Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz
Sognando di scoprire universi sconosciuti... abbandono i miei sensi alla follia della passione... ossessionata dalla tua magnetica sensualità... arde il desiderio di possedere la tua mente... giocando con i tuoi sogni proibiti... alimenta la mia fiamma e scalda i tuoi sensi... libera i tuoi pensieri e abbandona il tuo corpo... vivi con me...
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Tutte le lettere d'amore

    Tutte le lettere d'amore sono
    ridicole.
    Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
    ridicole.

    Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
    come le altre,
    ridicole.

    Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
    devono essere
    ridicole.

    Ma dopotutto
    solo coloro che non hanno mai scritto
    lettere d'amore
    sono
    ridicoli.

    Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
    senza accorgermene
    lettere d'amore
    ridicole.

    La verità è che oggi
    sono i miei ricordi
    di quelle lettere
    a essere ridicoli.

    (Tutte le parole sdrucciole,
    come tutti i sentimenti sdruccioli,
    sono naturalmente
    ridicole).
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      1000 anni...

      Vorrei vivere 1000 anni
      per ricominciare,
      Per vedere i posti che non ho visto
      per l'avverarsi dei sogni
      che ho sognato.
      Per vedere la vita,
      vederla come sarà.
      Per arrivare più in là.
      Vorrei vivere 1000 anni
      con lucidità,
      con gli occhi di oggi
      lo spirito che ho.
      Per vedere i miei nipoti
      e altre intere generazioni
      Conoscere la storia
      che scriveranno i miei figli
      e tutti quelli seguiranno.
      Vorrei esserci ancora.
      Per pura curiosità.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Secondo ricordo

        Anche prima,
        molto prima della rivolta delle ombre,
        e che nel mondo cadessero piume incendiate
        e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.

        Prima,
        prima che tu mi domandassi
        il numero e il sito del mio corpo.

        Assai prima del corpo.

        Nell'epoca dell'anima.

        Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
        la prima dinastia del sogno.

        Allorché,
        contemplandomi nel nulla,
        inventasti la prima parola.

        Allora,
        il nostro incontro.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Olocausto

          Come si muore,
          quale preghiera rimane, quale forza nel cuore,
          quali ancora parole se non lamenti.
          Insieme e in fondo soli,
          come si muore,
          senza più ricordi, senza pelle e più ossa,
          ombra della propria ombra di notte e col sole.
          Calda la paura rende di fuoco l'aria
          e di sangue le lacrime, di ghiaccio il sudore.
          Come si muore a pochi passi dalla morte,
          come si muore in piedi e ginocchia a terra,
          con occhi randagi a cercare la fuga
          non dalle anguste mura
          ma dai cento altri sguardi,
          sbarrati nell'orrore dell'addio alla vita
          e spaccati dall'odio dell'odio
          come un sasso nel cuore.
          Mano nella mano col silenzio nelle parole
          e il lamento nel cuore,
          dal profondo si leva l'urlo
          sotto le docce infami e assassine
          che bagnano di morte le schiene e i nudi capi chini.
          Come si muore insieme, spalla a spalla,
          corpo contro corpo vomitante sudore,
          nudi nel freddo e vuoti, ormai vuoti,
          già morti nella vita, già nella vita oltre la morte.
          Tutto rimane,
          le braccia marchiate, le vite segnate,
          le lacrime a spasso coi ricordi,
          a torturare l'anima di chi ce l'ha fatta,
          il ricordo di chi non è tornato e mai più tornerà.
          Come la neve,
          polveri bruciate e ceneri come la neve,
          sputate fuori dalla fiamma carnefice,
          che gli occhi segnò di giorno e di notte,
          che mai tremò nel dare la morte,
          legando il dolore e le fiamme, la vita alla morte.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Gira la trottola viva

            Gira la trottola viva
            sotto la sferza, mercé la sferza;
            lasciata a sé giace priva,
            stretta alla terra, odiando la terra;
            fin che giace guarda il suolo;
            ogni cosa è ferma,
            e invidia il moto, insidia l'ignoto;
            ma se poggia a un punto solo
            mentre va s'impernia,
            e scorge intorno vede d'intorno;
            il cerchio massimo è in alto
            se erige il capo, se regge il corpo;
            nell'aria tersa è in risalto
            se leva il corpo, se eleva il capo;
            gira - e il mondo variopinto
            fonde in sua bianchezza
            tutti i contorni, tutti i colori;
            gira, e il mondo disunito
            fascia in sua purezza
            con tutti i cuori per tutti i giorni;
            vive la trottola e gira,
            la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
            così la trottola aspira
            dentro l'amore verso l'eterno.
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