Scritta da: betulla65

Oltre

Il volo dei gabbiani sorvolando onde in burrasca
oltre il luccichio del sole che specchia sull'acqua
all'orizzonte una linea scura a limitare l'oltre
che pare finire allo sguardo.
Ma nella mente l'oltre non si ferma
va oltre il pensiero va oltre lo sguardo
le stesse onde s'accorgono e indietreggiando
lasciano spazio alla sabbia dorata e bagnata come
a fare da cuscino al luccichio dell'oro che riflette.
Vanno oltre i profumi di un inverno che lascia
i gabbiani al loro destino
al loro mondo finalmente incontaminato.
vanno oltre i pensieri che si accontentano
dei ricordi di una stagione di vita.
Anonimo
Composta venerdì 4 gennaio 2013
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    Scritta da: Matteo Scabeni

    Tempo antico

    Quel tempo è passato,
    ma ancora fresco è il ricordo,
    lei, che dalla cattedra
    vedea ogni cosa
    dal minimo dettaglio
    al grande diserto,
    lei, che con piacere ascoltava
    i nostri tristi problemi.

    Il tempo antico
    ormai è passato e,
    quei dolci momenti,
    riviver non si potrà
    poiché il tempo tradisce
    e tristemente passa
    ripugnando il passato
    come in tradimento.

    Nel ripensare a ciò,
    la mente duole,
    gli occhi lacrimano,
    la bocca si tortura,
    e le tese membra
    richiamano il core
    per scaricare il dolore,
    solo la tensione sovrana governa.

    Oh, se potessimo
    tornare indietro a quel tempo
    oh, quando la tristezza rinchiusa
    prese il sopravvento
    né l'allegria, pura e dolente,
    né l'affetto, triste e caro,
    poterono ricucir una così
    aperta e rosea ferita.

    E, come d'autunno
    cadon le foglie e
    di esse l'anima muore
    scendendo lentamente
    sul freddo e umido suolo,

    anche noi, dalla distanza
    afflitti e uccisi nel profondo
    scendiamo nel baratro nero,
    dal quale salir si può
    solo ripensando a quel tempo antico...
    Anonimo
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      Scritta da: seilion

      Ipazia d'Alessandria

      Nata nella seconda metà del quarto secolo,
      avviata dal padre, rettore del Museo di Alessandria,
      stimato saggio, a capo della scuola della città,
      al sapere, alla cultura, alla spiritualità della vita,
      sacrificò la sua bellezza, la sua giovinezza, in cambio della saggezza.

      Ben presto divenne musa,
      della matematica, delle scienze, dell'astrologia,
      acuta divulgatrice, di Platone dell'ellenica filosofia,
      alla morte del padre, della scuola prese le briglia,
      con grazia si rivolgeva, a chiunque il suo verbo, voleva ascoltare.

      Amata, rispettata, chi da lei, traeva la conoscenza,
      odiata, disprezzata, chi in lei vedeva irriverenza,
      al cristianesimo nascente potenza,
      in quella vergine pagana, vedeva concorrenza.

      Cirillo dalla chiesa fatto santo, vescovo della città,
      della donna decretò la morte, con la più bieca atrocità,
      povera martire pagana, torturata, fatta a pezzi, bruciata nell'Agorà,
      come la sua amata biblioteca, in fumo se n'è andata.
      gb sileoni.
      Anonimo
      Composta sabato 1 dicembre 2012
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