Ascoltami, o Dio! M'avevano detto che Tu non esistevi ed io, come un idiota, ci avevo creduto. Ma l'altra sera, dal fondo della buca di una bomba, ho veduto il Tuo cielo. All'improvviso mi sono reso conto che m'avevano detto una menzogna. Se mi fossi preso la briga di guardare bene le cose che hai fatto Tu, avrei capito subito che quei tali si rifiutavano di chiamare gatto un gatto. Strano che sia stato necessario ch'io venissi in questo inferno per avere il tempo di vedere il Tuo volto! Io ti amo terribilmente... ecco quello che voglio che Tu sappia. Ci sarà tra poco una battaglia spaventosa. Chissà? Può darsi che io arrivi da te questa sera stessa. Non siamo stati buoni compagni fino ad ora e io mi domando, mio Dio, se Tu mi aspetterai sulla porta. Guarda: ecco come piango! Proprio io, mettermi a frignare! Ah, se ti avessi conosciuto prima... Andiamo! Bisogna che io parta. Che cosa buffa: dopo che ti ho incontrato non ho più paura di morire. Arrivederci!
(Questa preghiera è stata trovata nello zaino di un soldato morto nel 1944 durante la battaglia di Montecassino)
Non importa chi tu sia, uomo, donna, vecchio o fanciullo, operaio o studente, o commerciante, se ti chiedono qual è la cosa più importante per l'umanità rispondi prima dopo sempre la pace e la bontà.
Canto D'amore Mia amata ancora della salvezza, in te rimuovo il peso della mia coscienza.
Sono solo, nudo vestito spesso dalle illusioni; sconosciuto questo tuo pianeta, eppure mi da pace e motivo di rivincita dalle mie tante sconfitte di uomo debole che di sogni si nutre nella precaria instabile esistenza.
Mia amata ci si rinnova navigando attraverso il tuo mondo; si diventa forti amandoti: si trova ogni spiegazione anche se inutile o banale.
Tenendoti per mano mi accorgo d'esser vivo: non c'è cosa più straordinaria. Ogni giorno è migliore di quello andato, perduto; ogni gesto quotidiano acquista peso, valore, sonorità in un solo ed unico canto d'amore.
Quand'egli impallidì una sera, e la voce tremante sul nascere di un suono si spense all'improvviso; quando i suoi occhi alzando la palpebra bruciante mi presero d'un male da cui lo pensai preso; quando i suoi tratti più struggenti, ardore d'un fuoco che non può mai declinare mi s'impressero vivi in fondo al cuore, lui non amava: ero io ad amare.
Che vergogna andare al cinema da solo senza un amico, senza un'amica, senza moglie, là dove tutti gli spettacoli sembrano tanto brevi e tanto lunga la loro attesa.
Che vergogna in questa interiore guerra dei nervi davanti alle coppiette beffarde del foyer in un angoletto, tutto rosso, masticare un pasticcino, come se ci fosse di che restar confusi... Noi, fuggendo la solitudine e l'angoscia ci buttiamo in qualsiasi compagnia, e così degli obblighi che fanno schiavi di amicizie senza senso ti perseguiteranno ftno alla tomba.
Le amicizie si formano in modo assurdo: gli uni si danno al bere senza una ragione, gli altri non sono interessati che ai fronzoli e alle donnacce, e c'è pure chi sembra occupare il tempo in discussioni astratte, ma di fatto si somigliano tutti tra di loro... Molte son le forme della vanità! O l'una, o l'altra chiassosa compagniaa... Non saprei a quante di queste io sia riuscito a sfuggire!
E come caduto in un nuovo tranello, sono riuscito a sfuggire, lasciandovi il pelo, sono sfuggito! Mi sei dinanzi, vuota libertà... Perché diavolo mi sei necessaria! Mi sei cara e insieme odiosa, come una moglie non amata e fedele. E tu, amata mia, come stai tu? Ti sei liberata delle tue vane preoccupazioni? A chi adesso appartengono i tuoi occhi strabici e le tue bianche, splendide spalle? Pensi certo che io mi vendichi, che in qualche parte mi precipiti in taxi, ma se anche lo facessi dove scenderei? Eppure non potrei liberarmi di te! Con me le donne si rinchiudono in sé, perché sentono d'essermi ora del tutto estranee. Abbandono la testa sulle loro ginocchia, ma non a loro, a te appartengo... Or non è molto sono stato da una in una brutta casupola di via Sennàja. Ho appeso il paltò a un misero attaccapanni. Sotto un abete spoglio da un lato, con le lampadine fioche, rilucendo con le sue pantofoline bianche, sedeva una donna, severa come una bambina. Avevo così facilmente ottenuto il permesso di venire, che ero sicuro di me e troppo inebriato, come oggi si usa e le avevo portato non fiori, ma vino. Ma tutto apparve molto più complicato... Ella taceva e modestamente due goccette trasparenti, due orecchini, brillavano sui suoi lobi rosati. E, come sofferente, guardandomi confusa, sollevando il suo corpo di fanciulla, mi disse con voce smorzata: "Vattene... È meglio di no... Lo vedo, non sei mio, ma suo... " Mi amava una ragazzetta dalle maniere rudi, da maschiaccio, con un ciuffetto sbarazzino e gli occhi trasparenti, pallida di paura e tenerezza. Eravamo in Crimea. C'era di notte un temporale e la ragazzina al bagliore dei lampi mi sussurrava: "Mio piccolo! Mio piccolo! " e mi copriva gli occhi col palmo della mano. Intorno tutto era spaventosamente solenne, il tuono e il gemito sordo del mare, quando all'improvviso ella, con una lucidità tutta femminile, mi gridò: "Non sei mio! Non sei mio! " Addio, mia amata! Io sono tuo, cupo e fedele, e la solitudine è la più fedele di tutte le fedeltà. E non importa se sulle mie labbra non fonde più la neve d'addio del tuo monchino. Grazie alle donne belle e infedeli per tutto ciò che è durato un istante, per quell'addio! Che non è un "arrivederci! ", perché, fiere come regine nella loro menzogna, ci regalano delle dolci sofferenze e i magnifici frutti della solitudine.
Le mani... parte del nostro corpo, del nostro essere. Mani che toccano, che afferrano. Mani che lavorano. Mani che accarezzano, che scrivono, che colpiscono. Mani che difendono, proteggono, parlano. Mani fragili di un bambino, quelle forti di un uomo, quelle tenere di una mamma. Mani tremolanti di un anziano. Mani che amano e con i gesti comunicano. Quello che vogliamo noi.
Ho voglia di stare con te tra le tue braccia al sicuro. Dalle incertezze ho voglia di stare con te, fra le certezze dei nostri sogni dalle incertezze del domani di sfiorare le tue labbra di sentire un brivido nel baciarti. Ho voglia di stare con te Per quel tempo che ci rimane Fra i ricordi di ieri le tue braccia oggi, per poi vivere insieme il nostro domani.
Mi piace credere nei miracoli e che l'ultima fermata sia ancora lontana.
Che correremo nei campi di papaveri come mai abbiamo fatto tenendoci per mano. Che ti verrà donato del tempo che forse non hai. Che le lacrime che porti nell'anima siano senza sale.
Che sorriderai con il cuore e non con le labbra, perché i miracoli accadono lo sai?
A volte l'orologio si ferma ancora un po', prima battere l'ultimo Tic-Tac.