Poesie personali


Scritta da: Elisa Cassinelli
in Poesie (Poesie personali)

Maschera

Le foglie cadono
come macigni su di me
coprono le lacrime
le seppelliscono
dietro una maschera
coprono gli occhi stanchi
i segni di una lotta
si posano sui sogni
sui turbamenti
sulle mille smorfie
che il tempo ha reso statiche
immortalate
per sempre
come segni di un vissuto
che nascondi
dietro la tua maschera di foglie.
Composta lunedì 14 dicembre 2009
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    Scritta da: Elisa Cassinelli
    in Poesie (Poesie personali)

    Sono ancora qua

    Sorridendo con il cuore in gola,
    con la certezza di ciò che si prova,
    navigando tra i ricordi
    di un mare oramai lontano.
    Il coraggio a volte manca
    ma di mollare non se ne parla.
    Mi sorreggo tra i pianti
    di un passato che non riesco a dimenticare
    perché le parole a volte fanno troppo male.
    E così vado avanti
    ma in realtà
    sono sempre qua
    tra i dolori
    tra le gioie
    tra le paure
    tra i colori
    e tra gli acquazzoni
    tra le speranze
    tra le parole
    tra i silenzi
    tra i giorni vuoti.
    Sono qua e non me ne vado.
    Composta lunedì 14 dicembre 2009
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      Scritta da: Elisa Cassinelli
      in Poesie (Poesie personali)

      Andare avanti

      Alzarsi e camminare,
      nel buio di questa notte
      con le mani attorno al cuore
      che lo stringono in un sogno
      troppo breve ma così profondo.
      Lascio cadere il mio respiro
      provo a toccare l'infinito
      cerco un motivo per rischiare
      e mi chiedo: perché non sperare?
      Guardo il cielo e sorrido
      infondo il mondo non è ancora finito.
      Composta lunedì 14 dicembre 2009
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        Scritta da: Danut Gradinaru
        in Poesie (Poesie personali)

        Il ruggito

        Sono solo un branco di leoni affamati che vogliono diventare Re
        Strappare le corone delle meraviglie al mondo.
        Ruggire per essere ascoltati dalla folla agitata
        e far tremare come le foglie dal suono del vento tempestivo
        anche le più ficcate radici emerse nella terra solitaria.

        Non sanno che nella selvatica giungla
        si possono perdere anche le più alte teste
        atrate nell'inganno dagli occhi turbolenti
        dalle lingue affilate dei serpenti più scaltri
        che lasciano il loro veleno in ogni morso.

        Loro vivono il presente e dimenticano il passato
        nei grandiosi sogni del proprio interesse
        e nell'entusiasmo non pensano al futuro
        che sia allontanato delle sue vecchie tracce,
        abbandonate ombre e fragile speranze.
        Composta giovedì 3 dicembre 2009
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          Scritta da: sabbianera89
          in Poesie (Poesie personali)

          Il peso della leggerezza

          Se prendi la sabbia fra le tue mani lisce,
          le apri delicatamente
          e scorre
          una cascata d'oro dalle tue dita
          affusolate,
          rimarrà sospeso qualche granello fra le tue mani,
          ora
          ruvide,
          sulla tua pelle.
          Se soffi la polvere sullo scaffale della vita,
          o passi un dito ballerino per sfiorarlo,
          rimarranno piccoli residui fra le tue mani,
          ora
          grigie,
          sulla tua pelle.
          Se fai le bolle di sapone,
          e le segui mentre volano
          sul cielo
          e si rincorrono
          tra i muri dell'aria
          ma poi un sussulto,
          l'acqua ricade,
          e qualche goccia insaponata
          precipita,
          rimarranno flebili ombre d'acqua fra le tue mani,
          ora
          bagnate,
          sulla tua pelle.
          Questa è la leggerezza?
          Se svuoti d'aria il tuo corpo
          per permettere ad un palloncino
          di volare,
          di raggiungere le stelle,
          e d'un tratto quel rosso
          più non vedi,
          rimarrà solo il ricordo fra le tue mani,
          ora
          sole,
          sulla tua pelle.
          Questa è la leggerezza?
          Eppure che fatica nel soffiare,
          che debolezza nel corpo,
          che vertigini!
          La pelle consumata.
          Questo è il peso
          della leggerezza?
          Composta lunedì 2 giugno 2008
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            Scritta da: laura74
            in Poesie (Poesie personali)

            Dipinti dal destino

            Ti sognavo, ma non ti conoscevo

            ti desideravo, ma ancora non comprendevo
            ti cercavo in ogni dove come in un continuo ascolto

            chi sarai? Che volto avrai? Come... ti riconoscerò.

            Giunse l'inverno, quel Dicembre cupo e freddo non assopì
            il mio entusiasmo:

            ti cercavo non sapendo che eri già dentro di me.

            Le anime si rincorrono tra i venti gelidi come Angeli
            volano alti senza cadere, ti osservano non si fan vedere e poi...

            accade quasi per caso, sono li davanti a te... così sei apparso tu: all'improvviso.

            Il sole avvolgeva tutto il tuo splendore, il tuo sguardo mi colse,

            come il fulmine un albero nel temporale... arde la folgore divampata!

            Il tempo si ferma
            i nostri sguardi sono dentro l'arcobaleno delle nostre anime
            tutto è luce intorno a noi
            in quell'attimo di eternità ti ho riconosciuto... Primo Amore

            Il Destino ci ha congiunti, in una cornice ci ha dipinti
            col mistero di noi ci ha incantati e all'Amore ci ha iniziati.

            Era tutto chiuso nella nostra stanza, il Nostro Amore...
            con sogni alle pareti, porte aperte al nostro cuore
            e finestre come occhi volti verso il divenire.

            Era una danza conturbante, il Nostro Amore
            ci ha storditi, impauriti, separati, il Nostro Amore.

            Ghiaccio nel cuore che brucia l'anima
            onda del mare che s'infrange impavida
            conchiglie sulla sabbia
            un bucaneve che brilla al sole...

            primo amore.
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              Scritta da: Sandro Boni
              in Poesie (Poesie personali)
              Ad occhi chiusi, un respiro
              lungo e affaticato come la noia
              paura stupore livore delirio
              e t'allontano, io, scoria
              vagante tra fibre intessute
              che tramandosi fanno storia (baldoria).
              Indifferente che siano gelate
              le mani, il cuore o il naso:
              soltanto ombre proiettate
              su un teatro troppo vasto
              con spettatori non paganti
              seduti su poltrone di raso
              (intenti a consumare il loro pasto).
              Ti chiamo. Non mi senti
              o non vuoi farlo. Ti capisco.
              Rimangono sempre affranti
              i desideri. Non abbiamo un fischio
              per ritrovarci tra la folla
              indifferente verso il rischio
              di smarrirsi: e a te mi incolla
              inoppugnabile nostalgica vitale
              energia selvatica (cromatica) che in un'ampolla
              m'accingo a conservare come sale
              prezioso per farmi rimarginare, riemarginare.
              Composta nel novembre 2008
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                Scritta da: Sandro Boni
                in Poesie (Poesie personali)
                Inutili come spiegazioni
                mai chieste e mai dovute
                rimangono diluite le azioni
                nelle vite ancora incompiute
                prese nel vortice perplesso
                di emozioni forti, nude:
                non è facile né complesso
                assaltare il cielo, per la vetta
                inarrivabile basta un passo
                dopo un altro, cauto o di fretta
                quella fretta che è sempre
                motivo di ritardo nella stretta
                del devi fare, cinge le tempie
                e attorciglia lo stomaco;
                eppure che meraviglia ti riempie.
                Sfarina dalle labbra color indaco
                qualche parola inerme e avara
                -infingardaggine di capocomico-
                che ti schiude, indecifrabile perla rara,
                nella perfezione di un numero primo
                disperatamente autarchico nella sua tara.
                Tu, favoletta della buonanotte
                raccontata ad un bambino
                con un bacetto sulla fronte.
                Composta nel ottobre 2008
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                  Scritta da: Sandro Boni
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Risposta in forma di trittico

                  Qualche parolina gettata
                  non muta il reale, scrivesti.
                  Ruvida malinconia inconsolata
                  e inconsolabile: siamo onesti
                  eppure bluffiamo impuniti
                  e dorati facendoci testi
                  di noi stessi, chiusi e triti
                  d'indefessa paura ostinata
                  nel bello nel brutto nelle liti.
                  Come matita solo se temperata
                  confessa l'integrità dell'interno
                  intimo, tu sei. Ed è mutata
                  già un poco quella realtà d'inferno
                  che scruti combatti risparmi
                  come la formica fa lesta d'inverno
                  con le provviste. Parole come armi
                  quelle usate a fare da maschera
                  di cera di carta di foglie di rami
                  parole che tu, intelligenza prospera
                  di stupita e affacendata gioia,
                  regali a me come dalla costola
                  d'un uomo un tale creò la storia.
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