Poesie personali


Scritta da: Sabrina
in Poesie (Poesie personali)

Vorrei...

Vorrei...
volare sulle ali del vento,
dominare la vita
e le leggi del tempo.
Avere certezza di un domani migliore
per aspettar lieta
mentre scorron le ore.
E vedere il sorriso
dominare la vita,
raccogliere i frutti
di sacrifici e dolori,
abbracciare l'amore
continuare a volare
senza paura
di soffrire e cadere.
Vorrei...
salire sopra le nubi,
sfiorare il cielo il sole e la luna,
capire le leggi
che muovon la vita
e gioire perché
la sofferenza è finita.
Vorrei...
riuscire a donare
gioia, sorrisi e amore
per vincer la notte,
la nebbia e il dolore.
Composta sabato 22 ottobre 2016
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    Scritta da: Stefano Amoroso
    in Poesie (Poesie personali)

    L'ansia

    È l'ansia
    a non darti voce,
    a renderti prigioniero,
    ad opprimerti i sensi,
    a rubare momenti alla vita.
    È l'ansia,
    a rendere accecante la luce del sole,
    opprimente il buio della notte,
    soffocante l'aria che respiri.
    È l'ansia,
    a rendere lontane,
    le mete da raggiungere,
    infinite,
    le distanze da percorrere,
    fermo,
    il tempo delle attese
    è l'ansia,
    a insinuarsi prepotente e parassita,
    nel trascorrere veloce della tua vita,
    lei,
    taciuta e meschina ladra di te stesso, vigliacca,
    ed opportunista che ad altri,
    sai mostrar forme diverse.
    È l'ansia,
    che impone il suo volere al tuo cuore,
    che ti rapisce il fiato prima di incominciare a correre.
    È l'ansia,
    a decider sei sazio,
    se hai gioia,
    se hai dolore.
    È l'ansia,
    a godere della tua esistenza, delle tue emozioni,
    ad essere protagonista nella malattia.
    È l'ansia,
    la compagna fedele e lo sarà tale fino al giorno in cui la gentil morte,
    chiederà permesso ad essa, di lasciarti libero,
    di andare...
    io, ho paura solo di me stesso dell'ansia.
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      Scritta da: Stefano Medel
      in Poesie (Poesie personali)

      La difficile strada dell'amore

      Trovare amore,
      ricevere e dare sentimento,
      è raro
      è difficile,
      in un mondo come questo;
      nella fantasia e nei romanzi è facile,
      ma nella realtà,
      non tutti hanno molte occasioni
      per amare;
      e poi molte chance,
      si smarriscono,
      non si colgono,
      non si ha tempo,
      o voglia,
      o i soldi
      per farlo;
      il cammino per trovare l'amore,
      è lungo e impervio,
      in questo mondo;
      l'amore lo si prende dove lo si trova,
      e i momenti non sono tanti;
      di autobus ce ne sono pochi,
      e quando li perdi,
      rimani solo.
      Composta domenica 23 ottobre 2016
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        in Poesie (Poesie personali)

        Stasi

        Stesi a guardare me e te,
        distesi ad osservare le stelle.
        Fu come se stessi lì,
        nel nostro passato
        che non torna più.
        E in un attimo fu stasi.
        Immobile.
        Solo una lacrima
        si distendeva prepotente
        sul mio viso.

        Tornai al treno
        che trasportava anime in fuga.
        E ancora fuggii.

        E fu stasi,
        quando ripensai alla prima volta
        che mi toccasti,
        il tempo si fermò;
        trattenni il respiro,
        l'universo smise di girare,
        per accogliere me e te.

        Per sempre ti ricorderò
        come stasi.
        Come l'ultimo respiro prima di scoppiare.
        Come l'attimo che precede l'arcobaleno.
        Come la speranza,
        prima di essere infranta.
        Sarai l'attimo
        in cui tutto svanisce, pur restando tale.
        Il momento in cui la speranza arriva all'apice.
        La punta prima della discesa.
        Sarai il mio attimo di stasi,
        sino alla fine del miei giorni.
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          Scritta da: Salvatore Tortora
          in Poesie (Poesie personali)

          Il muro

          Guardo il muro
          alto e possente
          davanti a me.
          Gli do un pugno
          ma esso non ne risente
          mentre dalla mia
          fragile mano
          di uomo
          scende la linfa
          che scorre
          nelle mie vene.
          Noto subito
          una piccola crepa
          nelle alte mura.
          Prendo un martello
          di duro ferro
          e raccolte le forze
          che mi son rimaste
          in corpo
          colpisco il mio silenzioso
          e inespressivo nemico.
          Un tonfo
          poi altri rumori
          che si susseguono
          veloci come
          i canti dei grilli
          nelle notti estive.
          Il muro è crollato!
          Faccio un passo
          oltre le macerie
          e vedo il volto
          di mio fratello.
          Figli della stessa madre,
          avente il mio
          stesso sangue
          nelle vene,
          avente il sangue
          degli uomini
          che son morti
          uccisi da altri uomini
          perché di idee diverse.
          Represso nel corpo
          e nello spirito
          mio fratello mi guarda
          con occhi spenti.
          Forse non riconosce
          un suo consanguineo?
          Mentre dietro di me
          altri miei fratelli
          fanno crollare
          altri punti
          dell'alto muro.
          Mi avvicino a lui
          gli prendo le mani
          e le porto
          al mio volto.
          I suoi occhi
          fissi nel vuoto
          sembrano stelle
          ormai spente
          nella volta celeste.
          Altri come il mio
          fratello perduto
          hanno la stessa reazione
          con i propri compagni
          ritrovati dopo tanto tempo.
          Un mio urlo potente
          sembra svegliare
          per un attimo
          il mio mite fratello
          da quel sonno indotto
          da spietati aguzzini.
          Mi guarda negli occhi
          e riconosco per un momento
          quel fuoco ardente,
          simbolo di vita, bruciare
          ancora una volta.
          Poi cade a terra
          le gambe più non reggono
          il peso della disperazione
          messo sulle sue spalle
          da squallidi individui.
          Sputa un fiotto
          di sangue scarlatto
          che sporca il mio abito.
          Prendo la mia giacca
          e la poso su quelle
          che un tempo
          erano spalle forti.
          Mi abbasso
          e mi siedo anch'io
          sulle ginocchia.
          Avviciniamo le nostre fronti
          e ci guardiamo
          negli occhi.
          Calde lacrime
          scorrono
          sul suo scarno viso
          e lo stesso succede a me
          dopo qualche secondo
          passato a guardare
          il mio adorato fratello.
          Poi il suo respiro
          d'un tratto si ferma
          e rilascia su di me
          ii suo ultimo
          alito di vita
          pronunciando per la prima
          e ultima volta
          il mio nome.
          Si stende su un fianco
          in modo quasi elegante
          come se la morte
          gli stesse dando sollievo.
          Guardo il suo corpo,
          inorridito, poiché vedo
          i segni delle torture
          che quelle bestie
          gli hanno inferto.
          Oggi un altro
          dei miei fratelli
          è morto.
          Il silenzio riecheggia
          nello sterminato campo.
          Composta venerdì 21 ottobre 2016
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