Una storia racconta di due amici che camminavano nel deserto. In un momento del viaggio i due cominciarono a discutere, ed un amico diede uno schiaffo all'altro... questi addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella sabbia:
il mio migliore amico oggi mi ha dato uno schiaffo.
continuarono a camminare, finché trovarono un'oasi, dove decisero di fare un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma il suo amico lo salvò. Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra:
il mio migliore amico oggi mi ha salvato la vita.
L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore amico domandò:
"quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e adesso lo fai su una pietra. perché? "
l'altro amico rispose:
"quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo. ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo."
Impara a scrivere le tue ferite nella sabbia e ad incidere nella pietra le tue gioie.
C'è chi ti dirà bravo pronto a fregarti. Chi ti darà un bacio pronto a colpire. Chi ti sorriderà per poi farti piangere. Chi ti abbraccerà per tradirti. C'è chi ti riempirà di belle parole, per poi deluderti con i gesti fino in fondo. C'è chi colpirà un tuo amico sperando di colpire te. Chi ti dirà di volerti bene, fino a quando non farai cadere i suoi veli. Questo è un amico falso o una persona che non sa essere vera.
C'è chi non ti riempirà di complimenti, avrà per te pochi sorrisi e qualche abbraccio, ti dirà bravo senza esagerare. Chi non conosce inganno perché dalla vita già troppo ingannato... Chi ti dirà bravo e sarà sincero. Chi ti asciugherà le lacrime senza bisogno di tante false parole. Non accenderà di mille candele il tuo compleanno, ma si ricorderà di te. È colui che con poco, dà tanto e per sentirsi importante non inganna. Questo è un amico sincero oppure semplicemente una persona vera.
Io scrissi, un giorno, il suo nome sulla spiaggia, ma vennero le onde a cancellarlo; lo scrissi di nuovo, con l'altra mano; ma venne la marea a depredare le mie fatiche.
"Uomo sciocco - mi disse Lei - che tenti invano d'immortalare una cosa mortale: poiché io stessa perirò allo stesso modo, e persino il mio nome sarà cancellato".
"No - risposi - lascia che siano le cose meschine a morire e farsi polvere; tu invece vivrai nella gloria: i miei versi eterneranno le tue rare virtù e scriveranno nei cieli il tuo nome glorioso. E nei cieli, mentre la morte abbatterà il mondo intero, vivrà il nostro amore, rinnovando un'altra vita".
È fredda oscura arriva senza essere invitata. Ti avvolge nel suo gelo portandoti nell'oscurità.
Puoi non volerla ma non rifiutarla. A prescindere dalla tua volontà. Si prenderà quello che il tempo, di te ha lasciato.
È difficile trovare consolazione in lei, se non nelle rare volte che ti strappa al dolore della vita. Non arriva mai nel momento giusto, forse perché non c'è mai un momento giusto per morire.
Un amore finisce, per i silenzi, per le cose non dette, per i sogni persi, per la solitudine, per lo smarrimento, per non aver saputo amare veramente. Perché non era vero.
I cipressi che a Bólgheri alti e schietti Van da San Guido in duplice filar, Quasi in corsa giganti giovinetti Mi balzarono incontro e mi guardar. Mi riconobbero, e - Ben torni omai - Bisbigliaron vèr'me co 'l capo chino - Perché non scendi? Perché non ristai ? Fresca è la sera e a te noto il cammino. Oh sièditi a le nostre ombre odorate Ove soffia dal mare il maestrale: Ira non ti serbiam de le sassate Tue d'una volta: oh non facean già male! Nidi portiamo ancor di rusignoli: Deh perché fuggi rapido cosí ? Le passere la sera intreccian voli A noi d'intorno ancora. Oh resta qui! - - Bei cipressetti, cipressetti miei, Fedeli amici d'un tempo migliore, Oh di che cuor con voi mi resterei - Guardando lor rispondeva - oh di che cuore ! Ma, cipressetti miei, lasciatem'ire: Or non è piú quel tempo e quell'età. Se voi sapeste!... via, non fo per dire, Ma oggi sono una celebrità. E so legger di greco e di latino, E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú: Non son piú, cipressetti, un birichino, E sassi in specie non ne tiro piú. E massime a le piante. - Un mormorio Pè dubitanti vertici ondeggiò E il dí cadente con un ghigno pio Tra i verdi cupi roseo brillò. Intesi allora che i cipressi e il sole Una gentil pietade avean di me, E presto il mormorio si fè parole: - Ben lo sappiamo: un pover uom tu sè. Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse Che rapisce de gli uomini i sospir, Come dentro al tuo petto eterne risse Ardon che tu né sai né puoi lenir. A le querce ed a noi qui puoi contare L'umana tua tristezza e il vostro duol. Vedi come pacato e azzurro è il mare, Come ridente a lui discende il sol! E come questo occaso è pien di voli, Com'è allegro dè passeri il garrire! A notte canteranno i rusignoli: Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire; I rei fantasmi che dà fondi neri De i cuor vostri battuti dal pensier Guizzan come da i vostri cimiteri Putride fiamme innanzi al passegger. Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno, Che de le grandi querce a l'ombra stan Ammusando i cavalli e intorno intorno Tutto è silenzio ne l'ardente pian, Ti canteremo noi cipressi i cori Che vanno eterni fra la terra e il cielo: Da quegli olmi le ninfe usciran fuori Te ventilando co 'l lor bianco velo; E Pan l'eterno che su l'erme alture A quell'ora e ne i pian solingo va Il dissidio, o mortal, de le tue cure Ne la diva armonia sommergerà. - Ed io - Lontano, oltre Apennin, m'aspetta La Tittí - rispondea; - lasciatem'ire. È la Tittí come una passeretta, Ma non ha penne per il suo vestire. E mangia altro che bacche di cipresso; Né io sono per anche un manzoniano Che tiri quattro paghe per il lesso. Addio, cipressi! Addio, dolce mio piano! - - Che vuoi che diciam dunque al cimitero Dove la nonna tua sepolta sta? - E fuggíano, e pareano un corteo nero Che brontolando in fretta in fretta va. Di cima al poggio allor, dal cimitero, Giú dè cipressi per la verde via, Alta, solenne, vestita di nero Parvemi riveder nonna Lucia: La signora Lucia, da la cui bocca, Tra l'ondeggiar de i candidi capelli, La favella toscana, ch'è sí sciocca Nel manzonismo de gli stenterelli, Canora discendea, co 'l mesto accento De la Versilia che nel cuor mi sta, Come da un sirventese del trecento, Piena di forza e di soavità. O nonna, o nonna! Deh com'era bella Quand'ero bimbo! Ditemela ancor, Ditela a quest'uom savio la novella Di lei che cerca il suo perduto amor! – Sette paia di scarpe ho consumate Di tutto ferro per te ritrovare: Sette verghe di ferro ho logorate Per appoggiarmi nel fatale andare: Sette fiasche di lacrime ho colmate, Sette lunghi anni, di lacrime amare: Tu dormi a le mie grida disperate, E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. - Deh come bella, o nonna, e come vera È la novella ancor! Proprio cosí. E quello che cercai mattina e sera Tanti e tanti anni in vano, è forse qui, Sotto questi cipressi, ove non spero, Ove non penso di posarmi piú: Forse, nonna, è nel vostro cimitero Tra quegli altri cipressi ermo là su. Ansimando fuggía la vaporiera Mentr'io cosí piangeva entro il mio cuore; E di polledri una leggiadra schiera Annitrendo correa lieta al rumore. Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo Rosso e turchino, non si scomodò: Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo E a brucar serio e lento seguitò.
Mi chiedo cosa hai provato quando la morte ha bussato Quando hai sentito vicino la tua fine. Quando il presente era già un ricordo. Quando ogni ricordo diventava presente. Quando il tramonto non aveva il sapore del domani. Quando le parole da dire erano troppe, e il tempo troppo poco. Quando avresti voluto dare o ricevere un abbraccio. Quando non hai la avuto ne forza ne coraggio di chiederlo e di farlo. Quando la vita ti ha preso i sensi, in attesa che la morte si prendesse. Il tuo corpo il resto. Quante cose in sospeso da dire e quante avresti dovuto e potuto sentire. Spero solo che tu abbia trovato la tua pace.