Poesie d'Autore


Scritta da: Umiltà
in Poesie (Poesie d'Autore)
L'angelo che mi culla
La mia mamma è un Angelo
un angel che soffre per amor mio
ho mamma ringrazio Dio
d'averti donata a me.

Mammina mia adorata e bella
per me sei fulgida come una stella.
Tutto risplende intorno a te
di luci doro e d'amor per me.
Composta venerdì 30 novembre 1951
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    Scritta da: Salvatore Orefice
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Orizzonti infiniti

    Ad un tratto quel mare
    che un bel tempo ci vide
    mi soffermo a guardare
    il mio cuore  sorride  

    Al ricordo lontano
    nostalgia si risveglia
    desiderio assai vano
    che m'assale, mi piglia  

    Lungo spiaggie dorate
    ti portavo a bramare
    nelle calde giornate
    una vita d'amare  

    I tramonti rubati
    a quell'estive sere
    stretti forte abbracciati
    un'amore da bere  

    I trascorsi momenti
    che tornano a colpire
    tramutasi in lamenti
    non voglio qui soffrire  

    Allor guardar mi piace
    orizzonti infiniti
    cercare un po di pace
    scordare amor sopiti.
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      Scritta da: Salvatore Orefice
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Crisi

      Vuote le strade del vecchio quartiere, 
      nessuno s'aggira per i palazzi 
      solo, provo mestizia. 
      Inutilmente fan luce i lampioni, 
      il sole del crepuscolo si spegne 
      annunciando la notte. 

      Un senso d'impotenza tra la gente, 
      che come la volpe resta intanata 
      aspettando il momento, 
      chiusa tra disperazione e speranza 
      al tenue calore del focolare, 
      aspettando il domani.
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        Scritta da: Anna De Santis
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Quel velo

        Sulla luce, mettevi sempre un velo, una luce soffusa
        per nascondere la voglia sempre più confusa
        e chiudevi gli occhi per non guardarlo in viso
        ed il pensiero dove andava, quando ti sfiorava
        Scivolava sulla pelle e tu come fosse niente
        evitavi di pronunciarne il nome
        e quel suo chiamarti amore, ma tu sempre assente.
        Riconoscevi al tatto il suo corpo e non era quello che desideravi
        eppure senza mai respingerlo, continuavi.
        Più che un piacere, era una sorta di tormento
        che volevi infliggere ai tuoi sensi con un certo compiacimento
        perche non trovavi mai il coraggio in quel momento
        di dirgli in faccia: basta, non ti sento.
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          Scritta da: Damiano Villi
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          L'amore

          Non ci sono parole per descrivere l'amore
          è un intreccio di emozioni che porti nel tuo cuore
          emozioni che vagano in te insicure
          una bella malattia per cui non vuoi cure
          è un sogno bellissimo da cui non ti vuoi svegliare
          una splendida canzone che continui a cantare
          è un ritornello che lascia in te la sua melodia
          non è altro che pura e semplice magia.
          Composta martedì 27 novembre 2012
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            Scritta da: Bramante
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            L'Abbraccio

            Corre il pensiero a quel tenero abbraccio,
            al caldo tempio di quel corpo amato,
            mistica offerta antica ad un passato
            che oggi stringe in gola come un laccio.

            la mente tua vorrebbe imprigionare
            quel suo respiro tenero e avvolgente
            che ancora tiene in vita, dolcemente
            quell'emozione che ti fa vibrare.

            Ma il tempo è più spietato di un cecchino;
            colpisce in petto con il suo presente:
            e se il ricordo sazia cuore mente,
            una lacrima abbraccia il tuo cuscino.
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              Scritta da: Damiano Villi
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Dedicato a te

              Quello che scrivo è dedicato a te
              a te che in ogni istante ti prendi cura di me
              tu che sei entrata nella mia esistenza
              dando alla mia vita un po' di coerenza
              in questo giorno ti scrivo questo mio pensiero
              che di te mi rende sempre più fiero
              insieme a te ogni mio sogno voglio realizzare
              gli stessi che prima di te potevo solo sognare
              ti prego non lasciarmi vivere senza di te
              senza di te che ormai sei parte di me.
              Composta venerdì 16 novembre 2012
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                Scritta da: Marta Emme
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                L'attesa fiduciosa

                Sul mondo ero affacciata
                mentre una palla rotolava
                e la mente divagava.
                A quel bimbo somigliava
                che contento la incalzava,
                finché quella corsa spensierata
                col vento dirottava
                e in una buca la palla
                si fermava.
                La mano premurosa
                che riparava tale cosa
                diventava contagiosa
                e sentivo più preziosa
                la giornata laboriosa.
                Perché basta poco a volte
                ad attirar la mala sorte
                quando il vento soffia forte
                e le cose dritte diventan storte.
                Come la rugiada
                non si posa sui fossi
                se gli steli vengon mossi,
                così quieta voglio stare
                il vostro parere ad aspettare
                su ciò che ha prodotto
                il mio daffare.
                E se è vero che
                il tempo porta consiglio
                verrete a me con
                un tenero giglio perché
                ho creato un vero gioiello
                e mi direte quanto è bello.
                È la freschezza della rugiada
                a guidar lungo la strada,
                quando non sono le parole
                a mostrar delle cose
                il giusto valore.
                Composta sabato 10 novembre 2012
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                  Scritta da: Domenico De Rosa
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  'A paura mia

                  Tengo nemice? Faccio'o paro e sparo...
                  'E ttengo mente e dico: "Stongo ccà!"
                  E nun tremmo si sent''e dì: "Te sparo!"
                  Chillo c''o ddice, '0 ddice, nun'0 ffà.
                  Si è p''o buciardo, nun me movo, aspetto.
                  ('A buscia corre assaie, ma campa poco).
                  'O vuò vedè? '0 canusce comm''o "sette",
                  va pè parlà', se fa una lamp''e fuoco.
                  'A calunnia? E chella è un venticello,
                  dico vicin'a'o viento: "Nun sciuscià?"
                  Quann'ha fatt''a sfucata vene'o bello,
                  allor'accuminciamm'a raggiunà.
                  E manco'a morte, si me tene mente,
                  me fa paura. 'A morte è generale.
                  Ll'uommene sò rumanze differente,
                  ma tenen'una chiusa, unu finale.
                  M'arrobbano? Arreduco mmiez''a via?...
                  Ì fatico e addevento chillu stesso,
                  ma, quanto voglio bene a mamma mia,
                  a mme me fa paura sul''o fesso!

                  TRADUZIONE (per quanto possibile, rispettosa del testo in napoletano):
                  Ho nemici? Faccio il "pari e dispari",
                  li tengo a mente e dico: "sto qua!"
                  E non tremo se sento dire "ti sparo!"
                  Colui che lo dice, lo dice ma non lo fa.
                  Quanto al bugiardo, io non mi muovo, io aspetto.
                  (La bugia corre molto, ma vive poco).
                  Lo vuoi vedere? Lo riconosci come il "sette",
                  appena fa per parlare, si fa rosso come una vampata di fuoco.
                  La calunnia? E quella è un venticello,
                  dico al vento: "non soffiare"?
                  Quando ha finito di scatenarsi, viene il bel tempo,
                  allora cominciamo a ragionare.
                  E nemmeno la morte, se mi tiene a mente,
                  mi fa paura. La morte è generale.
                  Gli uomini sono romanzi differenti
                  ma hanno una identica conclusione, un unico finale.
                  Mi derubano? Mi riducono in mezzo ad una strada?
                  Io lavoro e ridivento lo stesso di prima;
                  ma, per quanto voglio bene a mamma mia,
                  a me fa paura solo il fesso!
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