Poesie personali


Scritta da: Salvatore Masullo
in Poesie (Poesie personali)

Speranze

Speranze come treni
inghiottiti dal tunnel della vita,
ansimanti nel buio,
in cerca di una luce...

Speranze, ultime a morire,
su certe strade deserte
dove amore e pace
sono spesso un miraggio...

Speranze come quei ragazzi
che non hanno una meta,
eppure vanno sempre di corsa
giocandosi la vita sull'asfalto...

Speranze di chi ha fede
e non crede più a nessuno,
come gabbiani irrequieti
in cerca d'uno scoglio...

Speranze mai sopite
dove la vita arranca
quando il silenzio vince
e la parola manca...
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    Scritta da: Salvatore Masullo
    in Poesie (Poesie personali)

    Strade

    Strisce d’asfalto bruciate dal sole
    dove consumi le quotidiane noie.
    Strade bagnate, vissute al mattino,
    in compagnia dei tuoi pensieri
    e certe storie che non hanno fine.
    Curve, salite, discese, frenate
    sulle note di una vecchia canzone:
    quante volte hai premuto il pedale
    rincorrendo invano quel sogno
    che ti cambi d’un colpo la vita…

    Strade statali battute dal vento,
    sul finire di un’altra giornata,
    tra quei fasci di luce accecanti
    che divorano stanche pupille
    immerse nel nulla del buio serale.
    Strade deserte di periferia,
    tra terre incolte, prive di vita,
    dove trovi lungo il selciato
    fiori secchi, senza profumo,
    col capo reclino sull’esile stelo.

    Strade d’autunno,
    ricolme di nebbia,
    dove il respiro manca
    e t’accorgi d’esser solo.
    Strade di vita
    che prima o poi  
    percorreremo tutti…
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      Scritta da: Salvatore Masullo
      in Poesie (Poesie personali)

      Era una maestra

      E mi sovviene ancor nella memoria
      la voce di un'impavida maestra
      che mossa dal suo senso del dovere
      mi conduceva in classe a dire versi...
      Ricordo la chiamavo "signorina",
      malgrado i vezzi bianchi sulla chioma,
      e dentro quattro mura un po' annerite
      mi preparava ad affrontar la vita!

      Il freddo dell'inverno era passato
      con le gelate e i segni sulle gote
      che ancor cercavano rifugio
      nel morbido tepor delle sue dita.
      Portava camicette di cotone
      con dei ricami al passo di stagione
      e mi colpiva l'odorosa trama
      di candeggina e fiori di lampone.

      La mano sempre sporca di gessetti,
      che manovrava con un fare accorto
      ad evitare di sentir le lagne
      di chi soffriva, con la pelle d'oca,
      la stridula scrittura su lavagna...

      Ricordo quando entrava il direttore,
      e gli mostrava i nostri quadernetti,
      barchette senza remi alla deriva
      d'un mare
      che spiaggiava per l'affetto...

      Poi ci portava fuori a primavera
      per liberare sogni di fanciulli,
      e l'aria tersa s'inondava
      d'un canto
      che graffiava le tonsille.

      Pesanti come pietre quei ricordi:
      un alfabeto che costeggia i cigli
      dei giorni nostri divenuti tristi
      per noi che ci sentiamo sempre figli!

      Era una maestra...
      Ma quando il cor s'infiamma,
      per tutti noi rimane
      una seconda mamma!
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        Scritta da: Salvatore Masullo
        in Poesie (Poesie personali)

        Notte alla stazione

        Notte alla stazione
        dove l'ultimo mostro,
        sbuffando,
        ha ingoiato il suo carico umano.
        Un altro giorno corre via
        come il fischio di quel treno
        in lontananza...

        Nell'aria scura
        solo l'eco degli affanni
        e quegli appunti di vita
        che tornano a parlare,
        in soliloquio,
        dagli intonaci freddi
        di una sala d'attesa.

        Il "libro degli ospiti"
        sulle pareti stanche:
        nomi, date, messaggi
        di coppie innamorate
        fedeli a una promessa,
        di uomini delusi
        cresciuti troppo in fretta,
        di chi si sente solo
        sopra un binario morto!

        Notte alla stazione
        crocevia di quei pensieri
        dispersi come cicche sui binari
        che muoiono la sera tra le pietre
        dissolte in una nuvola di fumo.

        Stazioni di notte, metafore di vita,
        dove puoi perdere l'ultimo treno
        e rimanere al punto di partenza,
        oppure proseguire nel tuo viaggio
        sperando in una nuova... coincidenza!
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          Scritta da: Salvatore Masullo
          in Poesie (Poesie personali)

          A mio figlio

          E ti ritrovo uomo all'improvviso
          Tu che rimani sempre il mio bambino
          Con quello sguardo ingenuo ed indeciso
          Che mi rapisce quando ti ho vicino...
          Sapessi figlio mio con quanta intensità
          Io vivo le tue giovani apprensioni,
          E il tuo passaggio alla maggiore età
          Mi fa provar sussulti ed emozioni...

          Con te mi sento adulto
          E finalmente padre,
          Rivedo le speranze
          E il senso della vita.
          E dopo i sacrifici
          Sofferti con tua madre,
          Vorrei che la tua strada
          Non fosse mai in salita...
          Se un giorno attorno a te
          Vedrai solo deserto,
          Ripiglia piano il fiato
          E non morire dentro:
          La nostra vita è barca
          In mare aperto
          E può colare a picco
          Se tu non stai nel centro...

          E se ti troverai a sopportar gli affanni
          Di un mondo che pretende soltanto i risultati,
          Non perdere la calma e vivi quei tuoi anni
          Col solito entusiasmo e i gesti misurati.
          Ricordati di sentirci a te vicini
          Anche quando un dì non ci saremo:
          Per sempre veglieremo il tuo cammino,
          Al cuore e alla tua mente parleremo...
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            Scritta da: Salvatore Masullo
            in Poesie (Poesie personali)

            A mia figlia

            D'estate ti tenevo tra le braccia
            sugli arenili caldi delle spiagge,
            e insieme cercavamo tra le rocce
            conchiglie consumate dalle piogge.

            D'inverno ti portavo sulle spalle,
            fra sagre e ricorrenze di borgate,
            per evitarti il bagno di una folla
            che divorava rustiche crostate!

            Ed ora mi sorprendo ad inseguire
            i segni del tuo nuovo portamento,
            soffrendo per quel lesto divenire
            che suscita nell'uomo il sentimento.

            Nell'aria sonnacchiosa del mattino,
            fragranze che risvegliano la mente:
            profumi di quel trucco sbarazzino
            esaltano il tuo corpo adolescente.

            Il tempo, intanto, vola via
            e ti ritrovo donna all'improvviso,
            tu che dissolvi la malinconia
            dei giorni, spesso, avari di un sorriso.

            Ma il cuore resta preda dei pensieri
            e annaspa se la sera torni tardi,
            in questa selva dove quei guerrieri
            al buio ridiventano codardi!
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              Scritta da: Salvatore Masullo
              in Poesie (Poesie personali)

              Morte di una madre africana

              Lo sguardo smunto e senza pace
              sul frutto tuo che al seno allatti,
              nutrice non più gravida di linfa
              sull'arsa terra che conduce a morte.

              Palme chiare scavate dagli stenti,
              denti in fuori a mordere la rabbia,
              rami secchi agli angoli degli occhi
              e un velo d'innocenza che riluce
              dal breve gocciolar che bagna il viso.

              Nostalgie di fiumi e d'argini fecondi,
              di noviluni spesi intorno ai sacri fuochi
              quando l'eco delle danze e dei tamburi
              vibrava forte nei visceri terreni
              fin dentro la capanna ove cullavi,
              al canto di guerrieri generosi,
              i tuoi sogni primitivi di fanciulla.

              Ricordi antichi di un'età svanita
              nell'avida terra, tra l'aride pietre,
              di gesta superbe non più cantate,
              di nenie tribali divenute pianti,
              di madri fiere dentro le capanne.

              Ora solo i gemiti a riempir le foreste,
              a vagar su gli altipiani e le radure,
              in un mondo che non dà più voce
              né terre su cui tracciare solchi
              né piante di cui godere i frutti
              né sogni, né memorie familiari.

              Nubi polverose sui declivi
              spinte dal vento secco di stagione
              ove il respiro tuo s'impiglia
              e annaspa tra i bagliori del tramonto.

              La pelle cede e ha un ultimo sussulto
              al labbro ritmato del tuo frutto
              che succhia dai tuoi seni inariditi
              la speme d'un futuro cancellato.

              E allora volgi il guardo tuo morente
              sui campi un tempo sazi di manioca
              ove l'immago tua rivedi ancora
              tra le braccia vigorose dei tuoi avi...
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                Scritta da: Salvatore Masullo
                in Poesie (Poesie personali)

                La spiaggia dei ricordi

                Tra suoni antichi mi sovvien la voglia
                di un ritmo che s'insinua nella mente
                e mi riporta al tempo adolescente
                quando miravo il mare da uno scoglio...

                La spiaggia dei ricordi adesso tace,
                quel tratto di costiera sempre in guerra
                che corre da "Bagnoli" al "Rione Terra",
                un tempo approdo dei coloni Greci!

                Rivivo gli assolati pomeriggi
                trascorsi sotto l'ombra dei costoni
                per evitare a scuola le lezioni
                e l'indolenza di quei banchi grigi...

                Nell'aria quei tramonti di calcare
                d'un sole che affogava all'orizzonte
                tra il luccichio di reti appena pronte
                sugli argani impazienti di salpare!

                Ed io un intruso dentro la cornice
                sentivo, a tratti, le sommerse voci
                di oracoli e sibille senza pace
                salir da quei fondali in superficie...

                Godevo in quel respiro di maestrale,
                di venti aperti al canto di sirene,
                e un fremito mi entrava nelle vene
                quando scoppiava forte un temporale!

                Sul viso assaporavo quelle gocce
                asperse come un gesto spirituale
                e rimanevo assorto in quel rituale
                seduto sul gradino di una roccia.

                E m'incantavo a lungo ad ascoltare
                lo sciabordìo dei flutti sotto costa
                che raccontava a tutti senza sosta
                l'eterna lotta tra la terra e il mare...
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                  Scritta da: Salvatore Masullo
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Il gabbiano infelice

                  E nel silenzio resto qui a soffrire
                  senza dar più voce al mio dolore,
                  poiché l'ansia moderna di apparire
                  ha già serrato, forte, i vostri cuori!
                  Come un clown racconto la mia storia
                  a Voi che fate finta di capirmi,
                  in un'arena dove non c'è gloria
                  per me che tento invano di esibirmi...

                  Io sono quel gabbiano con le ali fratturate
                  costretto ad inciampare su scogli della vita.
                  Un tempo volteggiavo per i ventosi lidi
                  fra guizzi di marosi ed arroccati nidi...
                  Ed or che vò ramingo sui litorali bassi,
                  confido le mie pene alle ginestre e al mare,
                  e cerco nutrimento nei cumuli di sassi,
                  tra reti sforacchiate e gusci di calcare...

                  Rimiro i miei compagni volar sulle banchine,
                  danzar con eleganza nel tempo degli amori,
                  sfiorando con la coda quel limitar di pini
                  nel vespero che smorza l'asprezza dei colori...
                  Ed io rimasto solo, su questa baia deserta,
                  non provo più l'ebbrezza giocosa del volare.
                  Ma so di avere, alfine, una risorsa certa:
                  un cuore così grande per amare!
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                    Scritta da: Salvatore Masullo
                    in Poesie (Poesie personali)

                    Cercami

                    Quando l'inverno
                    avrà steso all'orizzonte
                    l'ultimo velo grigio
                    e l'alito vaporoso di cucina
                    s'incollerà
                    sulle finestre fredde,
                    allora cercami:
                    io ti sarò vicino
                    ad aspettare l'alba.

                    Prima che l'imbrunire
                    abbia fugato impietoso
                    la fioca luce del meriggio
                    Noi, con le dita sui vetri,
                    tracceremo
                    innocenti arabeschi
                    del nostro
                    imperituro amore.
                    E non saranno i pensieri
                    ad inghiottirci come prede,
                    né noia o solitudine
                    ad affogarci l'anima.

                    Quando la pioggia
                    batterà impetuosa
                    sui tetti delle case
                    e un tuono repentino
                    vibrerà nel cuore tuo,
                    allora cercami:
                    prima che in mare
                    s'acqueti la risacca
                    e un volo di gabbiani
                    rinnovi il suo vissuto
                    insieme resteremo
                    fino all'ultimo minuto...
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