Scritta da: Jean-Paul Malfatti
in Poesie (Poesie personali)
Indecenza
Politici amici;
politici nemici.
Indignazione;
corruzione.
Indecenza;
Incompetenza.
Povera Italia;
ò Italia mia.
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Politici amici;
politici nemici.
Indignazione;
corruzione.
Indecenza;
Incompetenza.
Povera Italia;
ò Italia mia.
Per chiarirmi le idee
avevo constatato
di condividere
le opinioni altrui.
Solo quelle che non
mi riguardavano.
Ozio annoiata su questa invenzione fatalmente letale,
scovandoti nei meandri della mia mente accoppiati con i cunicoli del cuore.
Sei e vivi prepotente senza tua iniziativa,
nell'anima sfatta,
nel tumultuoso quotidiano,
in uno sporco corpo.
Domini e tessi
i fili di una maglia che s'impiglia,
si allunga e dilunga,
strozzandomi conscia
di una maliziosa intenzione.
Cacciatore di identità disperse,
chi sei tu se non il lupo di mare
di quel famoso venerdì.
Abbandono l'infernale arsenale,
mi scontro e corro,
mi chiedo solo cosa ne sarà di me.
Fra tanti sarò nessuno,
il nessuno di nessuno,
finalmente libera,
evacuata dai sentimenti,
quelli che forse menti,
serpenti ardenti che ricordi saranno.
Desta da un sogno,
il cielo al mio cospetto,
figlia di un ponte che mi sovrasta armonioso,
un'identità abbandonata
e dentro di me l'amore
per una concreta lurida esistenza che bolle di dignità.
Quando il silenzio scava la notte
sino a strapparne le radici,
dove un uomo perde il padre
mentendo sulla liturgia del mare,
dove le istanze del vento
diventano preghiera di ombre...
Lì, Luna
tu sorgi.
Un canto inaudito
si innalza sopra il mondo
a gridarci la vita.
Apriti aurora,
il cielo azzurro d'implora,
il dolce mattino
fa sfondo al destino
cos'e che mi rallegra...
che nel cuore si dimena.
Di passi leggiadri
di animi nobili, e gentili,
come grano dorato dal tempo
scrivi i giorni, e il passare del suo tempo,
che con verso, lieto e breve
disegna la vita che viene.
Bella come l'incontro
fortuito, l'aria sonora
d'una nota di passaggio.
Dovremo vivere
allontanandoci
dalla grandezza
di una vita perfetta.
Vidi una luce posarsi
sul magico viale alberato;
chissà dove tutto
questo è svanito,
se n'è andato.
Quale dolore attanaglia la mia anima
Si aggrappa, si ripiega su sé stesso e mi preme da dentro, vuole uscire e vuole distruggermi.
Dolore, quale parola più amara e tanto sofferta.
Accoglierla è un sacrificio risentito, si insinua in tutti gli organi vitali come una serpe che lentamente stringe la morsa e ti inghiotte.
Quale dolore attanaglia la mia anima
Quasi distoglie dalla verità, fa vedere il mondo per quello che non è, ed è per quello che è che fa paura.
Idolatrarlo o distruggerlo, prima che distrugga me.
Ogni volta è la prima volta e non si impara mai a gestirlo.
Quale dolore attanaglia la mia anima
Qualcuno venga a salvarmi prima che sia finita
Queste ore sono immense e interminabili
Lottare con le proprie forze finché non si consuma, finché non ti consuma
E quando avrà finito di te rimarranno solo ceneri come di un vulcano esploso che spazza via tutto
E ti ritrovi solo e perso
Con un mondo da ricostruire ai tuoi piedi.
La veglia strappa il velo di Maya
mai come allora palpebre ferite
il sangue oscuro ci si para avanti
come se fosse selva inestricabile
è un accatastamento di liane,
scimmie che imploran d'essere supine,
malati di ignoto puntano il dito
sulla pillola della Luna, la
vorrebbero trascorsa lungo i fiumi
squarciati di rivelata esistenza
e piattezza aderente al loro letto,
al suolo su cui striscia, serpe, l'ombra,
al fardello che lievemente pesa,
al bozzolo che libera la Morte,
all'istante farfalla che regala
voli esalati d'ultimi respiri,
all'amante gemello che sa infrangere
il già non specchio dell'aria, affacciandovisi
col suo unico occhio e le sue ciglia,
un accenno di un volto, tutt'un bacio.