Scritta da: Oliviero Amandola
in Poesie (Poesie personali)
Il cielo negli occhi
Cade lenta la pioggia -
se fossero parole,
sarebbe perfetto
il silenzio dei grilli.
Composta nel 2014
Cade lenta la pioggia -
se fossero parole,
sarebbe perfetto
il silenzio dei grilli.
Quando impreviste parole
regalano gioia e stupore insieme,
volano lontano pensieri incontrollati
come aquiloni in balìa del vento,
oltrepassano quel monte che separa vecchie emozioni,
sfiorano il tuo viso stanco
come amorevoli carezze mai conosciute.
La ragione è violentata da mille perché,
mentre il profumo del biancospino
si spinge oltre i confini dell'impossibile.
Si erano spezzati teneri germogli
appena concepiti dalla primavera,
distacco blindato da un futuro crudele
che ha lasciato un segno indelebile
su due essenze provate dalla vita,
ma un giorno non lontano
su una nuvola vista mare,
troveranno una risposta a quei mille perché.
Amore mio
stanotte ho sognato di te
vestivi di amore e sussurravi
tenere parole
amore mio
che mio non sarai mai
affido a fogli sterili
i miei pensieri
per poi strapparli come vorrei dal cuore.
Anima mia
mio tormento
sii dolce in sogno
sii mio in quel momento.
Ci si abitua
a non averti qua
e non poterti baciare
o anche solo sfiorarti dolcemente.
Quanto coraggio per non vedere
per non sentire
quanto coraggio per capire
per perdonare
quanto coraggio ho?
Incommensurabile
immenso
infinito
non ho paura di nulla
vago alla ricerca di me
dove sono, dove sei
forse un giorno
ti troverò.
Vorrei innamorarmi di nuovo
una volta sola
respirare insieme a lui
sorridere solo perché c'è lui
abbracciare il sole
perché lui esiste
sentire il palpito delle rose
viaggiare su sentieri inesplorati
giocare con le luci dell'alba
non riuscire più a dormire
sapere che posso ancora
innamorarmi
una volta sola
come se avessi 15 anni
come se non dovesse mai finire.
Ti scrivo da un pensiero da te,
un pensiero che ci rende distanti.
La distanza fra noi l'hanno colmata gli altri
e si sono talmente impegnati
che non solo hanno riempito il vuoto
ma hanno costruito una montagna invalicabile.
Io di qua,
tu di là.
Condividiamo solo la poca luce che ci arriva da molto in alto.
Ed ogni volta che alzo gli occhi
spero che anche tu faccia lo stesso in quel momento.
Così almeno avremo qualcosa in comune.
E mi perdo
nello sconfinato colore senza eguali
girotondo vertiginoso e calma improvvisa.
D'incanto ed incantata
in una sfera trasformata
in mille colori senza tempo.
Mare che mi porti, trascini e mi culli.
Sabbia rodente,
sapore di mare.
Pelle bollente,
gabbiano schizzar via dal mare.
Odi canzoni di rondini,
al ritmo di onde,
balzar fuori dall'acqua due delfini
assaporare il gusto del mar.
Al tramontar del sole,
una nuova canzone,
gabbiani in fuga,
a volteggiare in aria in cerca
di quel che sarà un nuovo giorno anche per lei, tartaruga.
Incombe il pericolo
quando si ferma il battito ed il pulsar
della ragione
si manifesta
odio e povertà.
Troneggia tra le mura
nessun grido verrà ascoltato
uguale il fuori
visibile
ma non per questo
meno rabbioso
tutti sordi i passanti
regna l'indifferenza
che spietata li accoglie
umani inermi si sbracciano
e ridono nell'oblio
della paura
sanno che vita è breve
e non si chiedono
dove poter guarire il cuore
per rendere migliore
al prossimo
un attimo d'amore.