Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz
È un tocco gentile, una carezza calda e leggera,
che conosce i miei segreti e le mie debolezze,
percorrendo le sue strade apre le mie con un soffio leggero,
mi turba e mi schiude conoscendo i percorsi,
si ferma, mi aspetta, mi segue silenziosa,
sento il suo sguardo che mi colora la pelle,
mi disegna e mi modella il respiro,
mi sfiora e scompare perché io corra a cercarla,
guardo in alto e mi è fra le gambe,
allungo la mano e lei vola via,
la chiamo e lei canta, mi arrabbio e sorride,
sorrido anch'io per la sua impertinenza,
della mia debolezza.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Avanti! Avanti!

    I
    Avanti, avanti, o sauro destrier de la canzone!
    L'aspra tua chioma porgimi, ch'io salti anche in arcione
    Indomito destrier.
    A noi la polve e l'ansia del corso, e i rotti venti,
    E il lampo de le selici percosse, e de i torrenti
    L'urlo solingo e fier.
    I bei ginnetti italici han pettinati crini,
    Le constellate e morbide aiuole dè giardini
    Sono il lor dolce agon:
    Ivi essi caracollano in faccia a i loro amori,
    La giuba a tempo fluttua vaga tra i nastri e i fiori
    De le fanfare al suon;
    E, se lungi la polvere scorgon del nostro corso,
    Il picciol collo inarcano e masticando il morso
    Par che rignino - Ohibò! -
    Ma l'alfana che strascica su l'orlo de la via
    Sotto gualdrappe e cingoli la lunga anatomia
    D'un corpo che invecchiò,
    Ripensando gli scalpiti dè corteggi e le stalle
    Dè tepid'ozi e l'adipe de la pasciuta valle,
    Guarda con muto orror.
    E noi corriamo à torridi soli, à cieli stellati,
    Per note plaghe e incognite, quai cavalier fatati,
    Dietro un velato amor.
    Avanti, avanti, o sauro destrier, mio forte amico!
    Non vedi tu le parie forme del tempo antico
    Accennarne colà ?
    Non vedi tu d'Angelica ridente, o amico, il velo
    Solcar come una candida nube l'estremo cielo?
    Oh gloria, oh libertà!

    II
    Ahi, dà prim'anni, o gloria, nascosi del mio cuore
    Nè superbi silenzii il tuo superbo amore.
    Le fronti alte del lauro nel pensoso splendor
    Mi sfolgorar dà gelidi marmi nel petto un raggio,
    Ed obliai le vergini danzanti al sol di maggio
    E i lampi dè bianchi omeri sotto le chiome d'òr.
    E tutto ciò che facile allor prometton gli anni
    Io 'l diedi per un impeto lacrimoso d'affanni,
    Per un amplesso aereo in faccia a l'avvenir.
    O immane statua bronzea su dirupato monte,
    Solo i grandi t'aggiungono, per declinar la fronte
    Fredda su 'l tuo fredd'omero e lassi ivi morir.
    A più frequente palpito di umani odii e d'amori
    Meglio il petto m'accesero nè lor severi ardori
    Ultime dee superstiti giustizia e libertà;
    E uscir credeami italico vate a la nuova etade,
    Le cui strofe al ciel vibrano come rugghianti spade,
    E il canto, ala d'incendio, divora i boschi e va.
    Ahi, lieve i duri muscoli sfiora la rima alata!
    Co 'l tuon de l'arma ferrea nel destro pugno arcata,
    Gentil leopardo lanciasi Camillo Demulèn,
    E cade la Bastiglia. Solo Danton dislaccia,
    Per rivelarti à popoli, con le taurine braccia,
    repubblica vergine, l'amazonio tuo sen.
    A noi le pugne inutili. Tu cadevi, o Mameli,
    Con la pupilla cerula fisa a gli aperti cieli
    Tra un inno e una battaglia cadevi; e come un fior
    Ti rideva da l'anima la fede allor che il bello
    E biondo capo languido chinavi, e te, fratello,
    Copria l'ombra siderea di Roma e i tre color;
    Ed al fuggir de l'anima su la pallida faccia
    Protendea la repubblica santa le aperte braccia
    Diritta in fra i romulei colli e l'occiduo sol.
    Ma io d'intorno premere veggo schiavi e tiranni,
    Ma io su 'l capo stridere m'odo fuggenti gli anni
    —Che mai canta, susurrano, costui torbido e sol?
    Ei canta e culla i queruli mostri de la sua mente,
    E quel che vive e s'agita nel mondo egli non sente.—
    O popolo d'Italia, vita del mio pensier,
    O popolo d'Italia, vecchio titano ignavo,
    Vile io ti dissi in faccia, tu mi gridasti: Bravo;
    E dè miei versi funebri t'incoroni il bicchier.

    III
    Avanti, avanti, o indomito destrier de gl'inni alato !
    Obliar vò nel rapido corso l'inerte fato,
    I gravi e oscuri dí.
    Ricordi tu, bel sauro, quando al tuo primo salto
    I falchi salutarono augurando ne l'alto
    E il bufolo muggí?
    Ricordi tu le vedove piagge del mar toscano,
    Ove china su 'l nubilo inseminato piano
    La torre feudal
    Con lunga ombra di tedio da i colli arsicci e foschi
    Veglia de le rasenie cittadi in mezzo à boschi
    Il sonno sepolcral,
    Mentre tormenta languido sirocco gli assetati
    Caprifichi che ondeggiano su i gran massi quadrati
    Verdi tra il cielo e il mar,
    Su i gran massi cui vigile il mercator tirreno
    Saliva, le fenicie rosse vele nel seno
    Azzurro ad aspettar?
    Ricordi Populonia, e Roselle, e la fiera
    Torre di Donoratico a la cui porta nera
    Conte Ugolin bussò
    Con lo scudo e con l'aquile a la Meloria infrante,
    Il grand'elmo togliendosi da la fronte che Dante
    Ne l'inferno ammirò?
    Or (dolce a la memoria) una quercia su 'l ponte
    Levatoio verdeggia e bisbiglia, e del conte
    Novella il cacciator
    Quando al purpureo vespero su la bertesca infida
    I falchetti famelici empiono il ciel di strida
    E il can guarda al clamor.
    Là tu crescesti, o sauro destrier de gl'inni, meco;
    E la pietra pelasgica ed il tirreno speco
    Furo il mio solo altar
    E con me nel silenzio meridian fulgente
    I lucumoni e gli àuguri de la mia prima gente
    Veniano a conversar.
    E tu pascevi, o alivolo corridore, la biada
    Che nè solchi de i secoli aperti con la spada
    Del console roman
    Dante, etrusco pontefice redivivo, gettava;
    Onde al cielo il tuo florido terzo maggio esultava,
    Comune italian,
    Tra le germane faide e i salmi nazareni
    Esultava nel libero lavoro e ne i sereni
    Canti dè mietitor.
    Chi di quell'orzo il pascesi, o nobile corsiero,
    Ha forti nervi e muscoli, ha gentile ed intero
    Nel sano petto il cor.
    Dammi or dunque, apollinea fiera, l'alato dorso:
    Ecco, tutte le redini io ti libero al corso:
    Corriam, fiera gentil.
    Corriam de gli avversarii sovra le teste e i petti,
    Dè mostri il sangue imporpori i tuoi ferrei garetti;
    E a noi rida l'april,
    L'april dè colli italici vaghi di mèssi e fiori,
    L'april santo de l'anima piena di nuovi amori,
    L'aprile del pensier.
    Voliam, sin che la folgore di Giove tra la rotta
    Nube ci arda e purifichi, o che il torrente inghiotta
    Cavallo e cavalier,
    O ch'io discenda placido dal tuo stellante arcione,
    Con l'occhio ancora gravido di luce e visione,
    Su 'l toscano mio suol,
    Ed al fraterno tumolo posi da la fatica,
    Gustando tu il trifoglio da una bell'urna antica
    Verso il morente sol.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il momento è il presente

      Momenti che passano, che se ne vanno
      vissuti in un attimo, senza alcun affanno
      così veloci nel loro dipanarsi
      che a tratti par vero che è il tempo ad affrettarsi
      invece io sono qui, fermo, giocondo
      ad aspettar che il tempo scorra fecondo
      di parole, azioni e pensieri
      ma è l'emozione, sai, che ci fa veri.
      Quel sentir vibrar le proprie membra
      come il tender l'arco è ciò che mi sembra
      una gioia presente, rapida ed indolore
      da viver appieno, finché Dio ci dona l'ardore.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Tali sono gli uomini che l'onda del mare sonante

        Nessuno dei cittadini, Pericle, biasimando
        i lutti dolorosi, gioirà con banchetti, e neppure la città.
        Tali sono gli uomini che l'onda del mare sonante
        sommerse; e gonfio di pianto è il cuore
        per la pena. Ma ai mali irrimediabili gli dèi,
        o amico, diedero la virile sopportazione
        come rimedio: ora uno, ora un altro ha questa sorte;
        su di noi adesso si è volta, e piangiamo la ferita che sanguina.
        Poi, di nuovo, toccherà ad altri. Ma presto, via,
        allontanate il lutto femmineo, e sopportate.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Natale di plastica.

          Natale di plastica e vento,
          Di luci bugiarde.
          Natale di fame
          Di imbrogli, di sottomissione.
          Natale senza veli
          (la pace è solo utopia. )
          Natale e fa freddo nelle baracche
          Piove in casa e l'acqua manca
          Il pianto di un bimbo nel buio
          Un cane che scende
          Sotto una pallida luna.
          Il tempo dei poveri non cambia.
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