Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Stanca essere

Stanca essere, sentire duole, pensare distrugge.
A noi estranea, in noi e fuori,
precipita l'ora, e tutto in lei precipita.
Inutilmente l'anima lo piange.

A che serve? Che cos'è che deve servire?
Pallido abbozzo lieve
del sole d'inverno che sorride sul mio letto...
Vago sussurro breve.

Delle piccole voci con cui il mattino si sveglia,
della futile promessa del giorno,
morta sul nascere, nella speranza lontana e assurda
in cui l'anima confida.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Era aperta solo al tuo occhio
    quella Notte oscura:
    e dunque perché non li uccidesti
    avanti che uccidessero?

    I grandi deliravano
    In parate e uniformi
    E noi non capivamo.

    Aquile e svàstiche
    e canti di morte
    salmi e canti e benedizioni
    di reggimenti col teschio
    sui berretti neri
    sulle camice nere
    sui gagliardetti neri...

    E discorsi fin o all'urlo
    accanito delle folle d'Europa,
    della saggia e civilissima
    e cristiana Europa.

    Così abbiamo tutti cantato
    almeno una volta
    i canti della morte.

    L'inizio è sempre uguale:
    "Nostra è la Ragione"! E poi,
    l'esaltazione degli eroi.

    Poi le medaglie
    e le corone e i monumenti
    e i momenti del silenzio
    all'Altare della Patria.

    Dio, cosa costano gli eroi!
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Ascolto Istanbul

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      Spira una leggera brezza dapprima
      Lentamente oscillano
      Le foglie sugli alberi
      Da lontano, molto lontano
      I perenni trilli degli acquaioli
      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      E mentre passano gli uccelli
      A stormi e stridii dall'alto
      Le reti si ritirano dalle chiuse
      I piedi di una donna sfiorano l'acqua
      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      Sono freschi i bazar
      Allegro Mahmut pascià
      Pieni di colombi i cortili
      Pervengono battiti di martello dai bacini
      Dalla dolce brezza primaverile odori di sudore
      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      Ebbra di passati favori
      Una villa dalle darsena buie
      Fra il mugghio dell'acquietato scirocco
      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      Passa una fraschetta sul marciapiede
      Imprecazioni, motivetti, canzoni, frizzi
      Dalla sua mano cade qualcosa sul selciato
      Dev'essere una rosa
      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

      Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
      Ai suoi piedi si dibatte un uccello
      Non so se la tua fronte scotti o no
      Non so se le tue labbra siano umide o no
      Dietro i pistacchi nasce una luna candida
      Lo percepisco dai battiti del tuo cuore
      Ascolto Istanbul.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Non è tempo di scrivere e io non ho
        che il solco della penna e sotto il foglio.
        Un inchiostro facile, un dire fragile
        tra voci che confondono, che vanno.
        E questo è un anno che trattiene i giorni
        li lega al calendario. I volti stanno
        lì, per caso. Ci chiedono un appiglio,
        lo scompiglio di un'altra primavera.
        Quasi non ci fossero, come se
        svanissero. Sistemali per poco
        qui, con le parole. In qualche stanza
        chiusa, in una nuova sera. Una nicchia,
        e poi fermarli, e poi imparare a dirli,
        a riconoscerli dagli occhi almeno.
        Tu, punto a capo senza corpo. Tu
        rimedio dell'assenza, poesia.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Poesia a Gesù bambino

          Tu scendi dalle stelle, o re del cielo,
          e vieni in una grotta al freddo, al gelo;
          o Bambino mio divino,
          io ti vedo qui a tremar.
          O Dio beato,
          Ah, quanto ti costò l'avermi amato!

          A te che sei del mondo il creatore
          Mancano panni e fuoco, o mio Signore.
          Caro eletto pargoletto,
          quanto questa povertà
          più m'innamora!
          Giacché ti fece amor povero ancora.

          Tu lasci del tuo Padre il divin seno
          per venire a penar su questo fieno.
          Dolce amore del mio core,
          dove amor ti trasportò?
          O Gesù mio,
          per chi tanto patir? Per amor mio!

          Ma se fu tuo volere il tuo patire,
          perché vuoi pianger poi, perché vagire?
          Sposo mio, amato Dio,
          mio Gesù, t'intendo sì;
          ah, mio Signore,
          tu piangi non per duol, ma per amore.

          Tu piangi per vederti da me ingrato
          dopo sì grande amor sì poco amato.
          O diletto del mio petto,
          se già un tempo fu così,
          or te sol bramo.
          Caro, non pianger più; ch'io t'amo, io t'amo.

          Tu dormi, o Ninno mio; ma intanto il core
          non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore:
          deh! Mio bello e puro agnello,
          a che pensi? Dimmi su,
          oh amore immenso!
          A morire per te, rispondi io penso.

          Dunque a morir per me tu pensi, o Dio.
          E che altro amar fuori di te poss'io?
          O Maria, speranza mia,
          s'io poc'amo il tuo Gesù,
          non ti sdegnare;
          amalo tu per me, s'io nol so amare.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            I bambini di oggi hanno visto cose che
            Blade Runner non poteva neppure immaginare.
            Hanno visto le torri gemelle di Manhattan
            precipitare nel gorgo dei Pokemon.
            E hanno visto Dragonball -zeta sventolare
            un fazzoletto bianco prima di morire, perché
            un aereo si era infilzato sulla sua testa
            come il braccio di una croce.
            E mi domando che razza di uomini saranno
            quei bambini che hanno subìto allucinazioni così.
            Delle due l'una: o uomini fantastici, o schiavi.
            E io scommetto sulla prima.
            E ho nostalgia del futuro.
            Anche se io non ci sarò.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Non credermi se...

              Non credermi
              se ti dico vattene
              se escono dalla bocca parole "urlanti"
              piene di veleno
              come un fiume in piena
              senza ascoltare
              né il cuore né la ragione
              e pronte ad uccidere
              senza pietà.

              Non andartene
              se ferito parla l'orgoglio
              non andartene, resta
              perché, in realtà, ogni centimetro
              del mio cuore
              della mia anima
              della mia mente
              ti sta gridando resta.
              Composta nel settembre 2015
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