Mandàla
Esplosione
di immensa bellezza
che manifesta,
nella sua effimera esistenza,
l'eternità, insita
in un singolo istante di vita
e l'indispensabilità
di una infinitesimale presenza
rispetto all'infinito.
Composta giovedì 21 gennaio 2016
Esplosione
di immensa bellezza
che manifesta,
nella sua effimera esistenza,
l'eternità, insita
in un singolo istante di vita
e l'indispensabilità
di una infinitesimale presenza
rispetto all'infinito.
Aspetta, tu non mi conosci
ascoltami una volta
non parlare di ciò
che non conosci
ignoranza
tutto ciò si chiama
ignoranza
continuare
a parlare di ciò
che non conosci
prova a guardare
tra i miei sogni e
le aspirazioni
prova a capire
che si prova a
vederli andare in frantumi
tra pensieri corrotti
e critiche distruttive
io so... ho provato
e lo so
l'amicizia è musica
che ci fa conoscere
ascoltare il cuore
è musica
cercare la verità
è musica
abbracciare opinioni diverse
è cantare in coro
Aspetta, tu non mi conosci
ascoltami una volta
non parlare di ciò
che non conosci
altrimenti è solo
pregiudizio
altrimenti non vuoi capire
vuoi solo giudicare
non vuoi ballare
nella mia anima
resti fermo e
preferisci stare a galla
per non affondare nel mare
della diversità
ma non capisci
che ti perdi un'opportunità.
Chi non vedo più da tempo
mi si fa folla intorno.
Uno,
pochi,
molti.
Dipende da quanto apro gli occhi.
In strade piene.
In un posto dove siamo solo noi due.
Io,
e te che non vedo.
Oppure in quei tanti posti dove sono solo.
Nei visi di fretta
del mattino presto,
ed in quelli curiosi
delle ore di sera,
le ore da cerca.
Faccio la strada intera
per rivedere le sue mille età,
e le mie.
Dagli asili alle scuole,
dai negozi per bimbi
ai locali da vita di notte.
Prigioniero della mia unica età sentita.
Quella dall'altro lato di quella strada.
È il mattino dopo.
Non so di che giorno.
E non è presto,
almeno per essere ancora buio.
Fa freddo,
come deve essere in novembre.
Scendo per le strade ferite.
Negozi chiusi.
Fermè
fermè
fermè.
Baguette listate a lutto
nelle vetrine con i vetri ammazzati.
Un verre de vin rouge
al banco del bistrot che apre per primo al mattino,
quello che si trova dopo la casa di qualcuno.
Il vino per abbattermi un po'.
Qualcosa di operaio e salato,
per tenermi su.
Colazione da inverno a nord,
da freddo in corpo.
La mano è rossa,
la veste il bicchiere.
Ricorda il sangue,
riporta alla notte di lampi e di fughe,
alla notte dei corpi distesi
delle vite fermate.
Alla notte purtroppo famosa.
Il qualcosa di operaio e salato
giace morto in fondo al cestino di plastica cinese.
Mi si è chiuso lo stomaco.
Bevo un altro bicchiere,
in fretta,
senza guardarmi la mano,
ed esco.
Non so chi c'è intorno a me
e non voglio sapere.
"Io non so, non so niente".
Tengo la testa bassa
e vado incontro alle strade ferite che sono dentro di me,
sporche di vin rouge e di sangue.
Inchiostro
Dilaghi
Ovunque
Anche dove c'è fame
Non solo dov'è morte e buio
Dove c'è silenzio e notte
Assenza - presenza sei
Ti ho sempre rispettato
Nero profondo, senza confini, immenso
Mi hai sempre spaventato
Incuriosito
Qualche volta mi sono perso in te
Completamente
Senza ritrovarmi più
Per alcuni istanti d'infinito
Senza volti
Senza colori
Senza musica
E con tutto l'universo
Tra le mia braccia
Ad abbracciarti
E il peso era leggerissimo
La profondità infinita.
Solco immaginario di profondo abisso
immagine di gelo
notti profonde e chiare di concerti lontanissimi
le note blu coprono i dormienti e le feste fatte
sono ricordi
le cupole d'oro si nascondono nel blu
le pupille si dilatano all'inverosimile
il blu ci percorre
ci sfiora
la nostra schiena è percorsa
da una carezza gelida
dove un brivido si prolunga
e affoga nella pelle
un velo trasparente, di cobalto, copre la notte
immaginando di sfiorare a gran velocità
le acque degli oceani, ad occhi spalancati
mi disseto di blu.
Elisabeth,
ti ricordi
gli anni verdi,
quando eravamo giovani,
ancora ti vedo cogli
occhi sfocati della memoria,
allora era facile amare,
eravamo freschi,
corpo sano,
palpiti del cuore,
ti ricordi la mia cotta per te,
i mille fallimenti,
il non riuscire a dirtelo,
ti ricordi;
poi ti ho persa tra la gente,
e ti rivedo ogni tanto,
matura e sicura,
nei tuoi anni
e la tua vita;
andiamo ognuno per le nostre strade,
dov'è finito,
quell'amore,
dove,
quando eravamo giovani.
La notte è un antro
di streghe,
un abisso,
dove il tempo
si ferma,
dove le ore
stazionano
e non passano più;
un minuto,
un ora,
un eternità;
notte strana.
La vita è vita e la morte è morte;
l'anima vive, il suo corpo muore.
Timidi raggi di luce
squarciano la penombra dell'aurora.
Sembrano flebili,
in realtà feriscono.
Luccicanti frecce di ghiaccio
trovano pace
nel bianco della brina
e danno inizio
ad un nuovo giorno.