Scritta da: Luca Zecca
in Poesie (Poesie personali)
L'incomprensione,
rette parallele.
Composta mercoledì 9 ottobre 2019
L'incomprensione,
rette parallele.
Camminare da soli con piedi di cristallo
sulle strade nuove tracciate da noi stessi,
quando di notte giochiamo con i sogni
che spuntano come funghi nel bosco:
vuol dire che abbiamo perso l'orizzonte
perché ci ha sorpresi una nebbia fitta
senza la bussola del cuore che ci guida.
Il cammino della vita si dovrà conoscerlo
lentamente con occhi aperti e cuore attento.
Molte saranno le voci misteriose di sirene
che ci incanteranno salpando il nostro mare
calmo o procelloso che si agita nel cuore.
La seduzione sa di miele che stilla dal favo
falsa dolcezza piena di sofisticazione strana.
La nostra vita non è appesa a un filo d'Arianna,
né agli incanti di false sirene nascoste nel mare.
I gemiti di dolci voci femminili sono pure illusioni:
saper riconoscere il vero amore dalle seduzioni.
Il cammino della vita è pieno di trappole e incanti
tocca a ciascuno di noi tracciare le curve e le rette
per raggiungere il porto di arrivo o le bianche vette.
Vanità delle vanità, essere o non essere:
ecco la sintesi dell'uomo che s'interroga
sul suo passato, sul presente e sul futuro.
Siamo scintille di fuoco che non controlliamo
che brucia sempre, ci riscalda e spinge lontano.
I giorni della vita sono pieni di sole e di nuvole
poggia e vento, gioia e dolori e di ansie eterne.
Lavoriamo di giorno penetrando nel cuore del tempo
meditiamo di notte per scoprire la nostra essenza:
siamo esseri passeggeri o l'alito divino del Padreterno?
Scopriremo chi siamo avendo la mente sempre sveglia
captando le dolci voci del silenzio, leggendoci dentro.
Tutto quello che ci circonda ci parla di vita e di morte
ma sorride in noi una brezza divina nascosta nel cuore
che ci spinge per fissare lo sguardo sempre più in alto.
Giorno e notte, vita e morte, realtà e sogni spezzati
sono compagni di avventura in questo mondo di gioia
che ci apre gli occhi per vedere e captare nuova vita.
Passato, presente e futuro sono doni da conoscere
per dare senso ai nostri giorni in attesa di nuovi sogni.
Si rompono le inattese barriere della morte
quando il nostro cuore piange di allegria
il fidanzato gioisce baciando la sua amata
la mamma abbraccia suo figlio che nasce
cogliendo il primo fiore della sua primavera.
Si aprono le grandi finestre di cristallo
nel cielo di stelle che gocciolano rugiada
su un giardino di rose rosse e gigli bianchi
aspettando il sorriso del giorno che nasce.
Lentamente i nuovi boccioli si aprono alla luce
le ombre si nascondono nelle tane della notte.
Occhi indiscreti scrutano il giorno che nasce
mentre un bambino sorride all'uccello che canta.
Sono spalancate le porte alla luce del sole
l'aria notturna si purifica con il vento che ruggisce.
Le ragazze accarezzano il mattino che canta
mentre il loro cuore batte in attesa di un canto.
Tu, Delirio
capelli di notte rock
note di fuoco.
Inverno mio
Stelle di diamanti
nel cuore caldo.
Palazzi code di gatti intrecciate davanti alla Luna
periscopio d'ombra emerge dai corpi di cemento a fissare le stelle
caramelle di zucchero esseri alle piccole finestre ad aspettare il futuro
mentre la glassa della loro anima
cola in lettere d'amore spedite coi respiri ai fantasmi
danze tribali del vento tra i labirinti di strade
semafori in coma sul giallo intermittente mayday allo spazio
polveri giocano a sbattere contro qualche vetrina
pompieri corrono verso l'ultima vita rimasta a bruciare senza aiuti
Un jingle alla radio - da un'auto di guardia notturna
seducenti parassiti seviziano il pelo d'un cane abbandonato
lei non conosce altro mestiere e si fa pagare
ogni angolo di strada racconta di spiriti
e da sotto il piume il mondo ti sembra più buono
tutte scimmie sopra un casco di banane così noi per l'amore
col sorriso allontani la morte per pochi secondi
forse sta scritta da qualche parte di ogni dolore la cura.
Notte senza stelle allegre e puttane d'ombra a Park St
nevica con unghie di ghiaccio e sirene senza appetito di umani ma solo di canto
subcontinente oceanico con inferni nascosti dentro palazzi dall'aria sobria
il mio cuore è la papilla gustativa di un demone di fuoco che s'alza in grattacieli
non voglio qualcosa di facile o di difficile ma voglio qualcosa di mio
Tamigi col sesso gabbiano l'aria stagna di freddo soltanto febbraio gela in vena
bistrot occupati fish and chips e Byron maledetto solo l'assenzio tra rime
ubriaca la gioia s'alza verso una stella lontana col nome di Keats ma in versi
piccoli angeli di pietra tubano con le guglie sui ponti già vecchi condanna alla storia
ogni tanto uno schiaffo di vento porta lontano il bianco dal fiocco di neve
nudi entrambi di ogni leggenda ci abbracciamo a terra cercandoci negli occhi
neve uomo neve cuore neve palpito e affondi tremante col corpo
notte senza stelle allegre
freddo scure
gelida insonnia
cielo d'acciaio
mentre solo tu bruci.
Ho smesso di fare lo shakespeariano
il mio cuore ha una sentenza di morte partita alla nascita col conto alla rovescia
e sono incapace di costruire dopo il Ground 0 della poetica lasciata da Keats e gli altri
la femminilità della Luna traumatizzata dalla mia noia
mi chiamo 0 come il principio fondamentale di qualcosa
che piace agli spettri in letargo sotto sta pelle di lupo
ciò mi rende rognoso ai diavoli abbelliti a biscotti con spezie
ma dentro più del putrido stagno _ amari
io sono il Re della mia storia
il guerriero
l'uragano
il ciclone
l'incipit
l'infetto di malinconia
l'infermo d'amore
l'incurabile
il malato di tutto ciò che l'emozione potrà mai trasmettere
io sono il bastoncino di lussuria intinto nel miele di donna
pagliaccio per le emergenze
abbaio
ringhio e mordo
fotto
corro e friggo guardando alle stelle
chiamatemi Male
chiamatemi Demone o Uomo
queste mani sentono più di quanto l'occhio possa vedere
sentono i morti
i poemi rimasti non scritti
sentono le leggende ancora da tramandare
e allora
l'infermo lascia impronta
mentre al suo orecchio
il sensibile sussurro d'astri
quello di Dei lontani
gli canta
lo imbriglia
lo ubriaca di eterno
tanto da sentire come la carne urla in quel buio
dentro il petto
o vedere l'orco della rima divincolarsi alla catena di sangue
è un vecchio rito d'assenza dal presente
con un pugnale più vigoroso dell'acciaio chiamato ode
che infligge il più acuto dolore quello da sogni
oh Follia
di cui di son guardiano
in sta nebbia notturna fatta di specchi con legioni
di Byron e di Cesari
io ho sto bulbo in battito che ancora non fa fiore
e per cui scrivo
per cui amo
per cui rovescio mari
per cui resto in viaggio
senza una mappa
senza una strada
senza una meta
"Young Zero".
Cammino malato di foglie in ruggine
sei quegli occhi che cerco in mezzo a una folla
tormentata dall'oroscopo mattutino
un caffè al bar
sempre di corsa verso qualcosa che non da mai premi
eccoti! mi dico ma i tuoi occhi fuggono via
via dove?
cerco un parcheggio in settima fila
costa un rene sognare a tutte le ore del giorno
vado verso una tomba
che mi aspetta otto ore per quarant'anni circa
dopo di che andrò in una buca sempre uguale
con più silenzi forse
viva l'amore
che non ti vede
che non ti guarda
e non ti sorride
nelle ore lavorative
rincorro come l'infetto
una cura per questo autunno
senza alberi secolari
senza ossigeno
senza profumi di fiori
ma ho l'app conta passi o incontra l'anima gemella
dietro una stella nel Paradiso del Botox
che può suturare per il momento
quella ferita umana
lasciata aperta dai troppi ormoni
con astinenza da sentimento
eccomi qua
randagio come i randagi
ringhione con il magone e rosicone per la felicità d'altri
oh cerco gli occhi
dove stanno i tuoi occhi
il mio Apple contento mi gratifica con il Pokemon
Durdix appostato in mezzo a una strada
dove potrei morire investito
ma vale la pena rischiare
per catturare l'ennesima chimera
costruita dall'uomo
per ovviare a solitudini tristezze e suicidi
mi manchi
e quella condensa mi manca
che parte col fuoco del tuo corpo quando si muove
come una corona di alberi danzanti durante una pioggia
per me sei come un fiore che sboccia tre le mani spettrali
di un poeta sfuggito all'inferno
che resta in strada a mirare le onde
di uomini e nuvole e stagioni
ognuno col proprio vulcano pieno di lava
col proprio poema
da recitare
alle paure nei pensieri astratti
di pogni passante senza uno scopo
un brivido
che rende ancora possibile
mirare all'autunno come un gioia per pochi
ed io ti cerco
in mezzo a una folla
col peso del cielo e d'ogni stella
su questo cuore che tiene nel brivido d'amore
la sua essenza di sognatore tra sognatori.