Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

1000 anni...

Vorrei vivere 1000 anni
per ricominciare,
Per vedere i posti che non ho visto
per l'avverarsi dei sogni
che ho sognato.
Per vedere la vita,
vederla come sarà.
Per arrivare più in là.
Vorrei vivere 1000 anni
con lucidità,
con gli occhi di oggi
lo spirito che ho.
Per vedere i miei nipoti
e altre intere generazioni
Conoscere la storia
che scriveranno i miei figli
e tutti quelli seguiranno.
Vorrei esserci ancora.
Per pura curiosità.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Secondo ricordo

    Anche prima,
    molto prima della rivolta delle ombre,
    e che nel mondo cadessero piume incendiate
    e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.

    Prima,
    prima che tu mi domandassi
    il numero e il sito del mio corpo.

    Assai prima del corpo.

    Nell'epoca dell'anima.

    Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
    la prima dinastia del sogno.

    Allorché,
    contemplandomi nel nulla,
    inventasti la prima parola.

    Allora,
    il nostro incontro.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Avvento

      Affascinate, cieli, con la vostra purezza
      queste notti d'inverno
      e siate perfetti!
      Volate più vive nel buio di fuoco, silenziose meteore,
      e sparite.
      Tu, luna, sii lenta a tramontare,
      questa è la tua pienezza!

      Le quattro bianche strade se ne vanno in silenzio
      verso i quattro lati dell'universo stellato.
      Il tempo cade, come manna, agli angoli
      della terra invernale.

      Noi siamo diventati più umili delle rocce,
      più attenti delle pazienti colline.

      Affascinate con la vostra purezza queste notti di Avvento,
      o sante sfere,
      mentre le menti, docili come bestie,
      stanno vicine, al riparo, nel dolce fieno,
      e gli intelletti sono più tranquilli delle greggi che
      pascolano alla luce delle stelle.

      Oh, versate, cieli il vostro buio e la vostra luce sulle nostre
      Solenni vallate;
      e tu, viaggia come la Vergine gentile
      verso il maestoso tramonto dei pianeti,
      o bianca luna piena, silente come Betlemme!
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Olocausto

        Come si muore,
        quale preghiera rimane, quale forza nel cuore,
        quali ancora parole se non lamenti.
        Insieme e in fondo soli,
        come si muore,
        senza più ricordi, senza pelle e più ossa,
        ombra della propria ombra di notte e col sole.
        Calda la paura rende di fuoco l'aria
        e di sangue le lacrime, di ghiaccio il sudore.
        Come si muore a pochi passi dalla morte,
        come si muore in piedi e ginocchia a terra,
        con occhi randagi a cercare la fuga
        non dalle anguste mura
        ma dai cento altri sguardi,
        sbarrati nell'orrore dell'addio alla vita
        e spaccati dall'odio dell'odio
        come un sasso nel cuore.
        Mano nella mano col silenzio nelle parole
        e il lamento nel cuore,
        dal profondo si leva l'urlo
        sotto le docce infami e assassine
        che bagnano di morte le schiene e i nudi capi chini.
        Come si muore insieme, spalla a spalla,
        corpo contro corpo vomitante sudore,
        nudi nel freddo e vuoti, ormai vuoti,
        già morti nella vita, già nella vita oltre la morte.
        Tutto rimane,
        le braccia marchiate, le vite segnate,
        le lacrime a spasso coi ricordi,
        a torturare l'anima di chi ce l'ha fatta,
        il ricordo di chi non è tornato e mai più tornerà.
        Come la neve,
        polveri bruciate e ceneri come la neve,
        sputate fuori dalla fiamma carnefice,
        che gli occhi segnò di giorno e di notte,
        che mai tremò nel dare la morte,
        legando il dolore e le fiamme, la vita alla morte.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Gira la trottola viva

          Gira la trottola viva
          sotto la sferza, mercé la sferza;
          lasciata a sé giace priva,
          stretta alla terra, odiando la terra;
          fin che giace guarda il suolo;
          ogni cosa è ferma,
          e invidia il moto, insidia l'ignoto;
          ma se poggia a un punto solo
          mentre va s'impernia,
          e scorge intorno vede d'intorno;
          il cerchio massimo è in alto
          se erige il capo, se regge il corpo;
          nell'aria tersa è in risalto
          se leva il corpo, se eleva il capo;
          gira - e il mondo variopinto
          fonde in sua bianchezza
          tutti i contorni, tutti i colori;
          gira, e il mondo disunito
          fascia in sua purezza
          con tutti i cuori per tutti i giorni;
          vive la trottola e gira,
          la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
          così la trottola aspira
          dentro l'amore verso l'eterno.
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