Poesie personali


Scritta da: perlanerauno
in Poesie (Poesie personali)

Sul crinale dei monti

Lassù sul crinale dei monti
scintilla una goccia di luce
sfocata che bagna la sera
di un nuovo silenzio, di pace.

Tra i nudi respiri dei pioppi
un fiato di vento brunito
singhiozza il profumo dei ceppi,
la cenere, un passo smarrito.

Cammino con me e il mio nessuno
tra scricchioli d'ombre, portoni
smaltati, una nuvola e un pieno
di stille del mare lontano.

Prosegue da solo il pensiero
fuggendo da un buco di terra,
lassù nel purissimo nero
stellare ove il cielo sussurra.

Dimentico il male sentito
di cui non m'importa più niente
sentendo il suo verso infinito,
la sola Poesia che non mente.
Composta sabato 26 gennaio 2013
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    Scritta da: ROBERTO POZZI
    in Poesie (Poesie personali)

    TU SEI

    Tu non sei solo uno
    che sto guardando negli occhi!

    Tu sei l'anima gemella
    che ho sempre cercato!

    Tu sei il vero amore
    che mi salverà dall'oscurità!

    Tu sei il mio numero uno
    e tutti gli altri sono nessuno
    dato che non ci possono
    essere altri riscontri
    nei tuoi confronti,
    se tu sei qui per me
    ed io per te!
    Composta giovedì 10 gennaio 2013
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      Scritta da: Simone Di Stefano
      in Poesie (Poesie personali)

      Una mattina

      Una Mattina questa tu sei,
      un piccolo momento della giornata.
      La più immensa gioia
      la più candida e pura,
      l'aria profumata di Parigi,
      l'aria delle boulangerie nel primo mattino.

      Queste sono le piccole sciocchezze
      alla fine l'amore che cos'è?
      Se non un insieme di tante microscopiche particelle,
      che si uniscono in un legame chimico,
      per far nascere una entità suprema.

      Una Mattina questa tu sei,
      incantevole, parte più dolce di una giornata,
      importante perché ti fa capire che sei ancora vivo
      manco di un buon risveglio.
      Composta martedì 20 novembre 2012
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        Scritta da: Daniela Cesta
        in Poesie (Poesie personali)

        La foresta segreta di Daniela

        C'è una foresta che appartiene a me,
        è una foresta incantata,
        i suoi colori sono teneri,
        quasi evanescenti,

        but meravigliosi e sorprendenti,
        io conosco coloro che ci vivono,
        fate, gnomi, folletti,
        regna la dolcezza e la serenità,

        non c'è violenza,
        non c'è odio,
        il respiro è solo quello dell'amore,
        gli alberi sorridono e si fanno morbidi,

        e la melodia che emanano è fantastica,
        la musica avvolge ogni pianta e ramo,
        si innalza verso il cielo e si perde
        nell'universo intero,

        io sono nella foresta,
        tutto avvolge me in un
        abbraccio di tenero amore,
        tra gli alberi vive il mio amore

        tra il cielo e la terra,
        sospesi entrambi tra spazio e tempo,
        in questo infinito firmamento
        dove noi siamo stati deposti,

        nel vuoto pieno di stelle,
        la linfa vitale viene dalle radici degli alberi
        dall'acqua trasparente e preziosa,
        mentre la terra ha dentro di se

        ogni seme che porta frutti,
        e i cristalli di roccia proteggono.
        Armonia di una foresta che
        dona la vita nella sua semplicità,

        silenzio melodioso di un incanto d'amore.
        Composta giovedì 24 gennaio 2013
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          Scritta da: Michele Gentile
          in Poesie (Poesie personali)

          Impossibile

          Sapeva d'amore quel peccato
          e sapeva già
          che sarebbe finita.
          Cos'è allora tutto questo stupore...
          se non ci sono più istanze,
          offese che trovino pace
          tra le misere rovine del perdono?
          Perché l'indecenza non cerca di comprendere?
          Non volevo nutrirmi di dubbi,
          costretto a tornare da me
          a farmi visita ogni notte
          senza riflettere sul senso di una cortesia.
          Paradosso di Escher e non un Dio
          che mi dia una mano
          che dia retta alla mia sorte,
          petali d'acredine scagliati
          contro ogni rinascita;
          rigurgiti di sole decapitano
          buoni propositi...
          traggono beneficio dai rancori
          che sorvolano le mie cattedrali,
          nulla a che vedere
          con il guanto di sfida
          lanciatomi dalla tua partenza.
          Appartengo al nulla
          alla possibile ragione
          di un passato imperfetto.
          Composta giovedì 24 gennaio 2013
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            Scritta da: Ciro Orsi
            in Poesie (Poesie personali)

            Stampa d'epoca

            La cornice intarsiata di foglie dorate
            nel legno robusto scurito dal tempo
            custodiva la grande stampa d'epoca borbonica
            pervenuta dai nonni materni sino a noi.
            Un'illustrazione dai tipici colori grigi e neri
            di varie intensità
            pressati con perizia su cartoncino
            un tempo bianco ed ora assai ingiallito
            sotto il grande vetro che lo proteggeva al meglio.
            Fissata al centro della parte principale
            del camerone d'ingresso della casa
            dava un che di importante a tutto il resto,
            la parte alta sporgeva dal muro,
            trattenuta in un punto da un canapo dorato
            la base poggiata su due grandi ganci,
            era stata sempre lì da quasi cento anni.
            Alta da terra che per ammirarla
            dovevo alzare lo sguardo sù al soffitto
            e, per spolverarla, quando d'uso,
            a zia Letizia occorreva di montar sul tavolo.
            Una gran veduta dopo il terremoto
            da un punto della rocca
            lo sfondo di macerie desolanti,
            cumuli di case accartocciate in ogni via,
            chiese spezzate e campanili appesi;
            in primo piano un cavaliere in gran pavese
            avanza uno stuolo di gentiluomini
            e guida un gran numero di servitori
            con carri, arnesi, vanghe e casse
            a portar soccorsi in ogni parte.
            Sotto in caratteri istoriati il titolo
            "16 settembre 1851: Ferdinando II,
            Re di Borbone, sulle rovine di Melfi"
            Il "Re bomba": così era chiamato dalla zia.
            Ed io mi immaginai che fosse il "re ciccione"
            giusta la ciccia che il cavaliere
            si portava addosso sulla stampa.
            Ma mio padre mi spiegò trattarsi
            di un merito più grave e serio:
            quel Re aveva sparso con le "bombe"
            il sangue dei rivoluzionari a Napoli
            a Palermo ed in Calabria,
            senza fermarsi finché il popolo
            si dimostrò più forte di lui,
            ma continuò a chiamarlo il Re Bomba.
            Negli anni della scuola appresi
            sui libri un po' di storia e talvolta
            mi tornava quella storia del Re Bomba.
            Il terremoto terribile di Melfi del 1851,
            la rapida ricostruzione della città
            per merito del Re bomba,
            i moti di Napoli, gli eroi di Sapri,
            Carlo Pisacane,
            la fine delle speranze mazziniane,
            storie d'oppressione e decadenza paurose,
            tutto in poco tempo, di corsa,
            per merito di Re Bomba,
            colpito in pieno petto e ferito
            in Campo di Marte a Napoli
            da una baionetta per mano
            di un uomo del popolo,
            Agesilao Milano, processato
            e poi impiccato in Piazza dei Miracoli nel 1856.
            Re Bomba non moriva subito
            ma dopo tre anni di sofferenze,
            forse per setticemia seguita alle ferite
            o forse per obesità diceva il testo di storia.
            Ecco, era proprio il "re ciccione"
            che avevo immaginato da ragazzo!
            Non cambiava niente, in ogni caso,
            Re Bomba o re ciccione
            era morto per mano del popolo
            mio padre non poteva sbagliarsi.
            Eppure quel re tiranno aveva provato
            con le opere davvero
            a conquistare le simpatie del popolo:
            proprio sotto casa, a pochi metri,
            passava la ferrovia Napoli - Portici,
            la prima in Italia, un vero vanto,
            per merito di Re bomba o re ciccione,
            ma pure l'officina di Pietrarsa,
            futuro e lavoro per operai,
            tecnici, ingegneri e capi,
            tutta gente che passava sotto i balconi,
            tutti i giorni da oltre un secolo,
            andavano a Pietrarsa per fabbricare
            littorine e locomotive,
            quelle vere che potevi trovare alle stazioni,
            non quelle di latta che portava la befana,
            per merito di Re Bomba o re ciccione,
            quando aveva appena 29 anni.
            E nella stampa di Melfi quanti anni aveva?
            A quel tempo Re Bomba aveva 41 anni
            qualche buona opera ancora da fare
            per puntellare il traballante regno,
            chissà quanti morti già ammazzati
            e quanti ancora da sistemare
            prima di finire da ciccione sulla strada
            che portava al popolo sovrano.
            Composta giovedì 24 gennaio 2013
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              Scritta da: ROBERTO POZZI
              in Poesie (Poesie personali)

              Il tram del viale del tramonto

              All'alba di ogni mia rinascita,
              mi affretto a salire sul mio solito tram
              per la corsa giornaliera
              verso il tramonto del mio viaggio esistenziale,
              ma il destino vuole sempre giocare
              e non smette mai e poi mai
              di rovinare i miei buoni propositi!
              Il mio trascurato tram
              è sempre più malandato,
              con tutte le buche sul percorso
              che in questi anni ha incassato
              senza contare i parecchi ostacoli
              che ha dovuto evitare
              che non hanno fatto altro che allungare
              questo mio già logorroico
              cammino spirituale!
              Mi ritrovo di nuovo demoralizzato,
              dato che devo ancora aspettare
              le risposte che sto sognando,
              mentre continuo solo ad incappare
              in ulteriori domande senza apparente risposta!
              Che tristezza,
              sono soltanto un ingenuo,
              un povero illuso,
              che continua a sognare
              un mondo colmo d'affetti!
              Sono passati troppi anni,
              ormai mi sveglio sempre
              su questo mio tram dei desideri,
              sfiancato dalla solita realtà,
              vivendo l'ennesima delusione
              di questo dannato mondo
              dove pochi riescono a sacrificare
              i loro vuoti sentimenti
              senza mettere tutti quei paletti,
              quelle nevrotiche condizioni,
              che stravolgono la genuinità
              dell'amore in tutte le sue forme!
              È sempre la stessa conclusione
              di tante inconcludenti riflessioni,
              ma io che cosa posso fare
              a parte prendere il solito tram
              verso il tramonto
              e sperare di non ricevere
              la solita tranvata
              che ogni volta mi tocca
              quando scendo alla fermata inaspettata
              e vivo come me stesso
              invece del solito clone
              di te stesso!
              Composta mercoledì 23 gennaio 2013
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                Scritta da: Stefano Medel
                in Poesie (Poesie personali)

                Questa vita senza pace

                Questa vita sempre uguale,
                che a volte mi spaventa,
                a volte, mi stanca;
                e mi lascia senza forze;
                con le preoccupazioni,
                e gli anni,
                che cominciano ad esserci;
                e questa catena d'odio, e di male,
                la cattiveria della gente;
                chi spezzerà questa catena;
                è mai possibile,
                non poter mai vivere in pace;
                ed inseguo un sogno di normalità,
                di quiete,
                di silenzio,
                e gli anni passano,
                svelti;
                tante cose da dire,
                da fare;
                mentre niente và mai, come
                vuoi;
                sempre qualche guaio,
                sempre qualche grana.
                Composta venerdì 25 gennaio 2013
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                  Scritta da: perlanerauno
                  in Poesie (Poesie personali)

                  La luce che si oscura

                  Da quando andasti via non ho più luce,
                  ti sei portato pure il contatore,
                  il contagocce, grucce e dove prima
                  ci avevo il cuore adesso c'è l'abisso
                  in cui ci affosso tutto il mio dolore.

                  Non ti facevo sai così venale,
                  venoso, artificioso e ti ho dipinto
                  con l'acquarello azzurro del maestrale
                  per metterti su in cima al primo piolo
                  che sfiora il cielo e caddi dalle scale.

                  Le stelle che credevo d'aver visto
                  non erano lassù nell'infinito
                  ma giù nel sottosuolo in cui ho sbattuto
                  la testa e con lo spirito azzoppato
                  riprendo ogni mia briciola rimasta.

                  Da quando andasti via non c'è più luce
                  però ho trovato un alito di voce
                  ironica, la chiave di lettura
                  che smonta la Poesia alla nostalgia,
                  è un fiato di sepolcro in questa via.

                  Macabra? Si, ma è poi un dato di fatto
                  guardando la realtà che seppellisce
                  un verso dietro l'altro con parole
                  la luce che si oscura in faccia al sole.
                  Composta giovedì 24 gennaio 2013
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