Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
La mano libera
Ti alzai sulle mie mani
e spiccai il volo.
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Ti alzai sulle mie mani
e spiccai il volo.
C'e un momento
straordinario: la nascita.
Un momento magico:
la Vita.
Un momento tragico:
la morte.
Sia la tua nascita, figlio,
solo l'inizio di un tempo infinito.
Sia figlio, la tua vita,
un momento intenso
di un tempo senza tempo.
Sia figlio, la tua vita,
meravigliosa, piena
di cose vere.
Sia la tua vita un saper
dare e cogliere
senza pretese.
Sia la tua vita
una vita piena di sogni,
di sogni veri.
Sia la tua vita, figlio,
una realizzazione di te stesso.
Sia la tua morte, figlio,
una morte senza dolore,
il traguardo dell'anima
e la pace di te stesso.
Sia la morte un ritrovarsi
di anime che si cercano
e in un caldo abbraccio si ritrovano.
Sia Figlio, la morte,
il nostro punto
di incontro di pace e di amore.
Sia la morte un semplice arrivederci,
un ritrovarci domani.
Non amo un generale alto, che sta a gambe larghe,
fiero dei suoi riccioli e ben rasato.
Uno basso ne voglio, con le gambe storte,
ma ben saldo sui piedi, e pieno di coraggio.
Qualcuno dei Sai si vanta del mio scudo, che presso un cespuglio
- arma gloriosa - lasciai non volendo.
Ma salvai la mia vita. Quello scudo, che importa?
Vada in malora. Un altro ne acquisterò, non meno bello.
Voi intrecciate il vostro sangue,
stendendo
le razze l'una incrociata nell'altra,
vite su vite, volti
riconoscibili agli occhi talvolta.
Scendete lungo la camera buia
delle tempeste-età,
brucate la prateria del mare,
attraversate il telo celeste
ma io riempio il vostro passaggio
di solitudine:
dove andranno
le ore dell'estate?
Dove rispunterà il cielo di ieri?
Poi scendete dall'albero
della creazione, cigolate appena
sul carrello, rientrate
nella polvere fine.
Sempre
io vi tormento
dalla mia zolla, dalla nube aerea,
generazioni, ere
incerte e febbrili.
E non avete ancora
camminato abbastanza.
Bugia
Adesso che ti ho persa, odio.
Odio la semplicità,
l'eleganza,
l'intelligenza,
i sorrisi,
la voglia di vivere,
la sensibilità,
l'amore,
la gioia di esistere,
la complicità,
l'onestà,
la purezza,
la grazia,
la bellezza,
l'educazione,
la gioia di donare,
il sorriso,
la bontà.
Odio tutto ciò che mi fa ricordare di te.
Voglio trovare un corpo che cammini,
solo così, riuscirò a dimenticarti.
Questa bugia,
"voglio solo un corpo",
me la racconto ogni giorno.
Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.
Al nostro amore
nessun tempo perché sa
di infinito.
Nel mio vivere Signore
mille incertezze,
dubbi e affanni.
Nel mio vivere
un sentiero di rose
e un ramo di spine.
Nel mio vivere
il cercarti Signore
senza trovarti.
Nel mio vivere
la delusione del dolore,
la consolazione della gioia.
Nel mio vivere Signore
la voglia di te
e della pace nel mondo.
Concedi signore
Tu che puoi la pace.
Illumina di fede signore,
l'uomo angosciato
e tormentato.
Concedigli quella grazia
del tuo perdono.
Sente l'uomo ciò che vuole udire,
vede l'uomo ciò che vuole vedere.
Sogna l'uomo che vuole sognare,
ama l'uomo che vuole amare.
Arriva solo laddove tiene ad arrivare.
Uomo non mettere limiti al tuo "io"
Ascolta oltre al tuo udire.
Guarda oltre al tuo vedere.
Sogna oltre al tuo solito sognare.
Ama con intensità
lascia spaziare il cuore.
Laddove non porrai limiti
raggiungerai l'infinito,
Nell'infinito l'essenza della vita.