Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Né mistero né dolore

Né mistero né dolore
né volontà sapiente del destino:
sempre quell'incontrarci ci lasciava
l'impressione di una lotta.

Ed io, indovinato dal mattino
l'attimo del tuo arrivo,
percepivo nei palmi socchiusi
il morso leggero di un tremito.

Con dita arse sgualcivo
la variopinta tovaglia del tavolo...
Capivo fin da allora
quanto è angusta questa terra.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Lamento per il sud

    La luna rossa, il vento, il tuo colore
    di donna del Nord, la distesa di neve...
    Il mio cuore è ormai su queste praterie,
    in queste acque annuvolate dalle nebbie.
    Ho dimenticato il mare, la grave
    conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
    le cantilene dei carri lungo le strade
    dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
    ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
    nell'aria dei verdi altipiani
    per le terre e i fiumi della Lombardia.
    Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
    Più nessuno mi porterà nel Sud.
    Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
    in riva alle paludi di malaria,
    è stanco di solitudine, stanco di catene,
    è stanco nella sua bocca
    delle bestemmie di tutte le razze
    che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
    che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
    Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
    costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
    mangiano fiori d'acacia lungo le piste
    nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
    Più nessuno mi porterà nel Sud.
    E questa sera carica d'inverno
    è ancora nostra, e qui ripeto a te
    il mio assurdo contrappunto
    di dolcezze e di furori,
    un lamento d'amore senza amore.
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      Scritta da: Elisabetta
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La pioggia nel pineto

      Taci. Su le soglie
      del bosco non odo
      parole che dici
      umane; ma odo
      parole più nuove
      che parlano gocciole e foglie
      lontane.

      Ascolta. Piove
      dalle nuvole sparse.
      Piove su le tamerici
      salmastre ed arse,
      piove sui pini
      scagliosi ed irti,
      piove su i mirti
      divini,
      su le ginestre fulgenti
      di fiori accolti,
      su i ginepri folti
      di coccole aulenti,
      piove su i nostri volti
      silvani,
      piove su le nostre mani
      ignude,
      su i nostri vestimenti
      leggeri,
      su i freschi pensieri
      che l'anima schiude

      novella,
      su la favola bella
      che ieri
      t'illuse, che oggi m'illude,
      o Ermione.

      Odi? La pioggia cade
      su la solitaria
      verdura
      con un crepitio che dura
      e varia nell'aria secondo le fronde
      più rade, men rade.

      Ascolta. Risponde
      al pianto il canto
      delle cicale
      che il pianto australe
      non impaura,
      né il ciel cinerino.

      E il pino
      ha un suono, e il mirto
      altro suono, e il ginepro
      altro ancora, stromenti
      diversi
      sotto innumerevoli dita.

      E immersi
      noi siam nello spirito
      silvestre,
      d'arborea vita viventi;
      e il tuo volto ebro
      è molle di pioggia
      come una foglia,
      e le tue chiome
      auliscono come
      le chiare ginestre,
      o creatura terrestre
      che hai nome
      Ermione.

      Ascolta, Ascolta. L'accordo
      delle aeree cicale
      a poco a poco
      più sordo
      si fa sotto il pianto
      che cresce;
      ma un canto vi si mesce
      più roco
      che di laggiù sale,
      dall'umida ombra remota.

      Più sordo e più fioco
      s'allenta, si spegne.
      Sola una nota
      ancor trema, si spegne,
      risorge, trema, si spegne.
      Non s'ode voce del mare.
      Or s'ode su tutta la fronda
      crosciare
      l'argentea pioggia
      che monda,
      il croscio che varia
      secondo la fronda
      più folta, men folta.

      Ascolta.
      La figlia dell'aria
      è muta: ma la figlia
      del limo lontana,
      la rana,
      canta nell'ombra più fonda,
      chi sa dove, chi sa dove!
      E piove su le tue ciglia,
      Ermione.

      Piove su le tue ciglia nere
      sì che par tu pianga
      ma di piacere; non bianca
      ma quasi fatta virente,
      par da scorza tu esca.
      E tutta la vita è in noi fresca
      aulente,
      il cuor nel petto è come pesca
      intatta,
      tra le palpebre gli occhi
      son come polle tra l'erbe,
      i denti negli alveoli
      son come mandorle acerbe.

      E andiam di fratta in fratta,
      or congiunti or disciolti
      (e il verde vigor rude
      ci allaccia i malleoli
      c'intrica i ginocchi)
      chi sa dove, chi sa dove!
      E piove su i nostri volti
      silvani,
      piove su le nostre mani
      ignude,
      su i nostri vestimenti
      leggeri,
      su i freschi pensieri
      che l'anima schiude
      novella,
      su la favola bella
      che ieri
      m'illuse, che oggi t'illude,
      o Ermione.
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        Scritta da: Sonia Dem.
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Bocca di rosa

        Se ritornasse indietro questa vita...
        come crearla e poi plasmarla nuovamente

        farei di te germogli di un arbusto
        che al vento non si piega e non si spezza;

        Farei dell'aria un misero concerto...
        vibrato al sole, libero e sofferto;

        Se ritornasse indietro questa vita...
        come crearla e poi plasmarla nuovamente...

        farei di me ninfea che brilla al sole...
        tra il glicine fiorito e le parole...

        e a te che gli occhi inteneristi...
        darei bocca di rosa per sfamarti.
        Composta nel giugno 2009
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          Scritta da: Antonella Marotta
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Cocotte

          Ho rivisto il giardino, il giardinetto
          contiguo, le palme del viale,
          la cancellata rozza dalla quale
          mi protese la mano ed il confetto...

          "Piccolino, che fai solo soletto?"
          "Sto giocando al Diluvio Universale"
          Accennai gli strumenti, le bizzarre
          cose che modellavo nella sabbia,
          ed ella si chinò come chi abbia
          fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
          la bocca, e mi baciò tra le sbarre
          come si bacia un uccellino in gabbia.

          Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
          di quel volto tra le sbarre quadre!
          La nuca mi serrò con le mani ladre;
          ed io stupivo di vedermi accanto
          al viso, quella bocca tanto, tanto
          diversa dalla bocca di mia Madre!

          "Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
          Sei qui pei bagni? Ed affittate là?"
          Subito mi lasciò, con negli sguardi
          un vano sogno (ricordai più tardi)
          un vano sogno di maternità...

          "Una cocotte..."

          "Che vuol dire mammina?"
          "Vuo dire che è una cattiva signorina:
          non bisogna parlare alla vicina!"
          Co-co-tte... La strana voce parigina
          dava alla mia fantasia bambina
          un senso buffo d'uovo e di gallina...

          Pensavo deità favoleggiate:
          i naviganti e l'Isole Felici...
          Co-co-tte... le fate intese a malefici
          con cibi e bevande affatturate...
          Fate saranno, chi sa quali fate,
          e in chi sa quali tenebrosi offici!

          Un giorno -giorni dopo- mi chiamò
          tra le sbarre fiorite di perbene:
          "O piccolino, che non mi vuoi più bene?"
          "È vero che sei una cocotte? "
          Perdutamente rise... E mi baciò
          con le pupille di tristezza piene

          Tra le gioie defunte e i disinganni
          dopo vent'anni, oggi si ravviva
          il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
          signorina? Sei viva? Come inganni
          (meglio per te non essere più viva!)
          la discesa terribile degli anni?

          Oimè! Da che non giova il tuo belletto
          e il cosmetico già fa mala prova
          l'ultimo amante disertò l'alcova...
          Uno, sol uno: il piccolo folletto
          che donasti d'un bacio e d'un confetto,
          dopo vent'anni, oggi, ti ritrova

          in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
          Da quel mattino dell'infanzia pura
          forse ho amato te sola, o creatura!
          Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
          Se leggi questi versi di richiamo
          ritorna a chi t'aspetta, o creatura!

          Vieni, Che importa se non sei più quella
          che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
          o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
          del tuo passato! Ti rifarò bella
          coma Carlotta, come Graziella,
          come tutte le donne del mio sogno!

          Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
          di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
          Non amo che le cose che potevano essere e non sono state...
          Vedo la casa; ecco le rose
          del bel giardino di vent'anni or sono!

          Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
          fra gli eucalipti liguri si spazia...
          Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
          Fa' che io riveda il tuo volto disfatto;
          ti bacerò: rifiorirà nell'atto,
          sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

          Vieni! Sarà come se a me, per mano,
          tu riportassi me stesso d'allora,
          il bimbo parlerà con la Signora.
          Risorgeremo dal tempo lontano.
          Vieni! Sarà come se a te, per mano,
          io riportassi te, giovane ancora.
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            Scritta da: Laura Di Nella
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Se
            Se... riesci a a non perdere la testa,
            quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa
            Se... riesci ad aver fiducia di te stesso, quando tutti dubitano di te
            ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare
            Se... riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
            o, se mentono a tuo riguardo, a non rispondere con calunnie
            o, essendo odiato, a non lasciarti prendere dall'odio
            e tuttavia a non mostrati troppo buono e a non parlare troppo da saggio
            Se... riesci a sognare senza fare del tuo sogno il tuo padrone
            Se... riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine
            Se... riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
            e trattare questi due impostori allo stesso modo
            Se... riesci a sopportare di udire la verità che hai detto,
            distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi,
            o contemplare le cose a cui tu hai dedicato la vita, distrutte
            e, umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori
            Se... riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
            e rischiarle in un colpo a testa e croce
            e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
            e non dire mai una parola sulla perdita
            Se... riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
            a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
            e a tener duro quando in te non resta altro,
            tranne la tua Volontà che ripete... resisti
            Se... riesci a parlare con la folla e a conservare la tua onestà,
            o a passeggiare con il re senza perdere il contatto con la gente
            Se... tanto amici che nemici non possono ferirti
            Se... tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo
            Se... riesci a colmare l'inesorabile minuto,
            dando valore a ogni attimo che passa,
            Tua è la terra e tutto ciò che è in essa
            e quel che più conta... sarai un uomo... figlio mio!
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