Poesie personali


Scritta da: Alessandro Oteri
in Poesie (Poesie personali)

Vita Carnevale

Vivo questo carnevale,
Da mille maschere guardato,
Un nebbioso vociare,
Un altezzoso giudicare,
Brucia la mia maschera,
Cerco di strapparla,
Ma ormai è il viso stesso,
La mia rabbia con lacrime parla,
Tra mille maschere,
Solo io conosco il vero me stesso,
Tra mille maschere,
Sono solo.
Composta lunedì 14 dicembre 2009
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    Scritta da: Alessandro Oteri
    in Poesie (Poesie personali)

    Schiavi del nostro genio perverso

    La testa china e gli occhi fissi,
    Tutto gira veloce,
    Un senso di nausea e infinito tremore,
    La più orrida morte ci attira,
    Il genio perverso che in noi alberga ci obbliga,
    Tenendoci in catene ci parla,
    Da esse ci libererà solo se assecondato,
    Sappiamo che mente,
    Per questo lo ascoltiamo,
    Dovremmo tornare indietro,
    Per questo avanziamo,
    Non dovremmo essere lì,
    Per questo non ce ne andiamo,
    Non dovremmo guardare giù,
    Per questo fissiamo il baratro,
    Non dovremmo desiderare di cadere,
    Per questo ci lanciamo.
    Composta lunedì 14 dicembre 2009
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      Scritta da: Alessandro Oteri
      in Poesie (Poesie personali)

      L'ultimo lampo

      Inseguo il buio,
      Scappo dal silenzio,
      Tremo al sentir le sue domande,

      Inseguo il buio,
      Scappo da me stesso,
      Temo di sentir le mie risposte,

      Inseguo il buio,
      Scappo da questa vita,
      Tuona un colpo nella notte.
      Composta lunedì 14 dicembre 2009
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        Scritta da: Age
        in Poesie (Poesie personali)

        Scarpe

        Ci sono immagini che la memoria muta, confonde, ma non riesce a cancellare:
        Auschwitz e orizzonti di filo spinato; colline di scarpe abbandonate.
        In un mosaico di tetri colori, sbiadite dal sole, la pioggia, la cenere
        dormono sonni inquieti, evocano fantasmi che non possono gridare.

        Restano immobili nel mare di pelle e cuoio, nell'odore dolciastro della morte,
        i lacci slegati, come lisci capelli: sporchi, canuti, appassiti nel vento.
        Non legano più carne ai giorni a venire, non sanno più danzare, correre, saltare;
        non hanno più un pallone di stracci da rincorrere

        Scarpe che nascondono storie da raccontare, con le loro parole di fango e sudore
        Piccole barche abbandonate al fiume della follia, riassumono una vita:
        perché nella semplice assenza della loro compagna di sempre
        ognuna cela in sé il senso stesso dell'abbandono

        Scarponi pesanti, duri, vissuti e scarpe eleganti, leggere, da ballerina
        giacciono insieme, nella polvere del tempo, in un dolore cieco, che non fa distinzioni
        mentre freddi fiocchi di neve, stelle senza più cielo,
        cadono lasciando accesi solo i piccoli falò del cuore.

        Una neve, bellissima e bugiarda, cancellerà stanotte il profilo dei camini
        e le impronte di migliaia di anime scalze - a piedi nudi in viaggio –
        sulla strada che unisce la fragile memoria dell'uomo
        ad un ingiusto Paradiso.
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          Scritta da: Margherita S.
          in Poesie (Poesie personali)

          Il mostro nel letto

          Gli occhi aperti nel buio contagiano d'oscurità la mente.
          Irrompe la danza tribale libera e forsennata del pensiero illegittimo.
          Scintille di parole convulse
          strepitio troppo vicino e snervante
          frasi non volute.
          Echi incandescenti di voci prigioniere.
          Arde il fuoco nero che spegne
          dalle gambe alle tempie brucia il controllo.
          In bocca cenere di pace.
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            Scritta da: lefkas55
            in Poesie (Poesie personali)

            La mia isola

            Nel mare infinito
            si lascia andare
            il mio animo smarrito
            in quest'immensità
            naviga lento
            il mio pensiero
            lo spinge dolcemente
            il vento.

            Cullati dalle onde
            dolci rilievi sfumati
            spuntano all'orizzonte.

            Isola felice
            terra di sogno
            toccherò il tuo suolo
            da te sempre ritorno
            e ogni volta
            mi sento a te strappata
            quando ti lascio terra amata.
            Composta nel luglio 2009
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              Scritta da: Margherita S.
              in Poesie (Poesie personali)

              Senza vederti

              Ti ho conosciuto nell'innaturale bellezza
              nell'unica vera condivisione possibile.
              Lasciami ora.
              Odore d'ospedale.
              Brucia il sole
              come quella prima boccata d'aria,
              che per quanto artificiosamente sterile sarà sempre corrotta.
              La limitatezza di una madre.
              Inevitabile compromesso.
              Sgomento e pianto che ti ho risparmiato.
              Rimbalza rapido da me per me l'inutile pensiero.
              Non so camminare
              non so respirare
              non so dormire né mangiare.
              Ti ho ucciso
              senza metafora
              e con troppo dolore.
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