Buonanotte
Il letto
sotto al tetto
per coccolarmi
e coprirmi
mi chiama per la mezzanotte
per darmi la buonanotte.
Composta mercoledì 28 marzo 2012
Il letto
sotto al tetto
per coccolarmi
e coprirmi
mi chiama per la mezzanotte
per darmi la buonanotte.
Lo spartito degli anni
per il concerto di controluce
che impaura il mio tempo
è quasi ultimato
A parte l'ouverture,
un granché finora l'esecuzione non è stata
fughe malinconiche e pazze dissonanze
poche volte applausi hanno potuto strappare
alla platea o al loggione
di giorni in ombra molto affollati.
La partitura l'abbiamo a lungo sfogliata e riveduta
molti al vaglio i ritornelli ripetuti e stonati;
le altezze e gli acuti di tristezze sinfoniche
il consumarsi di desideri nel cuore mutato
più strappalacrime erano di quelle di un fado,
struggenti gli accordi a volte intervallati
da armonie gioiose e rallegri mai più replicati.
Oh quante varietà ha la musica orchestrale
quanti musicografi interpretano il valore
dell'esecuzione del tema dell'essere!
L'avvicina e l'allontana
il vivere che si protrae e ci sorvola
il canto flautato della speranza romanzata
così come fanno le trombe e gli archi del mare
tra una salsedine che si alza e ci investe.
Oh il vento che ascolti a distanza
quando suona nel canneto solitario sul lago
l'animo che per arpeggi languenti si assonna
mentre tutto passa e niente si ferma
nell'immobilità del pantano dei sogni!
Guardo la finestra che è stata mia compagna tutto questo tempo
con lo sguardo perso in un giorno terso
che spazia senza fissare cosa alcuna
nel cielo senza nuvole è mattina presto
un volo per un attimo mi distoglie da tutto il resto
ora anche i pensieri si sono allontanati
e volgo ancora gli occhi verso quel letto vuoto
dove da poco è stato liberato un sogno
un mese intero e quattro mura bianche la mia sola ragione
ma da egoista lo preferivo anche in quella condizione.
Era lì, senza un lamento ed aspettava solo il suo momento
ripeteva sempre che sarebbe morto
e voleva conforto da chi gli era accanto
stringevo la sua mano ma non sentivo forza
e chiudevo gli occhi per immaginarlo senza quella orribile maschera
che nascondeva il viso.
Sono ormai tante le notti che non vedo luce
sogno un fosso ogni mio passo
e continuo al buio in questo labirinto
dove ogni movimento è spinto dal mio giusto istinto
ma non trovo pace.
Il mio centro è la figura che parla in uno specchio
guarda senza riflettere quello che hai veramente dentro
falsa l'immagine che ne vedi impressa non è mai la stessa
non è sicura
quindi deduco che quello che pregia solo il fuori e dei contorni
fa molta differenza, tra quello che ti appare e la tua vera essenza.
Ad un tratto ti ritrovi sola
non riesci a proferir parola
tanto non capiranno o non saprai spiegare
agli altri sembra niente e non avrà importanza
ma tu cerchi ancora la presenza in quella stanza
che mancherà per sempre una goccia in quel tuo mare.
Se hai bisogno d'aiuto tendi la tua mano.
Se puoi dare aiuto tendi la tua mano.
Comunque sia, incrociamo le nostre mani.
Vedrai sarà stupendo.
Che importa del tempo,
se quello che mi dai vale una vita.
Un anno con Te.
Ho conosciuto l'inferno della solitudine,
ma anche la gioia del paradiso.
Nuovi mondi si sono aperti.
Tu mi hai fatto conoscere la magia dei colori,
il calore del sole,
la poesia della luna.
Attraverso il dolore, ho capito la gioia immensa di un tuo sorriso.
Che importa del tempo,
se mi hai aperto il cuore e la mente su nuovi orizzonti,
se solo con uno sguardo hai riempito la mia vita d'amore.
Che importa del tempo,
se con quel sorriso, ogni volta, riaccendi quella scintilla
che ci fu fatale.
Nella notte i ricordi sono incursioni di cani randagi
ecco le piste di terra rossa battuta entrare nella giungla
e a Cotonou la puzza invadente di benzina e olio bruciato
Fuori città i piedi sprofondati nella sabbia soffice color ocra
ancorati a fondo per resistere alla risacca
La paura di essere divorata da un paese senza sfumature
inghiottita dal buio
sovrano chilometro dopo chilometro
incontrastato da luci artificiali
le stelle mi piovono addosso provocano ustioni mai rimarginate
in forma di sorrisi
sorrisi bianchissimi e aperti
sorrisi di fratelli
sembrano di ieri i canti gioiosi nelle chiese di cartone e ovunque i segni dei riti woodoo
la pioggia battente raccolta in catini enormi
alla fine sono divorata eppure accolta e protetta
la vita umana mi sembra di dimensioni più accettabili
finalmente alla pari di altre
la nascita e la morte quotidianamente tangibili
il sapore intenso delle lacrime versate al momento del ritorno me lo ritrovo sulle labbra ogni volta che incontro l'Africa.
La tua assenza porta in me dolore, prostrazione, amarezza.
Vorrei, amica mia che tu dimenticassi tutto il rancore che provi e ricostruire ciò che non morirà mai: la nostra amicizia.
Noi un giorno non ci saremo più, ma la nostra amicizia esisterà per sempre.
Niente e nessuno cancellerà mai questo sentimento così forte in me.
Se provi a pensare a quanto bene ci siamo volute, ai pomeriggi insieme, a tutto quello che mi hai insegnato, pensa a me, a quanto soffro nell'averti perso, tu dici per sempre ma non è vero, io non ti ho persa perché tu sarai per sempre vicino a me e io con te.
Non buttare via tutto.
Vibra l'urlo blu atomi del cielo
infila il mezzo resistente
da funeste ultime apprensioni
al tramonto di una vita operante
solo in deserti d'acqua e sabbia ormai da sempre
oggi si eleva sul comignolo del mondo
la cui vetta crolla dal mattino
attraverso il suo ignaro stormo.
E presto nel vibrato resistente mezzo
staglia impietoso il suo lampo
della morte il suo angelo non gli da scampo
a spalancar l'immanente in ali la sua sera
ora della partenza verso quella sfera
estiva e furente di fuoco luminescente pesca
quand'al tramonto si colora
che inghiotte impietosa la sua rotta
ridotta ad anonima ombra
nero puntino ch'in essa s'innesta
fino a che il neo del giallo disco viso morente
sempre più labile nel suo cielo più vitreo
scompare per sempre.
Ma la mia vita ancora è qui
e sembra come or finita un era
sull'onda di un ultimo urlo
del gabbiano verso sera
come ghiaccio nelle vene
insieme si scioglie all'inanimato sasso
della mia vita e la sua sete
che delusa perde ogni fantasia
perché capace soltanto di aver volato basso
il suo amore e la sua bugia.
E sempre quell'urlo
squarcia la mia mente e lei rimembra la sua rotta
quella sparita del gabbiano
dove in essa rimbalza la mia vita tutta
vena del suo ultimo urlo e riverbero di un amor finito
e che oltre l'infinito il suo pensiero, or si spinge più lontano.
Chiudi questo giorno
conserva il nostro sole
e accendi tutte le stelle
Riposa gli arti affaticati
abbandona ogni paura
addolcisci gli occhi belli
Allunga lo sguardo
fino a trovare me
che paziente aspetto te
Infiamma il mio cuore
col tuo appassionato ardore:
ti regalo una notte d'amore!
Ho perso la mia strada
distratto tentativo
domande senza tempo.
Vorrei
farti assaggiare il mio dolore
insegnarti
l'egoismo dell'amore.