Che fai laggiù bambina Con quei fiori appena colti Che fai laggiù ragazza Con quei fiori seccati Che fai laggiù bella donna Con quei fiori che appassiscono Che fai laggiù già vecchia Con quei fiori che muoiono
Ai sospiri dell'amata la notte intera si innalza; una carezza leggera percorre il cielo stupito. E allora è come se nell'universo una forza elementare ridiventasse la madre di tutto l'amore smarrito.
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia è la mia nostalgia cresciuta sul ramo inaccessibile è la mia sete tirata su dal pozzo dei miei sogni è il disegno tracciato su un raggio di sole
ciò che ho scritto di noi è tutta verità è la tua grazia cesta colma di frutti rovesciata sull'erba è la tua assenza quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via è la mia gelosia quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati è la mia felicità fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
Pesci nei placidi laghi sfoggiano scie di colori, cigni nell'aria invernale hanno un candore perfetto e incede il grande leone per il suo bosco innocente; leone, pesci e cigno in scena e già sono andati sull'onda irruente del Tempo.
Noi, finché i giorni d'ombra son maturi, noi dobbiamo piangere e cantare del dovere il sopruso consapevole, il Diavolo nell'orgoglio, la bontà portata attentamente per espiazione o per nostra fortuna; noi i nostri amori li dobbiamo perdere, volgendo uno sguardo invidioso a ogni animale e uccello che si muove.
Sospiri per folliecompiute e dette attorcono i nostri angusti giorni, ma devo benedire e celebrare che tu, mio cigno, avendo tutti i doni che Natura impulsiva ha dato al cigno, la maestà e l'orgoglio, vi aggiungessi ieri notte il tuo amore volontario.
E così te ne vai, amore mio, mio signore, mio sposo, mio amico, mio tutto! Voglio avere tue notizie ogni giorno dell'ora, sì, dell'ora, ci sono molti giorni in un minuto... Ahimè, a contare il tempo in questo modo, chi sa quanti anni avrò prima di rivedere il mio Romeo!
Si piegano i pini ad ascoltare i mormorii del vento autunnale che i neri pioppi fa agitare in un isterico riso mentre la casa del giorno lentamente chiude le sue imposte orientali. In fondo alla valle, confusamente le lapidi del cimitero - lontane si raggruppano, avvolgendo la loro vaghezza nel grigio sudario della nebbia, ormai che nel crepuscolo i lampioni all'improvviso hanno iniziato a sanguinare. Fuori dalla finestra volano le foglie e passando una parola pronunciano al viso che fissa l'esterno, guardando se soffia la notte un pensiero o un messaggio sui vetri.
Non m'importa che la mia sorte terrena Abbia assai poco di terreno in sé, che anni d'amore si siano perduti in un solo minuto di rancore. Né mi addolora che altri disperati Di me, mia cara, siano più felici, ma che tu soffra per questo mio destino, che mi porta a fuggire sempre via.
Di nuovo chiede la mia bocca lieta d'essere benedetta dal tuo bacio, voglio tenere le tue care dita, ripiegarle per gioco tra le mie, il mio sguardo assetato al tuo appagare, nei tuoi capelli sprofondare il viso, con membra sempre vigili e fedeli, rispondere allo slancio delle tue, rinnovare con fiamma sempre nuove la tua bellezza mille e mille volte, finché beati e grati entrambi al fato, abiteremo sopra ogni dolore, finché il giorno e la notte, il presente e il passato accoglieremo con fraterno amore, finché al di sopra di ogni agire umano trasfigurati vagheremo in pace.