Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Verso sud

Zenit
Tutti quei rimpianti
Quei giardini sconfinati
Dove modula il rospo un tenero grido d'azzurro
La cerva del silenzio sperduto rapida passa
Un usignolo straziato dall'amore canta sul
Tuo corpo giardino di rose che ho colto
I nostri cuori pendono uniti dallo stesso melograno
E i fiori di granato nei nostri sguardi schiusi
Cadendo poco a poco hanno coperto il sentiero.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Mi odio

    Mi odio
    Odio. Odio.
    Mi odio.
    I miei occhi scrutano
    le stelle per vederti.

    La mia mano,
    fruga sul lenzuolo di seta,
    per cercare
    la tua pelle più liscia.

    Colgo un bocciolo di rosa
    per cercare un ricordo
    della tua pelle profumata.

    Il ricordo
    del ritmo dei tuoi passi,
    né vicini né lontani,
    sempre disperatamente uguali,
    scandisce il tempo,
    delle solitarie notti.

    La mia mente ti cerca,
    ti aspetta,
    ti ama,
    ti odia.

    Odio. Mi odio.
    Ci sarà pace per me
    se non ci sarai mai più.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Sia nel respiro di tutti il sogno che attraversa confine non visto.
      Passi che ancora non cancellano
      deserti e ancora qui non lasciano
      visibili tracce ma che ci fanno
      espandere memorie e donano
      capacità di percorrere il tempo.
      Per ogni pensiero nel silenzio
      sia del cuore l'avvertito soffio
      a regalare ali a quel tempo ora fuggito
      al presente e al futuro non conosciuto.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        L'angelo buono

        Venne quello che amavo,
        quello che invocavo.
        Non quello che spazza cieli senza difese,
        astri senza capanne,
        lune senza patria,
        nevi.
        Nevi di quelle cadute da una mano,
        un nome,
        un sogno,
        una fronte.
        Non quello che alla sua chioma
        legò la morte.
        Quello che io amavo.
        Senza graffiare i venti,
        senza foglia ferire né smuovere cristalli.
        Quello che alla sua chioma
        legò il silenzio.
        Senza farmi del male,
        per scavarmi un argine di dolce luce nel petto
        e rendermi l'anima navigabile.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Se così come sono abietta e vile
          donna, posso portar sì alto foco,
          perché non debbo aver almeno un poco
          di ritraggerlo al mondo e vena e stile?
          S'Amor con novo, insolito focile,
          ov'io non potea gir, m'alzò a tal loco,
          perché non può non con usato gioco
          far la pena e la penna in me simìle?
          E, se non può per forza di natura,
          puollo almen per miracolo, che spesso
          vince, trapassa e rompe ogni misura.
          Come ciò sia non posso dir espresso;
          io provo ben che per mia gran ventura
          mi sento il cor di novo stile impresso.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Quegli mi appare esser proprio un dio

            Quegli mi appare esser proprio un dio,
            anzi, se fosse lecito, egli è sopra un dio,
            perché seduto in fronte a te,
            lui se ne sta tranquillo a guardarti e ascoltarti,
            mentre sorridi dolce:
            e invece a me, infelice, svelli del tutto i sentimenti.
            Ché non appena ti vedo, Lesbia, non mi sopravvive un filo di voce.
            Ma s'intorpida la lingua, e una fiamma sottile mi scorre entro le membra,
            le orecchie dentro mi ronzano cupe, e la notte ricopre entrambi i miei lumi.
            Catullo, il tempo libero è la tua rovina, ché troppo ti esalta e ti eccita.
            L'ozio ha distrutto anche re e città un tempo felici.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Tedio invernale

              Ma ci fu dunque un giorno
              Su questa terra il sole?
              Ci fur rose e viole,
              Luce, sorriso, ardor?
              Ma ci fu dunque un giorno
              La dolce giovinezza,
              La gloria e la bellezza,
              Fede, virtude, amor?
              Ciò forse avvenne a i tempi
              D'Omero e di Valmichi:
              Ma quei son tempi antichi,
              Il sole or non è più.
              E questa ov'io m'avvolgo
              Nebbia di verno immondo
              È il cenere d'un mondo
              Che forse un giorno fu.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                Una carezza un bacio
                Per dirti ti voglio bene
                nella speranza di sentire.
                Le stesse parole e ricevere
                le stesse carezze.
                Quelle carezze d'amore
                la passione di un tempo
                Di ieri di poco fa di adesso
                di sempre fino all'eternità.
                Una carezza come desiderio
                di me di te di noi.
                Non quella di un amico
                Ma di una passione.
                Non quella di mia madre
                Ma quella tua che accende
                La mia voglia e passione di te.
                Quella carezza d'amore.
                Che mi fa sentire unica
                Che mi da emozione.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  Giorni fatti di "un noi"

                  L'amore è sintonia.
                  Sognare diverso
                  ma condividere.
                  Camminare in una
                  unica direzione.
                  Tenersi per mano
                  percorrendo la strada dei sogni.
                  L'amore è
                  la fusione di due corpi,
                  di due anime, due respiri.
                  Due cuori e tanti traguardi.
                  L'amore è fatto di un "te e di un me",
                  di giorni infiniti fatti di "un noi."
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