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Poesie di Davide Bidin

Studente, nato lunedì 23 luglio 1990 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Davide Bidin

La Ballata del Garguille

Di marmo, pietra e sogni infranti
nel Mardi Gras e comparati annessi
osservo l'uomo nell'alba grigia
d'un finito sole.
Nel carnevale s'intona l'essere,
fragoroso, incoerente, protestante,
dalla cattedrale scrosto la speranza,
l'ode
del vento d'occidente.
Nuovi sogni, ormai sorti
e nuove bombe esplose
liberarsi dai passati
non è che trovarsene di nuovi
e la paura che io imponevo,
dalla guglia e dal rosone,
appartiene a questa foga
indole di negazione.
Ma il sogno s'assopisce
l'attimo si fa quieto
la muta rende carne
per lo scheletro marmoreo.
Sollevare l'acciarino
in un impulso d'autarchia,
distogliermi lo sguardo
per non fronteggiar più il cielo
non ha estromesso le paure
né ha cessato il bisogno
di un eroe da contemplare
nella compiacenza
che dà
il sogno.
La folla cerca nuovi miti
a cui delegar la lor morale
a cui affidare i principi
a cui
sembrare.
Tenero Gargouille spaventato,
soffro in silenzio l'evoluzione
che nei molti ha portato
illusione d'assoluzione.
Il fraintendimento d'esser cresciuti
il turbamento di non saper cercare
un senso alla vita
senza farselo prestare.
Meglio l'ebano el mercurio
chel banale boccheggiare
nel silente plenilunio
di chi non sa accettare
di chi non vuol porre
la domanda assai melensa.
Perché io credo d'esser?
Di che elemento, voglio composta,
la mia
esistenza?
Davide Bidin
Composta lunedì 2 aprile 2012
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    Scritta da: Davide Bidin

    Milano in una mattina di Febbraio

    Ora piove
    mattina di metà febbraio,
    Milano sembra più
    sincera
    quando fuori piange
    si sente la scalma
    dei rinnegati
    farsi largo timida,
    gioca crepitante su un oceano
    di attese incolpe
    e aspetta placida
    il lungo passaggio
    nel nessun dove.
    La città grigia e umida
    cita Marinetti nei rumori freschi
    del mattino
    la neve, ormai, si scioglie
    nell'acqua di pozza
    il rivolo rimpolpa la siepe
    il sapore di tranquilla rivolta
    di una vita che non si ripete
    e che ha bisogno di adeguarsi.
    Davide Bidin
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      Scritta da: Davide Bidin

      Il Dolore del Vincitore

      Trattenere in pugno i frutti di una vita
      varcare la soglia verso l'infinito
      difficilmente permette di sciogliere le dita
      può abbaggliar tutto ciò che nel tempo hai appreso
      ma c'è sincera estasi nello scoprire
      apparire con eccesso morale
      così come essere, altro non è, che sembrare
      riuscire a distaccare la propria coscienza
      percepire come in un occhio
      attraverso nuova, stupenda ignoranza
      il mondo si scopre, le luci, poi, vorticano
      Il tuo cruccio rosso olandese
      vedere le cose come dovrebbero essere
      lodare il mondo col male che mente
      e dalla collera, fin nella pazzia
      vivere il colore, cambiare il nero col blu
      per chi l'ammira insistente, malattia del vivente
      lottare per essere Vincente.
      Davide Bidin
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        Scritta da: Davide Bidin

        La Ballata della Vergogna

        Che bello constatare
        quale vessazione c'è nella vergogna
        come l'individuo riesca a massificare
        anche la critica sociale

        urlar oltraggiosa solfa
        decantar la tragica lonza
        gridare allo scandalo, alla carogna
        sconvolti da quanto s'è infame

        eppure quando vedesti un vecchio rubare
        perché non aveva soldi per saziarsi
        hai abbassato lo sguardo
        impietrito da un disagio palustre

        Rimanesti immobile, fingendo disinteresse
        una denuncia mai avrei proposto
        ma per nessun danno arrecare
        impensabile un furto in sodalizio trasformare?

        molto facile delirar vergogna
        quando si è in salvezza indifferente
        molto meglio una mano tendere
        che essere voce della gente.
        Davide Bidin
        Composta venerdì 2 dicembre 2011
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          Scritta da: Davide Bidin

          Stuprato è l'amore

          Amore e Ossessione
          son troppo spesso confusi
          non solo da chi
          mai
          ha analizzato i due aspetti
          ma anche dagli artisti
          dai poeti.
          Per questo odio parlar d'amore
          usando questa,
          stuprata,
          parola
          è un'eccezione, oramai
          banalizzata
          dai volti dei vuoti
          ansimanti,
          amanti
          e non è contro il sesso
          questa poesia
          ma contro il milione
          tra noia e peccato
          di cuori, di baci, di triti e ritriti
          canzoni uguali
          ad esse stesse
          che battibeccano
          tra millenni, compresi,
          di ovvi cadaveri lieti
          di felicità anestetica
          morfina e dopamina
          sputati sul foglio
          in un gorgo di noia
          la mia bile non trova più pace.
          Davide Bidin
          Composta domenica 10 luglio 2011
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            Scritta da: Davide Bidin

            La Ballata dell'Apatia

            Quante feste finite con sbornie
            e quanti amori terminati così
            la religione è per chi dorme
            stanotte ci eleviamo più sù
            sigarette bagnate in un posacenere
            mozziconi che non vedremo più
            e la luna ancora rivive
            alle dieci la si può vedere.
            cicca dentro il cesso del bagno
            uno sputo, che male ti fa?
            E un cicchetto ancora,
            dormirà la città?
            mentre cigoli piano tra
            un barbiere e un kebab
            di notte lo vedi brillare,
            il volto della civiltà
            e paura puoi sentire
            in questo oceano di noia
            e ti dici "domani sarà un altro giorno,
            un'altra avventura"
            uguale alla prima eterna stesura
            un libro ossuto, astruso nel bar
            degli annoiati che di sera vanno
            cercando d'accecare la verità.
            Davide Bidin
            Composta mercoledì 29 giugno 2011
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              Scritta da: Davide Bidin

              Le Lacrime Estive

              Quando i giorni passano
              e il vento gioca coi ciuffi
              e la luna coi grilli riposa
              ripeti in mente parole donate
              frammenti di emozioni perfette
              a cui devi qualcosa
              non per me questi indegni versi
              ma per altri lo faccio
              lo faccio per loro,
              dolci creature del caos.
              lo faccio per Hikmet
              e per le lacrime a me donate
              lì, alle porte di Madrid
              o laggiù a Varsavia
              sul treno della malinconia.
              lo faccio per Bukowski
              l'uomo dai meravigliosi occhi
              lo sprezzante giocatore di ordinarie follie.
              L'uccello azzurro ora è libero.
              davvero!
              A padre Pasolini
              so che è orrendo conoscere i peccati
              della mia nazione
              dai calzoni grigi delle persone anziane.
              ti confido il mio dolore
              Alla sconfinata assurdità di Lovecraft
              poiché egli, più di altri
              ha saputo vedere oltre il
              pallido velo
              di questa cosa che ci ostiniamo a chiamare
              realtà
              e adoro il beat, come si possono odiare i beatnik?
              Sentendo Ginsberg urlare dei giramondo sui binari morti
              Burroughs alla cerca dello yage rivelatore
              Kerouac e Cassady trovando la strada, sulla strada
              e Corso, il più grande poeta che la libertà sa regalare
              Corso che bazzicava senza sosta nel suo, campo mentale
              Corso che dorme a fianco di Shelley nella città eterna
              "the lone and level sands stretch far away"
              a tutti voi la mia pace più greve.
              E non dimenticatevi la voce di Palazzeschi
              che come Cecco ha divelto le porte
              della parola
              giungendo alla sordida mente attraverso
              un nascondiglio fuori dalla natura
              leggete il verbo da lui mosso sul viso
              ha ucciso?
              E tutti coloro che ho letto finora
              e chi ancora leggerò un domani
              e di chi non leggerò una parola
              grazie per ciò che avete fatto
              o farete
              poiché di voi è composta l'essenza dell'uomo.
              Davide Bidin
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                Scritta da: Davide Bidin

                Fregatene del mondo

                Ma se davvero
                l'unica cosa che per te conta
                è l'indifferenza
                il fregartene della gente
                il disinteresse del tutto
                dimmi
                perché dici quest'accozzaglia di cazzate
                che non è tuo interesse far sapere agli altri?
                Perché desideri che chiunque sappia
                quanto sei patetico?
                Piccolo, immaturo, bambolo di peltro,
                piagnisteo antropomorfico
                zittisci le tue lacrime
                tornatene nell'angolo a prendertela
                col la tua inutilità
                e non seminare intolleranza
                verso il cambiamento.
                Se proprio vuoi essere d'aiuto
                impiccati
                è meglio lasciarsi fottere dal mondo
                che interessarsi
                anche per un solo, ameno istante,
                di te.
                Davide Bidin
                Composta domenica 5 giugno 2011
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                  Scritta da: Davide Bidin

                  Tu, non vuoi leggere questa poesia!

                  Non vuoi leggere questa poesia!
                  dì la verità
                  leggere libri, poesie e racconti è difficile
                  preferisci un bel film una canzone da quattro soldi
                  o meglio ancora un aforisma.
                  Perché estrapolare concetti assurdi
                  quando puoi accontentarti di
                  una supposta di saccenteria?
                  Perché, perdere ore ed ore
                  concependo cosa pensa un'altro individuo
                  quando puoi ingrassare il tuo ego
                  in pochi secondi?
                  Smagrisci la tua coscienza
                  non ne hai bisogno
                  elimina il tuo criticismo
                  avrai più amici
                  cancella ogni analisi
                  vivrai sereno
                  com'è serena la vita di un quarzo non ancora
                  liberato
                  dai residui dei tempi passati
                  Non vuoi leggere questa poesia?
                  Vaffanculo.
                  Davide Bidin
                  Composta mercoledì 25 maggio 2011
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                    Scritta da: Davide Bidin

                    Loano in una Sera d'Aprile

                    Opaca stazione dei treni
                    quanto tempo passato quaggiù
                    rumore di ganci e di stretti
                    tortura di fibra morale
                    veder le persone partire
                    e poi rivederle arrivare
                    mentre sole nel vento disperdi
                    sentimenti che io ho sognato
                    e che tutt'oggi giocano ancora
                    con la memoria
                    di un bimbo cieco
                    che il tempo ha passato tutt'ora
                    a cercare un vivere lieto
                    ad apprezzare un abbraccio, un saluto
                    un caffè, un dolce sorriso.
                    il bacio affettuoso
                    e una camminata poi
                    verso il mare
                    mentre la pace a stento trattieni
                    ed è ancora quel ghigno falsato
                    nell'attesa e nella venuta
                    che infine l'uomo ha creato
                    in questa fragile vita
                    scoprire un amico arrivare
                    sentire il calore del ghiaccio
                    un peso, poi, sopportare
                    quando il bruciore si disfa d'un tratto
                    quindi rivedere passare
                    quella carrozza tanto desiderata
                    eppure adesso esecrare
                    quel rapimento
                    immutevole e muto
                    che ti ha fatto accettare
                    il dubbio di essere solo
                    il treno deruba e regala
                    principio di gloria e ragione
                    di una mezz'ora
                    che può essere disperazione
                    o tensione.
                    Davide Bidin
                    Composta sabato 14 maggio 2011
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