L'attimo di te
Scendesti le scale con fretta,
la mano tra i capelli,
un ritocco al vestito
un saluto ai presenti
e poi uno sguardo...
il tempo si fermò
il quadro ebbe una cornice.
Composta martedì 22 agosto 2000
Scendesti le scale con fretta,
la mano tra i capelli,
un ritocco al vestito
un saluto ai presenti
e poi uno sguardo...
il tempo si fermò
il quadro ebbe una cornice.
Sei l'illusione di un incontro
da riporre sorridendo
nel carnet dei giorni belli
Sei il ricordo di un risveglio
quelli lunghi da gustare
nel saperti ancora accanto
Sei la pelle tra le dita
che ha cantato nell'amore
un sospiro che mi sfugge
sussurrandomi di te.
Un amore non ricambiato
è destinato a soccombere!
Ma con forza e pazienza
dalle sue ceneri potrebbe risorgere
una stupenda amicizia...
Come l'araba fenice
che in punto di morte
avrebbe tanto voluto,
ma purtroppo non ha potuto,
raggiungere quell'orizzonte
che intravide in lontananza
ma non ci riuscii, poiché
le è stata tolto anche l'ultima speranza
per colpa delle sue ali ormai lacerate
che necessitavano di cure,
cure che non furono mai date.
Fin quando la sopraggiunse
inevitabilmente la sua sorte...
Ma quando la fenice
dalle sue ceneri risorse,
fu pronta per spiccare un altro volo
in cieli inesplorati,
magari non quelli
precedentemente sperati,
voluti, ambiti, desiderati,
ma scoprii che erano
altrettanto meravigliosi,
immensi, sconfinati.
Pronta per riiniziare
una nuova avventura,
ritrovando la forza
di viaggiare, volare, sognare,
senza più essere afflitto
da quella precedente anima impura.
Aspetto e sogno,
in (im)paziente attesa,
Mirabile pace.
In silenzio osservo
lo scorrer del tempo,
Cristallina trasparenza.
Ormai nulla può smuovere
il mio fragile sentire.
Forza soave.
Nella quiete più vera,
mi agito quieta.
Imperturbabile agitazione.
In questa luce scura,
in questa sera malata,
pezzi di me avanzano.
Cerco violentemente:
odori, sapori, sensi.
Cerco vita e sento morte.
In questa luce scura,
in questa sera malata,
s'aprono tristi percorsi.
Margini della viuzza
sorridono per vivere,
vendere odori e sensi.
In questa luce scura,
in questa sera malata,
si compie solitudine e abbandono.
In cambio di sorrisi,
dolce e amaro, il mio.
Ancora vuoti passi soli
in questa sera malata,
in questa luce oscura.
Dinanzi a te sono sempre un perdente
ripongo le armi
non ho più voglia di ferirmi.
Taccio e ascolto
il rumore dell'aria
che fende brandelli di carne.
Nulla è più dovuto.
Il tempo gela ogni
misera speranza
Nel rancore è riflessa
la mia anima inquieta.
Nulla è più certo.
Le radici spezzate.
Dovrei capire
il non detto
l'inespresso celato
in angusti rifugi
che non sono più casa.
Perso è per sempre
l'ineffabile laccio
un tempo legame
oggi catena
che stringe l'anima
esausta che assapora
l'amara sconfitta.
Tutto è perduto
ripongo le armi
nessun armistizio
sono solo
sconfitto.
Se cerchi la fortuna lascia stare gli amuleti
Se cerchi la verità lascia stare i preti
Diffida di ancor man e pontefici
di opinionisti e politici
Lascia stare esempi da copertina
Non invidiare il vip e la ballerina
Diffida del circo e della corrida
Di chi urla coraggio e fugge la sfida
Strappati di dosso il clamore
Ritrova colore e calore
Non vergognarti di sorridere
Non aver paura di percorrere
Non disdegnare la novità
Non finire in parità
Nessuno ti aspetta
Non avere fretta.
Ho sognato di te.
Sai che sono veri i sogni?
È tardi per prendere le tue mani,
ora sono rami.
Sei tornato alla terra
da lì che tu venivi.
Rosso carminio i tuo soffio,
quando mi aliti.
I tuoi occhi mi guidano,
sono colori su sfondo nero.
I miei passi di velluto,
sono il tuo sguardo d'autunno.
Né vita, né morte,
né stagioni sono cambiati
nel lungo cammino, e nel breve l'arrivo.
Ti ricordi di me?
Ora ombre sovrastano la mia di ombra,
ma nell'alba del giorno
ti cerco ancora.
Fiori secchi, fiori oscuri e chiari,
alzano i petali verso il mare.
Rumore calmo e onde nervose del vento,
sbattono contro il mio alito di sale.
Silenzioso universo in agguato,
per attirare le anime in pena.
Fantomatici rami di alberi,
aprono le mani,
ore lunghe, ora corte.
Comunicazione visiva,
non ci sono più versi, né parole,
enormi masse nere,
si appoggiano sulla terra stanca,
vecchia terra bagnata,
dalle lacrime versate,
dalla gente che ora non c'è,
ma è esistita una volta.
Mostrami il tuo volto
incollato sulla sabbia.
Ti conosco come essenza delicata,
per non soffrire in questa sera festosa.
Non è domani che era ieri,
ma è il presente,
che è in cerca del tempo,
che è presente.
Lo vedo svanire nell'inafferabile,
spessore trasparente
di un granello di sabbia.