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Poesie di Davide Bidin

Studente, nato lunedì 23 luglio 1990 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Davide Bidin

La Ballata Dell'Ironico Recluso

A me interessa derider voi cretini
quando sento il vostro vociferare
l'indignazione delle vostre ferite
il lascito crepuscolare di cose
che voi non capite

Ridere della morte e della sua paura
della prefettura e della clericazia
della morale che grida stuprata
dei feti buttati tra i prati
delle piante a cinque punte recluse per esser nate

Io rido, mi diverto, sorrido e derido
Se domani dovessi morir per uno sparo
con cancro o per un incidente
riderei col mio spettro sulla tomba
scritta sulla lapide marmorea "cazzo ti guardi?"

Aspetterò con corna d'orate o l'ali rattoppate
Voi che passando mi guarderete disgustati
"un cimitero con queste scritte ma che schifo"
Poi un giorno un bambino, un uomo nuovo
camminando riderà come uno stitico.
Davide Bidin
Composta mercoledì 2 giugno 2010
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    Scritta da: Davide Bidin

    Buonanotte Notte

    Fuori sul cornicione
    Con una sera d'estate accerchiante
    Sarà il giorno che chiude il pensiero
    Malinconia depravante

    Una bud nello stomaco
    Una lucky nei polmoni
    La coscienza di non esser buoni
    La finzione dei condannati

    La luna mi consola
    In questa infame notte
    Sapere di costrizione
    Ingiuriare la sorte

    Pensare alle persone
    Al loro trangugiare
    Al disio di morte
    e lo spettro d'invecchiare

    Passan gli anni veloci come ore
    Pazzia nelle stelle, Pazzia nella luna
    Che il cielo preserva e dicon
    Porti sfortuna

    Grido la canzone lugubre
    La coscienza mi protegge
    Non urlo, verbeggio
    Per le anime in pena ch'odono il canto

    Malinconia negl'astri e nei mattoni
    Le dita copron gl'occhi per non vedere
    Anche un insano uomo
    Non è mai condannato

    Alzarsi ancora
    Il freddo sulle mani, il calore delle guancie
    Il sogno di un bacio
    Distante

    Solo mi guardo attorno, nel silenzio
    Una bugia serale
    Nell'ultimo sorso di birra
    Ammiro file di fuochi, dove il respiro divampa.
    Davide Bidin
    Composta sabato 15 maggio 2010
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      Scritta da: Davide Bidin

      Requiescat In Pace

      Ho letto troppe tombe
      Per riposare in pace
      Per tacere
      Mentre fuori ancora
      Piove

      Ho letto troppe lapidi
      Con inciso il loro nome
      Per capire che il mondo
      Non rimane
      Alla sola indignazione

      Son stato al patibolo
      Ricordo i nomi
      Gridati dai corpi esposti
      Distrutti e depredati
      Trangugiati

      c'era un ragazzo che camminava
      Perché la cosa giusta non è mai fermarsi
      Aveva uno spettro
      Quello del cambiamento
      Che con la mano sul ventre l'accarezzava

      c'era un Intelletuale che sapeva
      Ma la conoscenza come ogni cosa
      Se è troppo concentrata
      Va purgata
      La penna ferisce ma non uccide

      c'era un Generale che combatteva
      Non per fierezza né potere
      Ma per guardar negl'occhi i figli
      l'hanno ammazzato
      Perché le lacrime non hanno onore?

      C'era un Credente che predicava
      Una politica d'unione
      Uno stato non di croci ma di cuori
      Ma gli stolti non han bandiera
      Soprattutto i burattini

      c'eran due Compari a caccia di lupini
      Portaron la primavera
      Quando il gelo ghiacciava il sole
      Speranza nel domani
      Vivran sulle nostre gambe

      Ci son tante anime
      Che dormon in collina
      Il loro grido sordo
      Strugge le mie orecchie
      Attarda la mia mente

      Muoion folli i muti
      Mi scopro a ricordar la lor vita
      Con gocce che scendon dalle guance
      Con denti serrati e stretti
      Mentre fissano la luna

      Splendido il ricordo
      Qualcosa, anche se poco
      Perché in giorni come questo
      Solo la morte mi da la forza
      Di alzarmi ancora per sperare.
      Davide Bidin
      Composta martedì 13 aprile 2010
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        Scritta da: Davide Bidin

        Ciò che non Appare

        Odore di gelsomino
        Spruzzata d'olio tra i carruggi
        Pozzanghere mezze piene sui cigli delle strade
        Sprazzi di nubi che muovon il vento

        Il sole che fa capolino aldilà del monte
        Mentre il mare saluta la sera con l'onde
        Il sale incalza tremante le ultime anime attardate
        Venere abbaglia come luna novella

        Cammino ancora tra le vie scoscese
        Cercando invano un motivo
        Che mi porti sulla strada principale
        e mi perdo nascosto in quel portone

        Mi fermo a terra, lo spettro sulla spalla
        Un po' di fumo dalla bocca
        Rende tutto più eloquente
        i marmi sul terreno abbagliano come polvere di stelle

        e una ragazza dai capelli paglierino s'avvicina
        Girato l'angolo da due passi e mi guarda col sorriso
        è giunta anche lei su quel portone e io a terra seduto
        Mi passa accanto e torna tra i carruggi della sera.
        Davide Bidin
        Composta sabato 17 aprile 2010
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          Scritta da: Davide Bidin

          Osservazioni di un Bugiardo

          Siam stati ciechi
          Ottusi
          Immobili guardavamo germogliare
          La triste erbaccia
          Invece di estirparla
          l'abbiam tollerata
          Ed ora
          è troppo tardi

          Cresce senza freno
          Deturpa ciò che di buono
          Di bello
          Ancora c'è
          In questo giardino
          In questo prato che ha molto
          Troppo da offrire
          e che noi abbiam guastato

          Abbiam scelto di non vedere
          Abbiam fatto correre
          Dicendo che
          Non c'era pericolo
          Che
          Non è colpa nostra
          Invece
          Il traditore è alla porta accanto

          Abbiam fatto nostra
          La decadenza di ognuno
          Abbiam lasciato passare
          Quando c'era da lottare
          Da sanguinare
          e merda sputare
          Abbiam serrato i denti
          In una falsa risata

          Preferendo l'accondiscendenza
          Al conflitto
          Preferendo il rimorso
          Al gesto concreto
          Il fine
          Al mezzo
          e ora
          è troppo tardi

          Accettiamo il nostro presente
          Con livore nel cuore
          Preferendo la pace
          Al posto di una società
          Dove la coscienza è regia
          Preferendo lo scettro
          Al colloquio
          Poveri sciocchi

          La colpa non è nostra
          Noi sapevamo cosa stava succedendo
          Sapevamo cosa, le scelte
          Sbagliate
          Avrebbero portato
          Eppure
          Siam rimasti in silenzio
          Muti

          La colpa è solo nostra
          Dovevamo cambiare
          Per rendere diversi
          Per rendere migliori
          Abbiamo perso
          Hanno vinto loro
          Loro hanno vinto
          Annichilimento.
          Davide Bidin
          Composta martedì 23 marzo 2010
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            Scritta da: Davide Bidin

            Roma in un Meriggio di Marzo

            Sole penetrante sul viso
            Capelli che s'agitano scossi
            Il vento accarezza copioso
            Pallido splendore dagli occhi

            Roma da un ponte ammirata
            Tevere che s'agita timido
            Le onde paonazze nascondono
            Un caldo segreto

            Una lucertola tra le sterpi
            Striscia sibilante al mio passo
            Corre a celarsi
            Libera dietro le fronde

            i gabbiani rumoreggiano in cerca di prede
            i flutti reclamano l'agognato mare
            Le macchine al passaggio stridono
            e io rimango, fisso, a pensare

            Quante anime han solcato
            Questo passo che tace
            Chi s'è costretto, oppur per mero diletto
            d'innanzi s'è trovato a passare?

            Io
            Chi sono per professare
            Tale immane paura di sereno?
            Tale baleno?

            Chi Io
            Rappresento in questo piano?
            Son solo l'onda più mesta
            Che s'infrange pacata

            Ma accetta la vista
            Di chi percorrendo il marmo bollente
            s'è seduto tra la polvere e il saluto
            a scrivere con penna su foglio

            t'amo giornata mia così solitaria
            t'amo attimo di brezza mite
            e ancora t'amo momento lieto sì raro
            Di fiume e sterpi chel sereno a me unite

            Finisco il salasso dal fiume
            Concludo la riflessione
            Questo sole calerà come sempre
            Ma l'impresso resterà come dono

            Di un Meriggio a Roma di Marzo.
            Davide Bidin
            Composta sabato 13 marzo 2010
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              Scritta da: Davide Bidin

              Visione del Mare di un Morto Vivente

              D'innanzi al mare
              Oscuro il sentore
              Lo scrosciare vicino
              Sento onde ammazzare
              Il vento, il movimento
              Nient'altro ch'èl mare

              Ammiro nella notte
              Nella tenebra palpitante
              Nell'oscurità sconfortante
              Un folleto che mortifica
              l'uomo, l'esistenza
              Il rimasuglio dell'essenza

              Ammiro lontano
              Sopra questo scoglio
              Ove son seduto
              Lontano a men due passi
              l'acqua che dall'onde
              Scroscia sopra me

              Guardo
              Il nero sentiero
              Il muro che cela
              Nient'altro
              Che nero
              Nero Nulla, Nero Niente

              Indifferente luna
              Guarda sopra le nubi
              Tra esse mentre si diradono
              Mostrando strade di luce
              Il tondo diritambo
              Il sacro rumore di dubbi dell'imo

              La stesa accecante
              Di Buio e'tenebra
              Di splendore d'acqua vitrea
              Che non avvisa
              Non spiega né avvera
              Non significa

              Intanto il mio corpo
              Si culla
              In mare
              Nel mare
              Dal mare
              Per niente.
              Davide Bidin
              Composta mercoledì 24 febbraio 2010
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                Scritta da: Davide Bidin

                A Nostra Signora della Malattia

                Nostra signora dellà Malattia
                Noi ti preghiamo
                Possa la tua forza contundermi
                Possa il tuo spettro possedermi
                e la tua volontà affliggermi

                Nostra signora dellà Malattia
                Noi ti invochiamo
                Giacenti in confortevoli letti
                Nella gelida penitente nausea
                Nell'atroce palpitante febbre

                Poiché sappiamo
                Cosa si prova a sentirti viva
                Mentre noi moriamo

                Malattia
                Che di noi ti nutri
                Che con noi giochi

                Possa una volta conclusasi l'opra tua
                Piangere lacrime di sangue
                Come hai fatto a noi uscire
                Nell'amare le tue spoglie stupranti

                Possa tu stessa provare,
                Quando non ci sarà più vita alcuna,
                Quando ogni gemma essiccherà
                La croce dell'inutilità.
                Davide Bidin
                Composta giovedì 2 luglio 2009
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                  Scritta da: Davide Bidin

                  La Ballata Dell'Infatuato

                  In quella fulgida luce
                  Di un giorno passato
                  a camminare tra la gente
                  e il trambusto
                  Non ho saputo dirti con voce

                  Che t'Amo

                  Come il sole
                  Ama la luna
                  Segretamente ma eternamente
                  Ad ogni calare
                  In ogni momento e in ogni dove

                  t'amo

                  Quando io son alto nel cielo
                  t'amo come fosse tramonto
                  Quando io son sotto le stelle
                  t'amo come fosse aurora
                  In ogni tempo

                  t'Amo

                  In quell'accozzaglia di
                  Umana stirpe
                  Io ti vorrei dire
                  Mille parole, mille discorsi
                  Eppur son muto

                  Codardo come solo
                  i poeti san esserlo
                  Sinceramente convinto
                  De le passioni mie
                  Ma atterrito nel dubbio de le tue

                  Spero solo
                  In un giorno svegliarmi
                  Da questa stolta paura
                  e lanciarmi
                  Verso le stelle

                  e trovare al fine
                  Quella sacra vittoria
                  Quel miraggio tangibile
                  Ch'è bacio, è eclissi
                  è Amore splendente e opaco.
                  Davide Bidin
                  Composta domenica 27 dicembre 2009
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                    Scritta da: Davide Bidin

                    Torino in una notte di Dicembre

                    Annaspo nel freddo pungente
                    Nell'ultima mezz'ora vissuta
                    Nella veglia saccente
                    Tra aliti di ghiaccio
                    Inciampo per ispide tenebre

                    Torino in dicembre
                    Nella neve lievitata di una notte
                    La luna piangente contemplo
                    Lo spettacolo celestiale
                    Di immacolate stelle corvine

                    Cammino e noto
                    Come tutto il mondo
                    Nella notte frigida di un inverno
                    Si dissipa all'istante
                    Il mio cuore s'innalza

                    l'ultima persona della città
                    Ultimo uomo che affronta
                    Il tacente gelo
                    e l'anima comprende
                    Che questa è vita

                    Fermo nelle vesti su legno di faggio
                    Guardo con sorriso distaccato
                    l'ultima luce soffocata
                    Nei miei occhi il ricordo
                    Di un'amore

                    Rimango per minuti che paion ore
                    Stabile in quella tenebra abbacinante
                    Che non brilla di speranza
                    Ma abbaglia con saggezza
                    Di donna danzante

                    Esco dal candido campo
                    Con una nuova presenza
                    Entro me si fà nova
                    l'infatuazione per l'animo mio
                    Orme nella neve lascio

                    In una notte di Torino in dicembre.
                    Davide Bidin
                    Composta sabato 19 dicembre 2009
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