Poesie personali


Scritta da: Maria De Benedictis
in Poesie (Poesie personali)

Da madre a Madre

OH, Madre!
Quanto brucia quella lama nel tuo cuore?
Quanto preme davanti ad ogni tortura,
sanguinandoti anche l'anima!
Quante volte hai stretto il petto con la mano
e l'hai battuto tanto forte
nell'illusione di non sentir più quel dolore...
Eppure spettatrice rimani!
Immobile, pietrificata, lacerata,
preghi che arrivi la fine,
per non vederlo più soffrire.
Tu sola mi comprendi:
nell'ansia di ogni giorno,
che non sia l'ultimo,
nell'angoscia di rivedere ancora il suo dolore.
Possano ricadere su di me
le sue pene, i suoi guai;
sopporterò io i suoi mali,
felice di vederlo crescere
forte e bello,
nel corpo e nell'anima.
Ascolta questa preghiera,
Madre mia,
avvolgimi nel tuo scuro manto
e accetta le mie debolezze, le mie povertà,
i miei errori.
Dammi il coraggio, la calma
e la sopportazione,
per continuare ad asciugare le sue lacrime,
per curare le sue piaghe,
per non morire ogni volta che mi chiede "perché?",
Quando coi suoi grandi occhi grida "aiuto"!
Madre guardami
e abbi misericordia di me!
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    in Poesie (Poesie personali)

    Memoria

    Passan gli amori
    che volevan durare un eternità
    come passan le stagioni
    e poi gli anni come la vita
    le sue tempeste, e suoi cicloni
    e sempre ancora, cambierà.

    Se oggi non più, è come ieri
    e domani ancor, più nuovo sarà
    quando con me, tu ancora c'eri
    continuo moto senza fine
    nel suo lento, e inesorabile viaggiar
    dove solo, la mia memoria
    fotogramma, sulla nostra storia
    potrà tutto, con la mente mia fermar.

    All'ugual potenza di uno scoglio
    che fermo, e immobile nel tempo
    è contro tutto, contro il vento
    e se il vento anche tutto, poi farà
    muovere, e trasformare
    come le onde del suo, più irruento mare
    ma alla fine, solo lo scoglio lui saprà
    ogni onda del suo mar, per sempre arginare.

    Che meraviglia, la vita mia
    che vicino a te, sembrava infinita
    e splendidamente intensa
    nel tenerti stretta, tra le mie dita
    e così tanto, forte a me
    mentre il cuore mio rideva, di gioia immensa
    e straripava nell'esser tutto, pien di te.

    E dentro le mie mani, posseder il mondo
    e dai miei occhi, vederlo come infinito
    e in esso poi sentirmi, più forte ancor
    al riparo, da tutto il male intorno
    da far vibrar in me, tutto il mio amor
    per te e per quel, meraviglioso sito.

    È il mio mare, ed è sempre lì
    e forse, per l'eterno
    d'estate, come d'inverno
    di giorno, come di sera
    è un naturale cinema, la mia scogliera
    col cielo, il suo grigio schermo
    e io a osservar, quel dolce viso
    lungo un orizzonte, che il mar dal cielo
    da sempre, ha diviso.

    E poi vederlo calar giù, il mio sole
    fino a svanir, al passar dell'ore
    ma una altra luce questo cielo, non ha tolto
    quand'al tramonto, di un mite inverno
    lascia assoluto spazio, a quel dolce volto
    che sempre lì, rimane fermo
    e sembra forse, per l'eterno.

    E per rabbia, tiro un sasso
    come a voler, bucare adesso
    nell'acqua, il suo riflesso
    ma se svanisce, per un po'
    presto torna, con un dolce no
    perché mai vuol cancellar
    la mia memoria
    quella nostra, favolosa storia.

    Ma è pur sempre
    vera meraviglia, questa vita
    anche quando lei, mi appar finita
    finché mai non giungerà, al suo esaurimento
    se il vero tesor mio, è la mia memoria
    che mai, vuol dimenticar
    in ogni luogo, in ogni momento
    dove in essa, posso sempre ritornar
    al primo giorno, che la incontrai
    e quando proprio quella, Le regalai
    com'era rossa quella rosa
    la stessa che qui rinasce
    tra questi scogli, di bonaccia
    affacciata e timorosa
    e come qui, ai miei pensier si affaccia
    sempre quella stessa
    nostra storia favolosa.
    Composta lunedì 31 ottobre 2011
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      Scritta da: margherita1
      in Poesie (Poesie personali)

      Toilette mattutina

      Ricordo quand'ero bambina
      come odiavo il sapone
      che bruciava gli occhi
      e mi faceva arrabbiare.
      Nuvole di borotalco
      volavano nell'aria.
      Poi mi sedevi sul tavolo
      le gambe a penzoloni
      nelle scarpette bianche.
      Le tua mani tra i miei capelli,
      lo strofinare della spazzola
      che scioglievano i nodi
      di quei riccioli ribelli.
      E tu pettinavi ciocca a ciocca
      piano piano per non farmi male
      mentre io urlavo capricciosa.
      Le belle mani pazienti
      dividevano i capelli,
      intrecciavano il castano lucente
      di quella chioma di bimba.
      Davanti sempre il tuo viso
      come specchio del mio esistere.
      Ancora un attimo dicevi...,
      io con i miei 'nò e i miei 'bastà!
      Ma se ripenso com'era bello
      il tocco delle tue dita leggere.
      Poi sul tuo volto specchiavo
      le mie trecce, due fiocchi rossi
      più grandi del visino.
      Il tuo sorriso... e mi sentivo bella.
      Composta lunedì 2 aprile 2012
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        Scritta da: Giuseppe Romano
        in Poesie (Poesie personali)

        Restami accanto

        Passi lenti e silenziosi,
        ti sento arrivare
        durante questa notte cupa,
        tetri brividi salgono veloci
        una sensazione che riconosco,
        il dolore da sempre latente
        brucia ancora l'anima.
        Sei tornata, di nuovo,
        l'abbraccio delle tenebre
        scandisce questo momento
        ed il silenzio qui intorno fa parlare
        quei maledetti ed intensi flashback
        di un passato che non ci appartiene.
        Naufrago nei tuoi occhi ora
        coperti come un tempo
        da un velo di tristezza,
        fammi provare a strapparlo
        lasciami riempire le giornate
        disegnando sorrisi sul tuo volto,
        non andare via, restami accanto.
        Composta venerdì 30 marzo 2012
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          Scritta da: Amalia Spadola
          in Poesie (Poesie personali)
          Come la tartaruga attende quell'onda che lenta la culli verso i fondali di casa
          sulla battigia cammino a piedi nudi,
          il vento carezza la mia pelle ripulendo la mia essenza,
          il calore della sabbia riscalda il sangue che ormai fluido scorre nelle vene,
          e tutto sembra più chiaro, semplice;
          lentamente immergo la mia anima nel sorriso scintillante del mare,
          provando a respirare di nuovo,
          in punta di piedi senza far rumore provo a leggere la tua anima
          sentendomi quasi invadente,
          ora il sangue scorre più veloce,
          la luce del sole esalta lo scintillio del mare,
          il respiro è ancora lento,
          troppo lento,
          l'onda tarda ad arrivare,
          e quando quel sorriso impetuoso del mare arriva,
          sento...
          vivo...
          esisto...
          Composta venerdì 2 marzo 2012
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            Scritta da: Simone Sabbatini
            in Poesie (Poesie personali)

            ATTIMI

            "Cogli l'attimo", m'han detto
            "che è certo la cosa migliore".
            Scetticismo, dubbio, indifferenza,
            accondiscendenza, accoglienza, entusiasmo.
            E più invecchio più è la cosa da fare.
            Ma l'ho colto poche volte,
            troppe volte m'è sfuggito;
            per pigrizia,
            distrazione,
            incoscienza,
            per ripicca o per vergogna.
            Certo è sempre da stabilire se non sia un attimo che è meglio [lasciar stare: anche per lentezza.
            Rabbia: tutto ciò che ci rimane delle cose perdute,
            rabbia e memoria,
            ricordo e storia;
            dei momenti solo rabbia, e anche di più:
            e quelle volte
            che la rabbia m'impedisce anche la voglia
            di cogliere,
            sento nascere il bisogno,
            quasi violento
            il desiderio,
            disperato ma bellissimo,
            di strappare,
            il tentativo della sfida,
            sradicare,
            come erbaccia profumata,
            come cespi d'insalata
            finita
            sfinita.
            Composta sabato 19 maggio 2001
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              Scritta da: Davide Bidin
              in Poesie (Poesie personali)

              La Ballata del Garguille

              Di marmo, pietra e sogni infranti
              nel Mardi Gras e comparati annessi
              osservo l'uomo nell'alba grigia
              d'un finito sole.
              Nel carnevale s'intona l'essere,
              fragoroso, incoerente, protestante,
              dalla cattedrale scrosto la speranza,
              l'ode
              del vento d'occidente.
              Nuovi sogni, ormai sorti
              e nuove bombe esplose
              liberarsi dai passati
              non è che trovarsene di nuovi
              e la paura che io imponevo,
              dalla guglia e dal rosone,
              appartiene a questa foga
              indole di negazione.
              Ma il sogno s'assopisce
              l'attimo si fa quieto
              la muta rende carne
              per lo scheletro marmoreo.
              Sollevare l'acciarino
              in un impulso d'autarchia,
              distogliermi lo sguardo
              per non fronteggiar più il cielo
              non ha estromesso le paure
              né ha cessato il bisogno
              di un eroe da contemplare
              nella compiacenza
              che dà
              il sogno.
              La folla cerca nuovi miti
              a cui delegar la lor morale
              a cui affidare i principi
              a cui
              sembrare.
              Tenero Gargouille spaventato,
              soffro in silenzio l'evoluzione
              che nei molti ha portato
              illusione d'assoluzione.
              Il fraintendimento d'esser cresciuti
              il turbamento di non saper cercare
              un senso alla vita
              senza farselo prestare.
              Meglio l'ebano el mercurio
              chel banale boccheggiare
              nel silente plenilunio
              di chi non sa accettare
              di chi non vuol porre
              la domanda assai melensa.
              Perché io credo d'esser?
              Di che elemento, voglio composta,
              la mia
              esistenza?
              Composta lunedì 2 aprile 2012
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