Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz
E daj cont sto chez-nous: ma sanguanon!
Subet ch'el gh'ha sta gran cuccagna in Franza,
ghe va tant a andà foeura di cojon
e a tornà a cà a godella sta bordanza?

In quant a nun, s'el ne usa st'attenzion
in contrassegn de grata redondanza
el scassem subet giò del tabellon
di balloss e di porch senza creanza.

Anzi, ch'el varda, vuj ch'el preghem fina
de no fà olter quand el riva a cà
che parlà maa de nun sira e mattina.

Inscí almanch podaravem lusingass
che paricc finalment, dandegh a trà,
barattassen el sit d'andà a seccass.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Grandi misteri abitano

    Grandi misteri abitano
    la soglia del mio essere,
    la soglia dove esitano
    grandi uccelli che fissano
    il mio tardivo andar aldilà di vederli.

    Sono uccelli pieni di abisso,
    come ci sono nei sogni.
    Esito se scandaglio e medito,
    e per la mia anima è cataclisma
    la soglia dove essa sta.

    Allora mi sveglio dal sogno
    e mi rallegro della luce,
    seppure di malinconico giorno;
    perché la soglia è paurosa
    e ogni passo è una croce.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Amor è uno desio che ven da core

      Amor è un[o] desio che ven da core
      per abondanza di gran piacimento;
      e li occhi in prima genera[n] l'amore
      e lo core li dà nutricamento.
      Ben è alcuna fiata om amatore
      senza vedere so 'namoramento,
      ma quell'amor che stringe con furore
      da la vista de li occhi à nas[ci]mento.
      Che li occhi rapresenta[n] a lo core
      d'onni cosa che veden bono e rio,
      com'è formata natural[e]mente;
      e lo cor, che di zo è concepitore,
      imagina, e piace quel desio:
      e questo amore regna fra la gente.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Prima che asciughino quei due
        o tre baci

        Prima che asciughino quei due o tre baci
        sulla fronte
        e qui e lí,
        ti chinerai per bere
        acqua d'argento dallo specchio,
        e se nessuno ti starà a guardare
        ti toccherai le labbra con la bocca.

        C'è un tempo in cui piú svelto delle dita
        che lo scultore passa sulla creta
        il sangue impaziente ti modella
        il corpo dal di dentro.

        Forse stringerai tra le dita
        i tuoi giovani capelli
        e li solleverai sopra le spalle
        perché somiglino piuttosto ad ali,
        e davanti a loro prontamente correrai
        là
        dove proprio davanti agli occhi
        e sul fondo estremo dell'aria
        sta il grande, erto, conturbante
        e dolce nulla,
        che splende.
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