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Scritta da: Davide Bidin

La Ballata del Garguille

Di marmo, pietra e sogni infranti
nel Mardi Gras e comparati annessi
osservo l'uomo nell'alba grigia
d'un finito sole.
Nel carnevale s'intona l'essere,
fragoroso, incoerente, protestante,
dalla cattedrale scrosto la speranza,
l'ode
del vento d'occidente.
Nuovi sogni, ormai sorti
e nuove bombe esplose
liberarsi dai passati
non è che trovarsene di nuovi
e la paura che io imponevo,
dalla guglia e dal rosone,
appartiene a questa foga
indole di negazione.
Ma il sogno s'assopisce
l'attimo si fa quieto
la muta rende carne
per lo scheletro marmoreo.
Sollevare l'acciarino
in un impulso d'autarchia,
distogliermi lo sguardo
per non fronteggiar più il cielo
non ha estromesso le paure
né ha cessato il bisogno
di un eroe da contemplare
nella compiacenza
che dà
il sogno.
La folla cerca nuovi miti
a cui delegar la lor morale
a cui affidare i principi
a cui
sembrare.
Tenero Gargouille spaventato,
soffro in silenzio l'evoluzione
che nei molti ha portato
illusione d'assoluzione.
Il fraintendimento d'esser cresciuti
il turbamento di non saper cercare
un senso alla vita
senza farselo prestare.
Meglio l'ebano el mercurio
chel banale boccheggiare
nel silente plenilunio
di chi non sa accettare
di chi non vuol porre
la domanda assai melensa.
Perché io credo d'esser?
Di che elemento, voglio composta,
la mia
esistenza?
Composta lunedì 2 aprile 2012

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