Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Non v'è cosa che l'uomo non possa aspettarsi

Non v'è cosa che l'uomo non possa aspettarsi, o negare giurando,
o che desti stupore, da che Zeus, il padre degli dèi nell'Olimpo,
fece notte nel mezzo del giorno, occultando la luce
al sole splendente. E una triste paura sugli uomini venne.
Tutto da allora è degno di fede, tutto dall'uomo può essere atteso:
nessuno di voi si stupisca, nemmeno se vede
le fiere scambiar coi delfini il pascolo marino,
e che ad esse le onde echeggianti del mare siano più gradite
della terra, così come ai delfini il monte boscoso.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Virgilio

    Come, quando sù campi arsi la pia
    Luna imminente il gelo estivo infonde,
    Mormora al bianco lume il rio tra via
    Riscintillando tra le brevi sponde;
    E il secreto usignuolo entro le fronde
    Empie il vasto seren di melodia,
    Ascolta il viatore ed a le bionde
    Chiome che amò ripensa, e il tempo oblia;
    Ed orba madre, che doleasi in vano,
    Da un avel gli occhi al ciel lucente gira
    E in quel diffuso albor l'animo queta;
    Ridono in tanto i monti e il mar lontano,
    Tra i grandi arbor la fresca aura sospira:
    Tale il tuo verso a me, divin poeta.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Dura è la stella mia, maggior durezza
      è quella del mio conte: egli mi fugge,
      ì seguo lui; altri per me si strugge,
      ì non posso mirar altra bellezza.
      Odio chi m'ama, ed amo chi mi sprezza:
      verso chi m'è umìle il mio cor rugge,
      e son umìl con chi mia speme adugge;
      a così stranio cibo ho l'alma avezza.
      Egli ognor dà cagione a novo sdegno,
      essi mi cercan dar conforto e pace;
      ì lasso questi, ed a quell'un m'attegno.
      Così ne la tua scola, Amor, si face
      sempre il contrario di quel ch'egli è degno:
      l'umìl si sprezza, e l'empio si compiace.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Se anche

        Se anche ci forzassero
        le ossa
        a stare insieme
        troverebbero un varco
        tra la terra
        magari implorando una radice
        a insinuarsi per la separazione
        e noi
        lavorammo col fiato dei raggiri
        a unire due chimiche
        solo perché ci chiesero
        di divorarci le carni
        all'insaputa degli occhi
        abbeverati
        sotto cieli distanti
        eppure insieme
        eravamo un temporale
        tu le nuvole io i lampi
        per la comune pioggia
        di amaro pianto
        segnato rosso al calendario
        tra il nero di lutto e odio
        ... amore... questo termine
        coniato al sublime
        sancì l'incontro
        di un disastro
        nel quale i cuori
        lucrarono soddisfatti
        ... sciacalli...
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Vero Amore

          Il Vero Amore è sentimento, è il tuo cuore che te lo dice.
          Il Vero Amore è emozione, è il tuo corpo che te lo dice.
          Il Vero Amore è pensiero, è la tua mente che te lo dice.
          Il Vero Amore è parola, è la reazione degli altri che te lo dice.
          Il Vero Amore è azione, è la reazione degli altri che te lo dice.
          Perché ciò che è interiore è amore verso se stessi e ciò che è esteriore è amore verso gli altri.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            Di nuovo parlo con i rovi,
            Di nuovo infinito è il bisogno dei pioppi.
            Si freme
            Assieme ad ogni filo d'erba
            Quando si rimane soli.

            Per scordare il tuo rimprovero
            Senza un briciolo d'amore,
            Guardo i passeri saltellare
            Tutto il giorno lungo il cornicione.

            Tra le mani stringo le ginocchia
            Forte, fino a farmi male. Poi di scatto
            Mi rialzo, lancio un fischio
            Da maschiaccio, e mi sfugge un sorriso.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              I' potre' anzi ritornare in ieri

              I' potre' anzi ritornare in ieri
              e venir ne la grazia di Becchina,
              o 'l diamante tritar come farina,
              o veder far misera vit'a' frieri
              o far la pancia di messer Min Pieri,
              o star content'ad un piè di gallina,
              ched e' morisse ma' de la contina
              que' ch'è domonio e chiamas'Angiolieri.
              Però che Galieno ed Ipocràto,
              fossono vivi, ognun di lor saprebbe,
              a rispetto di lu', men che 'l Donato.
              Dunque, quest'uom come morir potrebbe,
              che sa cotanto ed è sì naturato
              che come struzzo 'l ferr'ismaltirebbe?
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