Scritta da: L. Orlandi
in Poesie (Poesie personali)
Triste ascesa
L'amarezza sale dalle radici
e suscita nel cuore uno scoppio
che sposta le fronde;
domani di cemento sarà il cielo.
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L'amarezza sale dalle radici
e suscita nel cuore uno scoppio
che sposta le fronde;
domani di cemento sarà il cielo.
Il cielo di novembre
limpido azzurro e chiaro,
frizzante ma non raro,
invita a rallegrar,
ma la stracolma mente
l'immagine cancella
e non muove favella
in giorno da gustar...
Le foglie variopinte
ornano lunghi rami
con fievoli ricami
i raggi a catturar,
ma il nero dei pensieri
che nella mente gira
il bello non attira
nel triste girellar.
Cosa resta di voci
nel futuro a voi precluso
e per noi che restiamo
ormai compromesso
Che rimane di risate
pensieri e paure
di speranze e sogni
Resta una giovinezza
che rimane eterna
indelebile su volti che più avranno
sorrisi, lacrime, rossore
e si consumeranno
mentre, impressi su foto,
nel passar di stagioni sbiadiranno
Quell'istante
dove tutto è finito
segna un tempo
su un orologio senza ore
Dove siete, dove saremo
quando l'ultimo soffio
svanirà, lasciando solo
memorie, immagini fissate
in un'epoca trascorsa
archiviata nel presente
di un ricordo che vive.
Ti vedo volare
vicino alla mia terrazza
e vorrei fermarti.
Ma tu hai sempre fretta,
come la mamma,
come il papà.
Ma possibile che
abbiate sempre tutti fretta?
Io vorrei parlare con te,
fermarti un poco.
Stammi a sentire.
Come il tanto è nulla,
nulla è l'ignoranza,
lontano dalla conoscenza,
perduta e smarrita,
per vie e sapienze.
Scendo, stamani, altri mille passi
dal suono ormai metallico,
corro e fuggo sul carro del bestiame,
è mattino, e non ci sei.
Risalgo, verso il quotidiano Purgatorio,
ignaro delle mie pene da scontare,
corro, cado e mi dispero,
non distinguo il falso dal vero.
Corre il giorno ma corre piano,
un pezzo di vita vola lontano,
il mio appoggio è ora un corrimano.
Ridiscendo all'Inferno, al carro di bestiame,
risalgo, eccole, pensiline di ferro e rame,
e lontano il rumore usato d'altre vite grame.
Abbassa il tuo sguardo, Dio.
Guarda quanto accade oggi
dalla prospettiva dei nostri occhi
e osserva i morti riversi a terra.
Illumina dal basso, più da vicino,
tutto il tempo e lo spazio che serve
a consumare, a vivere pienamente
ogni respiro che ci hai donato.
Guardaci dentro standoci di fronte,
dalla prospettiva di chi ci sta davanti.
Guardati dentro stando dentro di noi,
spiegaci perché speranza e storia non fanno rima
e decidi che fare di chi ti uccide in tuo nome.
Ssssh... non confondermi.
È rumorosa la mia malinconia.
Inquieta, fervida la fantasia
scorre,
colma e leviga i vuoti miei.
Nella notte mi dici "ancora", tu...
mai satolla d'ogni lacrima versata.
E cerco allora il cielo,
che trapassi il muro intorno
e mi rivesta d'immenso.
Ti sento viva, dentro me.
Con intenso battito
mi sconquassi al centro.
Lasciami, ti prego.
Ho l'ali spezzate.
L'ho per ora custodite
con sigillo non sicuro.
M'hai rubato tu la chiave,
meschina, e non sai
che non l'ho mai voluta usare...
non son perdente,
sei solo un silente rifugio.
Resta lì, non mi toccare:
sono aria e sangue,
inchiostro e pioggia,
profumo e fango...
tornerò a volare.
Per guardare ancora il cielo
Ho soffiato via le nuvole
Elettrico è il sentiero
Non credo nei miracoli
Seguirti fino al limite
Ricercherò il tuo passo
Nel mondo che hai plasmato
Non vedo più i tuoi occhi
Mi prendo il tuo coraggio
Accarezzandomi i ricordi
Cercando di incontrarti
Nei miei attimi felici
Sei l'impercettibile
Che di solito non vedo
Ma sento spesso accanto
Che accompagna il mio pensiero
Vorrei essere vento
Così forte da spazzare
Dalle anime corrotte
L'odio nero di catrame.
Qualcuno vuole piegarci al proprio volere
Quel qualcuno si fa scudo di un Dio
Qualcuno aspetta la nostra testa china implorante pietà.
Non conosce la pietà
Non conosce Dio
Non ha un Dio se non se stesso.