Era un Santo
                davvero amato
                con quel suo giglio
                veniva implorato.
                Gesù Bambino
                in braccio teneva
                che grande pace
                agli animi infondeva.
                Viva Sant'Antonio
                in coro gridavano
                quel giorno tredici
                tutti si rallegravano.
                Composta sabato 13 giugno 2020
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