Ad ogni poco giura di cominciare una vita migliore. Ma quando viene, coi consigli suoi, la notte, e coi suoi compromessi e le lusinghe, ma quando viene, con la sua forza, la notte (il corpo anela e cerca), a quell'eguale fatale gioia, ancora perso, va.
Io non ho mani che mi accarezzino il volto, (duro è l'ufficio di queste parole che non conoscono amori) non so le dolcezze dei vostri abbandoni: ho dovuto essere custode della vostra solitudine: sono salvatore di ore perdute.
Se guardi la neve che scende a coprire la terra, coprire se stessa e tutto ciò che tu non sei, vedrai che è la deriva gravitazionale della luce sul rumore dell'aria che cancella l'aria è il cadere dell'attimo nell'attimo, la sepoltura del sonno, il rovescio dell'inverno, il negativo della notte.
Sei stato come certe fiorite di ginestre in autostrada che fanno invidia al sole, brevi a giugno come colpi al cuore, come fiammate di luce che aumentano le spine, senza cui niente è uguale, niente vale.
E daj cont sto chez-nous: ma sanguanon! Subet ch'el gh'ha sta gran cuccagna in Franza, ghe va tant a andà foeura di cojon e a tornà a cà a godella sta bordanza?
In quant a nun, s'el ne usa st'attenzion in contrassegn de grata redondanza el scassem subet giò del tabellon di balloss e di porch senza creanza.
Anzi, ch'el varda, vuj ch'el preghem fina de no fà olter quand el riva a cà che parlà maa de nun sira e mattina.
Inscí almanch podaravem lusingass che paricc finalment, dandegh a trà, barattassen el sit d'andà a seccass.
Amor è un[o] desio che ven da core per abondanza di gran piacimento; e li occhi in prima genera[n] l'amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so 'namoramento, ma quell'amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nas[ci]mento. Che li occhi rapresenta[n] a lo core d'onni cosa che veden bono e rio, com'è formata natural[e]mente; e lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e piace quel desio: e questo amore regna fra la gente.
Prima che asciughino quei due o tre baci sulla fronte e qui e lí, ti chinerai per bere acqua d'argento dallo specchio, e se nessuno ti starà a guardare ti toccherai le labbra con la bocca.
C'è un tempo in cui piú svelto delle dita che lo scultore passa sulla creta il sangue impaziente ti modella il corpo dal di dentro.
Forse stringerai tra le dita i tuoi giovani capelli e li solleverai sopra le spalle perché somiglino piuttosto ad ali, e davanti a loro prontamente correrai là dove proprio davanti agli occhi e sul fondo estremo dell'aria sta il grande, erto, conturbante e dolce nulla, che splende.