Scritta da: Rosanna Russo
in Poesie (Poesie personali)
Profetica Sibilla
E sfogli il sacro libro
quasi con stanco agire,
senza timore alcuno,
tu assisa tra i veggenti
profetica sibilla.
Composta lunedì 28 settembre 2015
E sfogli il sacro libro
quasi con stanco agire,
senza timore alcuno,
tu assisa tra i veggenti
profetica sibilla.
Ora è bruma nel bosco,
e tra le opache nebbie
un silenzio ricopre
i fremiti di foglie.
Alle docili masse conformiste
condizionate da propagande mediatiche
il male risiede sempre altrove,
molto lontano dalla propria casa.
L'inquietante realtà del presente
rimane l'apatica indifferenza umana,
gente apparentemente perbene
non s'indigna più di nulla,
se non per ipocrita spirito
in una conversazione sociale.
La violenza dell'uomo esiste soltanto
al cinema o in qualche giornale.
Non tutti gli spiriti turbati
vivono d'interessi personali,
non si adeguano ai taciti dogmi
della mentalità dominante,
alcuni coraggiosi osano trasgredire,
rispettando la libertà altrui
realizzano il proprio sé
cambiando il mondo!
Nel frattempo esisto
e disto anni luce
dalla verità.
Giro intorno al problema
senza risolvermi
ostaggio di un falso io
che sequestra anche i vostri intenti.
Istanti di sopravvivenza
o canto disarticolato,
in avanzato stato di costernazione
eleggo il prossimo messia.
In regia un villano di nome profitto
nei cassetti il sogno di un altro conflitto.
Gravitano intorno al problema
senza risponderne
retaggio di un falso dio
che ci ammaestra da fin troppi lustri.
Precocemente estinto,
cerebralmente avvinto
della teoria di Thomas
ne esercito l'effetto in ogni mio difetto,
svilendo forme di vita indipendenti
delegando novelli Vashna
a fare chiarezza al posto mio.
Presagivo una giornata strampalata;
vento e pioggia entrarono all'alba,
fuori, un tormentato movimento nei capelli,
larghe lacrime sul viso,
eppur dovevo andare e, andai.
Alzai lo sguardo: nuvole muscolose,
arrangiate ad arte, spopolavano.
M'inchinai a raccogliere le chiavi,
mi sfuggirono di nuovo, saltando.
Scappai, imbroccando un sasso,
la fretta sfrecciò ostile in ogni direzione,
costrinsi il tempo ad un ritmo personale.
Finalmente la tregua: dovevo mangiare!.
Scalai con l'auto un ponte,
poi scesi il pendio,
srotolai vicino ad una faggeta di alta e robusta quiete.
A ridosso delle quattordici, arrivai.
Un'amica m'aspettava dietro ai fornelli,
e con lei, il suo pappagallo Cacatua.
Mi scrutò con la cresta dritta, spiumandosi,
squarciando l'aria con un verso infame,
lasciando al trespolo una piuma bianca.
"Sei troppo dura con lui, non vedi che soffre?, fagli una coccola, sii buona!".
"Dopo mangiato, risposi franca, ora ho lo stomaco in rivolta, sono proprio storta".
Ma, nel mentre, mi svolazzò sulla spalla,
in un soffio mi beccò l'orecchio: un male maledetto!.
Inviperita, sbottai verso il pennuto,
sbattuto in petto alla mia amica che,
lo salvò brandendo la forchetta:
"Guai se lo tocchi cattiva che non sei altro!".
Scintille di luce, nel nostro sentimento interiore,
che riempie il cuore e gli occhi,
l'autunno con i suoi struggenti colori!
Malinconica gioia che avvolge, gli alberi cambiano,
nel mormoreggiare, stormire, sussurrare del ruscello,
melodiose le sue parole, nel silenzio di un crepuscolo umido,
nel luccichio delle foglie gialle e rosse, che il vento trasporta,
nella loro silenziosa emozione, lasciano il ramo per sempre,
esalano l'ultimo respiro, dopo la loro breve e intensa vita,
diventeranno poltiglia sotto i temporali autunnali.
Per noi,
che abbiamo finito la scuola
non concludendo granché,
senza un lavoro,
ma con tanta voglia di lavorare,
pur di sentirci appagati
per portare a casa un po' di soldi.
Per noi,
che la sera andiamo a dormire
con accanto la speranza
di risvegliarci per andare a lavorare,
e che la crisi
sia stata solo un incubo,
ma quando ci svegliamo
il vero incubo regna nella nostra casa
e la tristezza prende il sopravvento.
La sera andiamo alla ricerca di un lavoro,
ci facciamo avanti, con assai coraggio,
andiamo ovunque e domandiamo chiunque,
ma le risposte son sempre le stesse...
Qualcuno di noi ha regalato l'anima,
ha investito, ha fatto il possibile
per trovare un lavoro, ma niente da fare...
Qualcuno di noi è arrivato perfino a suicidarsi,
dando forti e traumatici dolori
alle famiglie, agli amici e al paese.
E FORSE CHI POTREBBE AIUTARCI
È SEDUTO SULLA SUA POLTRONA DI PLATINO
A CONTARE IL SUO STIPENDIO.
Chissà cosa ci riserverà il futuro,
ma noi in fondo abbiamo paura del futuro,
non possiamo continuare così.
Per favore, dio aiutaci tu,
oppure tu nostro destino,
auspichiamo in voi,
la speranza è l'unica vera compagna
che c'è rimasta.
Oh madre! Oh padre!
Quanto avrei voluto avere una famiglia,
non per comperare la miglior casa
e nemmeno per gettare sfarzo
sui miei figli o su mia moglie,
ma per pura felicità
e per farvi sentire ancor più fieri di me.
Mi spiace che tutto questo non sia possibile,
piango sovente assieme al mio cuor ferito.
Nessuno bussa alla mia porta,
che stranezza!
Eppure io come tanti altri
busso spesso alle porte altrui.
Aiutiamoci reciprocamente compagni.
Aiuto, anche noi soffriamo
e vogliamo vederci realizzati.
Ho una casa sul mare,
che porto sempre con me.
La tengo nella tasca sinistra della giacca da vivo,
nella destra ho la chiave.
Quando il mare è brutto
la tasca si bagna.
Distendo la giacca da vivo ai fili da panni del giardino della casa sul mare.
Nelle mie condizioni
è un peso che mi costa molto portare
e mi capita sempre più spesso di dovermi fermare,
disteso a riprendere fiato nella stanza più buia della mia casa sul mare.
Ad aspettare
che si attenui il dolore che mi dà la mia larga ferita nel cuore.
Aveva due chiavi di casa la nostra casa sul mare.
Ho seppellito la tua,
perché tu non possa trovarla
perché tu non possa tornare.
Anche se a te per entrare non serve la chiave.
Lo sento
quando mi stendo sul letto e ti lascio sfogare,
mia larga ed eterna ferita nel cuore.
Noi due
soli, in piedi ci baciamo contro il muro
della notte.
Quando il silenzio
si impadronisce della notte,
i ricordi pronunciano il tuo nome,
quando nella mia testa risuona
il pensiero di te,
capisco che ti amo ancora,
e finché la saggezza mi tradirà,
l'eterno di noi
non avrà mai fine
perché so,
che dovunque tu sia
l'amore per te
rimarrà in quel segreto
che il silenzio
non osa nascondere.