Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Non c'è carne non c'è tempo nel tempo
di amianto.
L'ingegno è sempre l'ingegno.
La guerra dà il tempo, ha il tempo
della tecnica sullo spazio.
Commenta
Non c'è carne non c'è tempo nel tempo
di amianto.
L'ingegno è sempre l'ingegno.
La guerra dà il tempo, ha il tempo
della tecnica sullo spazio.
Ho tanta paura di
vederti...
toccarti...
morire
è passato troppo tempo
ma non ho mai smesso
di amarti nel mio silenzio!
Il canto allegro della Vita si fa sempre più lento nel mio cuore.
Una ninna nanna portata dalla freschezza lo avvolge, cullandolo dolcemente nella gioia dei suoi sogni.
Piano piano, il colori spariscono, coperti da una morbida coperta bianca che scende lieve, dono dal cielo, sopra di loro.
Li prega di tranquilizzarsi, perché per loro è arrivato il momento di dormire.
Dormire... i miei occhi si chiudono pesanti, lasciandomi fluttuare nella fantasia del mondo.
Com'è meravigliosa la pace.
Lui ritrova nella memoria
La ciocca di lei castana
Non par vero ma ti ricordi
Dei nostri due destini stanchi
Di boulevard de la Chapelle
Del bel Montmartre e di Auteuil
Me lo ricordo mormora lei
Il giorno che ho passato la tua soglia
Vi cadde come un autunno
La ciocca del mio ricordo
E la sorte di noi che ti stupisce
Si sposa al giorno che finisce.
In alto, in alto, nel çiel,
Dove una volta ai me veci,
E anca ai tui, Franco Lattes!,
Se mostrava el Signor,
Vola una cagna.
[...]
Alegri, dunque, compagni,
Alegro, Lattes!,
El progresso trionfa.
Vardando, o pensando, a una cagna,
Nò coremo quei ris-ci.
Amore
parola semplice...
luce e buio
felicità... disperazione...
Lamore non chiede
l amore vuole
razionale a volte...
tormento ed estasi
ma tutto vince l amore.
Desideriamo l amore
ma a volte si affronta con
paura e riluttanza.
É' aria fresca del mattino...
fuoco di passione ...
l amore si puo avere
non si deve incatenare...
Ma quando l amore chiama
gli rispondi sempre si.
Canto di un fuggiasco
Lento in cammino andavo eremo
Cercando pace dai gemiti
Che or la vallata ornan
E il core mio spauran.
Di lontan vidi sorger il Canchero
Mentre il buio e sì misera
E povera luce brillante
Il pensier mio reser cadente.
Gli occhi piangon e lenti gemono
Pel destin loro, avverso ordine
Di un leggiadro divin spirto.
E già è notte, e mi foggio irto.
Or mi ritrovo alla vigilia
Del dì temuto che or postero
Mi accompagnerà all'incontro
Col paese che più sarà uno scontro
E temo forte il morir languido
Che si propina or impossibile
Da esser cauto ingannato
E lento e insicuro superato.
Il freddo si sente quando arriva,
penetra attraverso l'anima
che si veste di ricordi
per ripararsi dal grande gelo
dell'ultima salita.
Le lacrime inciampano
tra le ferite donate e quelle subite
che restano incastrate tra una ruga e l'altra
di un'intera vita,
mentre le rughe contano gli anni,
sempre troppo pochi
quando si arriva in cima.
La vita ti percorre davanti,
un fotogramma dopo l'altro.
Si mescolano infinite emozioni,
soddisfazioni, dolore e qualche sorriso.
Spettatore rassegnato
in attesa dell'ultima scena
dinnanzi una pellicola
che nessuno potrà cancellare.
Mentre il freddo ti spezza l'anima
un malinconico sorriso
scriverà la parola Fine.
Gioia bella.
pe'te vedé
c'aggio fatto
nun può sapé!
Si putesse parlà stu core,
quanta cose vulesse di';
ma, chiagnenno pe' lu dulore,
io m' 'o scippo, pe' n' 'o sentì!
Napule e nenne belle,
addio v'avimm' 'a di'...
Sentite 'a retirata?
Ce n ' avimmo da trasi!
Dice 'a gente
parlanno 'e me,
ca si parto
mme scordo 'e te!
A 'sta gente stu core mio,
pe' risposta tu fa' vede',
e dincello ca, si part'io,
tiene mmano nu pigno 'e me.
Napule e nenne belle,
addio v' avimm' 'a di'...
Sentite 'a retirata?
Ce n ' avimmo da trasì!
Gioia bella,
te l'aggi' 'a di'
ca dimane
s'ha dda partì!
Statte bona, può sta sicura
c' 'a medaglia voglio turnà!
A stu core tiénece cura,
si nun torno nun 'o jettà!
Napule e nenne belle,
addio v'avimm' 'a di'...
Sentite 'a retirata?
Ce n avimmo da trasì!
Un antico Borgo
in mezzo ai monti,
sulla sponda del Grivò.
Pochi vecchi edifici
crollati da tempo,
altri messi a nuovo.
Resti di tre antichi mulini,
una vecchia fontana,
un ponte ad arco,
qualche casa ancora in sasso
e una Madonna per pregare.
Lì di fronte nonno,
con i tuoi capelli bianchi,
con le rughe in fronte,
i segni del trascorso
delle guerre passate,
seduto, raccontavi la tua storia.
Ora nulla è uguale,
nemmeno i volti,
turisti in vacanza
in cerca di pace.
Invariati sono solo i ricordi.
Ogni tanto" io"
a caccia di quei ricordi.
Stremiz...
Un cognome,
un Borgo.
Tante storie.
Per chi lo porta,
è un po' leggenda.