Poesie personali


Scritta da: annainno
in Poesie (Poesie personali)

Divina solitudine

Ci sono giorni
come cristalli,
in cui è divina
la solitudine.
Lento il respiro,
mentre si placa
il soffocante
ritmo di marcia.
E d'improvviso
il pensiero gioca,
pulito come il cuore
di un cucciolo.
E tu diventi un fiore,
il tuo corpo una stella,
mentre il cielo
terso di marzo
entra nelle tue stanze.
Composta sabato 24 marzo 2012
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    Scritta da: Federica Vannacci
    in Poesie (Poesie personali)

    Primavera

    È tornato il sole a scaldarmi l'anima,
    una lieve brezza mi accarezza il viso,
    nuvole sparse in un cielo azzurro
    e mi libero nell'aria volando da te,
    nei pensieri e nei sogni che mi attraversano
    la mente e il cuore...
    Leggera come una farfalla
    sono sospinta nel tuo amore,
    non siamo lontani noi
    ma distanti quanto basta
    per continuare a rincorrerci
    come nuvole soffici simili a panna...
    Il calore di questi giorni
    somiglia al tuo abbraccio,
    i raggi del sole sulle mie labbra
    hanno il sapore dei tuoi baci,
    vorrei arrivare al mare
    per specchiarmi nei tuoi occhi...
    Amore di primavera, amore d'estate,
    il primo bacio rubato...
    Non mi stanco e volo,
    e ti vengo a cercare.
    Composta mercoledì 21 marzo 2012
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      Scritta da: L. Orlandi
      in Poesie (Poesie personali)

      Ricordi di... versi

      Verso la fine degli anni
      parte della mia vita di fanciullo si fece confusa,
      una cosa ricordo che allora aprivamo i libri
      ma si parlava solo d'amore e mai di filosofia.
      Quando parlo con mia figlia
      le racconto spesso della mia gioventù.
      Lei mi ascolta, mi sorride,
      mi accarezza le mani e se ne va,
      lasciandomi ai ricordi, così vicini
      che potrei toccarli con lo sguardo.

      Ricordi di... versi
      Versi ricordati
      imperiosa malinconia
      che circondi ogni giornata
      ti accolgo e ritrovo serenità.
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        in Poesie (Poesie personali)

        Preghiera alla Luce

        Abbiamo conosciuto la tua voce, Signore.
        Il nostro essere opaco s'illumina
        della tua chiarezza.
        Nel mattino già vola incontro all'alba
        la bianca colomba.
        Il mare respinge le onde buie
        negli antri degli scogli.
        I cactus induriscono le spine
        con l'avanzare del giorno.
        Solo noi uomini attendiamo la luce
        nelle piazze sperdute.
        Cerchiamo il pane nei gridi delle strade.
        Venga incontro ai nostri gridi la tua luce.
        Il cielo si abbassi fino a terra
        per plasmarci di pace.
        Signore, noi conosciamo la nostra vita
        lavata insieme ai panni del bucato
        con la cenere cotta sul fuoco.
        Ma tu lavaci e fa che spariscano
        le nostre orme sulle scale del dolore.
        Quando vedi gli uomini correre alla guerra
        inseguili e fa che ascoltino la voce
        della terra che nasce e muore con l'erba.
        Non allontanarti, Signore,
        siamo uomini fatti di pietra
        non tratteniamo la luce.
        Trasformaci nel silenzio del tuo giorno,
        che la colomba becchi all'alba
        i nostri cactus e si trasformino in vita
        in pieno mattino.
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          Scritta da: Emmanuel Devan
          in Poesie (Poesie personali)

          Ossessione

          Tornò di nuovo
          seguendomi nelle prime tenebre
          l'ombra sua spettrale.

          Nel tonfo di catene servili
          furtivo tolsi il fuoco dal mio corpo,
          nel risuono dei verbi dannati,
          nel vento improvviso,
          nello squarcio del tempo
          che lacera
          ore e antichi calendari.

          Ma dall'oscurità rinacque
          dal palpito vitale,
          Fenice inattesa,
          l'azzurra agonia.

          Tornai nel vecchio maniero,
          dal luogo dell'oblìo,
          agitai i drappi del forse,
          l'eco di ogni caso,
          nella sete della pace,
          e del passato che fu.

          Ma da felicità perdute,
          ritorno l'ossesso
          nella nenia di poi:
          "Né carne, né ora,
          né nome, né donna.
          Solo sogno, solo ombra,
          strinsi a me,
          persi".
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            Scritta da: Emmanuel Devan
            in Poesie (Poesie personali)

            Alla Ragazza di Santiago

            Sul tuo viso
            di sole e salsedine
            porti l'eco lontana
            del tuo Paese.

            Di fuoco, di ghiaccio,
            di poeti, di eroi.

            Se potessi,
            per pochi istanti,
            confondermi con l'Oceano,
            sovrano danzante
            dei tuoi freddi inverni,
            potrei coglierti
            nel lungo abbraccio
            di un'onda.

            Forse eterno ormai,
            perché tu vinta.

            Nel vento delle scogliere,
            morrebbe poi
            l'impeto mio placato.

            E se tu stessi riposando
            sulla spiaggia solitaria,
            solleverei ali stanche
            di vecchi albatri
            per venirti a cercare,
            mentre il libeccio
            accarezza lascivo,
            poi sferza,
            il collo nudo.

            Mentre cerchi di capire
            cos'è che
            muove il mare,
            perché mai non riposa.

            Come gazza ingorda
            nell'orbita iridata,
            coglierei
            per sempre,
            segreto inviolato,
            i tesori sommersi
            nella verde luce
            del tuo sguardo.
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