Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Un funerale col vivo in bara

Mi sono steso
per potermi finalmente riposare.
Mi sono fatto vestire dell'abito migliore
per onorare un evento importante,
mi sono fatto coprire
per potermi riparare,
mi sono fatto portare
per farmi finalmente servire.
Mi sono fatto sotterrare
per essere al sicuro dai troppi scocciatori.
Mi sono fatto morire
per darvi un dispiacere,
per farvela pagare
per farvi condannare.
O non è così?
Venite a raccontarmelo
quando lo saprete.
Composta domenica 27 gennaio 2013
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    in Poesie (Poesie personali)

    Vale anche per le donne

    Mentre mi avvicino
    al primo bicchiere di stasera
    ripenso a quanto è triste
    l'arrivare a casa
    e rivederti,
    col grembiule a macchie
    e la gonna da "lavoro"
    e sentirti dire
    le cose dette ieri,
    e l'altro ieri,
    e l'altro giorno ancora.

    Mentre sorseggio un altro bicchiere
    mi guardo intorno
    e vedo tanti come me,
    che mi addormento
    dopo il telegiornale,
    e lascio a te il resto da guardare.

    Mentre si avvicina a me
    il mio terzo bicchiere
    ti vedo meglio di come pensavo,
    in fondo in fondo
    se c'è una partita
    sei pronta al compromesso,
    alla trattativa.
    Il film poi,
    quando vieni a letto
    me lo racconti tutto intero,
    tanto tu sai
    che anche se dormo
    lo intercetto col pensiero.

    Ed al mio quarto,
    quello della staffa
    già vedo la mia vita
    messa molto meglio
    di tutti quelli
    che mi stanno intorno.
    Pensa che pena
    dico un po' a me stesso,
    anche loro fanno sosta per far tardi
    per non dover apparecchiare
    o fare due parole,
    o magari a casa non hanno nessuno
    oppure chi li aspetta è fatto col tuo
    stesso stampo.
    Ma in fondo in fondo
    a casa,
    da te,
    non si sta poi così male.
    Il cibo è quasi buono
    come quello della mensa,
    e poi non hai più voglie
    e quindi non mi tenti,
    non mi costringi
    ad abbracciarti
    a starti addosso il tempo necessario,
    mentre con l'immaginazione
    sono con la modella
    vista distesa e sorridente
    dentro un cartellone.
    Ma intanto
    eccomi di ritorno,
    sulla via di casa,
    come ogni sera,
    magari
    barcollando un po'.
    Ma fin che
    al primo tentativo
    la chiave gira nella serratura
    e non devo cercare il campanello
    vuol dire che i miei pensieri
    li ho pisciati via tutti
    nel bagno del locale
    oppure al muro fuori
    se è emergenza,
    ed anche per stasera
    sono pronto a sopportare.
    Composta domenica 27 gennaio 2013
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      in Poesie (Poesie personali)

      L'orologio di paura

      sono passate da molto tempo
      le una di mattina,
      sono appena scoccate
      le quattro di mattina.
      Mi fa pena il mio corpo
      che non riesce a riposare,
      e la mia mente
      che non riesce a pensare,
      mi fa pena il mio cuore
      che non riesce ad amare.
      È proprio finito
      il mio me stesso migliore.
      Composta domenica 27 gennaio 2013
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        Scritta da: Chiara Garbuglia
        in Poesie (Poesie personali)

        Una, slesh due, lisce lingue

        Prima c'era il contatto di due occhi,
        che a distanza di metri
        e particelle d'ossigeno invisibili ma indispensabili,
        s'incontravano,
        e si guardavano
        ancora.

        Poi c'era il contatto di due nasi,
        ma solo le punte.
        Solo quelle.
        Solo.
        Quelle.
        Che s'accarezzavo,
        si strusciavano
        come fa un gatto contro una gamba.
        Contro una sedia.

        Poi c'era il contatto di quattro,
        e sottolineo quattro,
        labbra.
        Due sopra
        e due sotto.
        Quindi quattro.
        Che si bagnavano di un caldo Dna,
        che si cercavano,
        e venivano trovate,
        da altre labbra
        o da una, slesh due, liscie lingue,
        che quando i due occhi, i due nasi, le quattro labbra si stavano incontrando
        quelle due una, slesh due, lisce lingue
        erano nascoste
        dietro le due sopra e due sotto, quindi quattro, moride labbra.
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          in Poesie (Poesie personali)

          È lì da un po'

          Fumo
          o pasticca,
          delusione d'amore
          o l'errore di esistere.
          Un ago
          come un chiodo da croce
          conficcato nel braccio.
          Finalmente sei fermo
          la tua guerra è finita
          hai sconfitto te stesso,
          hai sconfitto la vita.
          Sei fermo per sempre
          con la schiena appoggiata
          alla parete dei graffi.
          Nomi e frasi
          o quei cuori trafitti,
          incisi
          con i ferri
          o i mattoni,
          con i vetri spaccati.
          I ti amo,
          ti odio,
          e quelle stupide date
          del siamo stati qui
          scritte con i carboni.
          C'è uno squarcio nel muro,
          nella parete di fronte,
          antica via di fuga
          forse breccia
          fatta per entrare,
          o semplice crollo,
          passo di luce
          e di freddo.
          Un solo buco nel muro
          tanti buchi nel piccolo braccio.
          C'è uno squarcio nel cuore,
          una storia e finita.
          C'è un graffio sul muro,
          una bestemmia alla vita.
          Composta sabato 26 gennaio 2013
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            in Poesie (Poesie personali)

            Assonnato in poltrona, poco prima del terremoto

            Passa la luce
            da finestre chiuse.
            Le tende si muovono
            è un vento che non sento.
            Sul soffitto un aquilone
            con le firme degli angeli.
            Uccelli di carta
            appesi a fili da pesca
            fingono di volare,
            sono arrivati dell'Africa
            con l'ultimo treno possibile.
            Il fratello dell'uccisa
            mi ronza intorno,
            è persona sguaiata,
            si è montato la testa,
            la sua testa rasata.
            Ha il cappellino all'indietro,
            per lui è l'ultima moda
            una stupida moda,
            che in realtà è sorpassata
            e si è fermata da lui proprio a fine carriera.
            Si è appollaiato sul mio ginocchio
            con le braccia si tiene le gambe
            e mi guarda ridendo,
            con la bocca stretta.
            Me lo scrollo di dosso,
            ma mi cade la gamba,
            il dolore mi sveglia.
            Ecco la casa si vuota,
            tutto al miglior offrente,
            ed io vedo non visto.
            Assisto.
            Composta sabato 26 gennaio 2013
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              in Poesie (Poesie personali)

              La spazzatura di oggi, l'immondizia di domani

              Si preparano le stanze
              per i poteri cambiati
              con libere elezioni
              da cittadini prigionieri.
              La mia mansione
              è rovesciare i cassetti
              e gettare i segreti
              della passata gestione,
              aprire gli armadi,
              far uscire gli scheletri,
              metterli in fila,
              tutti pronti all'appello,
              per i nuovi padroni,
              poi preparare gli armadi
              per gli scheletri da domani in poi.
              Il mio compito è anche
              catalogare
              pezzi di matita,
              carte e riviste
              testimoni dei vizi di ognuno,
              potranno servire per futuri ricatti.
              Anch'io metto in tasca qualcosa
              mi potrebbe servire
              per avere un futuro migliore
              o per non farmi ammazzare.
              Composta sabato 26 gennaio 2013
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                Scritta da: Giuseppe
                in Poesie (Poesie personali)

                Il riflesso del tuo viso

                Il riflesso del tuo viso
                nell'acqua ho cercato,
                ma solo onde ho trovato.

                Così in spiaggia mi son sdraiato
                e guardando il cielo stellato,
                anche li, il tuo viso ho cercato.

                La sabbia, l'acqua e il silenzio
                mi fecero compagnia,
                una sensazione di piacere
                invase il mio corpo.

                Due mani delicate dalle mie spalle
                chiusero i miei occhi,
                due labbra baciarono il mio collo,
                una voce soave mi sussurrò all'orecchio:
                Il tuo cercarmi tra cielo e mare mi ha portata qui da te!
                Composta sabato 26 gennaio 2013
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                  Scritta da: perlanerauno
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Ma che titolo!

                  Noi non chiamammo Amore il nostro viaggio
                  che fu partenza senza più ritorno
                  della speranza di vedere insieme
                  l'aurora ricamare il nuovo giorno
                  col vento rosa e silenziose rime.

                  Io dissi l'infinito e vide il nulla
                  nel teschio della luna, orbite vuote,
                  senz'anima, la luce di una stella
                  divenne un buco d'impressioni mute.

                  No, non chiamammo Amore il nostro viaggio
                  che fu un pellegrinaggio senza meta,
                  il girotondo di una cantilena
                  stonata ma che titolo: "Il Poeta"!
                  Composta sabato 26 gennaio 2013
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