La carne
Il desiderio forte riscalda la mia carne,
la cuoce a fuoco lento, inesorabilmente.
Si scioglie il grasso intorno. Resta la fibra
secca, appiccicata e tosta, sul fondo della vita.
Composta lunedì 12 febbraio 2007
Il desiderio forte riscalda la mia carne,
la cuoce a fuoco lento, inesorabilmente.
Si scioglie il grasso intorno. Resta la fibra
secca, appiccicata e tosta, sul fondo della vita.
Se sogno di un uomo
io penso a mio padre
pescatore di stelle e lampare
in mattini con l'oro alla bocca
a dare la carta vetrata
nella sua bottega di resina e legno
nei suoi ossimori di neve
con tardive bambole lunghe
in un lamento d'ottobre
in un arcano buio di pensieri
se penso ad un uomo
parlo a mio padre
con la sua falce a mietere il grano
nelle crepe dorate dei campi
all'imbrunire del giorno
i sandali ai piedi
le Marlboro che si consumavano piano
troppe donne ad aspettarlo alla sera
troppi balli sotto i ciliegi d'agosto.
Ora mi sorride da una cornice in cristallo
allontanato dagli anni
in un giardino ad innestare talee
capitano di un vascello di vetro
le lancette dell'orologio spuntato
il suo Longines dal cinturino marrone
ha la cravatta allentata
capovolto in un canto di naufraghi
un ricciolo d'oro disperso nel vento
la Prinz azzurra alle spalle
abbracciato ad un Dio controvoglia
il cappello sghembo alla sera
in un presente imperfetto
che è solo passato
in una veglia ormai dipinta di rosso.
Sono giorni che le cerco
in fondo allo stomaco,
all'inizio dell'intestino,
tra le mie dita;
sommerse dalle ciglia
impregnate di quelle lacrime
che non sanno fermarsi.
Poi un singhiozzo notturno,
un rigurgito di suoni,
di versi strozzati,
di silenzi stravolti.
Ed eccole emergere
come buttate fuori dal fondo
di quel pozzo che non ha fine.
Le mie parole,
per descrivere un dolore
che non ha colore,
non odore, né sapore.
Ma si vede negli incubi notturni,
nel somatizzare l'inquietudine
su di un corpo segnato,
troppo sincero ed opprimente
per essere creduto.
Un dolore che non ha pace
che ritorna nella malattia,
alla ricerca di una cura
che lo possa stordire
e poi ammutolire.
Il tuo dolore
che mi urli in faccia,
tu, falso testimone di buoni propositi.
Il tuo dolore
rinchiuso nel mio corpo
che continui a tormentare.
Una parola ti chiedo di darmi,
quella che mi ridarà la pace:
Addio.
Cammina silenzioso il killer
e mani al riparo nelle tasche
Ha la Memoria dura a morire
non la si può uccider in nessun modo, lei
Rilegge al contrario la storia
per vedere se suona bene lo stesso
c'è sempre una parola Amore di troppo
Cammina in mezzo a segni che lo condannano
indizi che semina sapendolo, evasi da tasche colme
Non uno che badi alla sua camminata lenta
non è l'unica faccia da colpevole in giro
Polvere da sparo sulla mano che uccide
quella mano d'eterno riposo
Nasciamo tutti con una promessa da non mantenere
Cammina. Ogni passo è una linea
e la colpa diventa sfondo
mentre giunge il perdono, coatto di pigrizia
Che non si perda tempo a capire!
Che velocemente si lavi il pavimento imbrattato!
Che si rimedi a tanto sentimento fallato!
Si proceda, attendente, si proceda!
Strade d'ombra inghiottono le ultime vetrine
Al confine, dove termina l'asfalto e regna erba umida
Si ferma. Sapesse pregare, invece bestemmia forte
Sulle sue ferite solletichio di pioggia tiepida, prima
violenza di frustate, dopo
Uno specchio d'acqua riflette la sua immagine
nelle tasche, le mani stringono un'arma stropicciata
Le assomiglia nell'ultimo momento
il solo che è sempre d'innocenza
Cadendo finalmente sorride
Ci si chiede chi pulirà l'erba.
Colui che se ne è andato da questo mondo,
brutale è il mio modo di parlare,
era un uomo di bontà,
di eccellente sapere,
un uomo che la vita non voleva...
brucianti ancora sono codesti pensieri...
la sua volontà lascia pochi sorrisi,
la sua storia sembra un film anni '80,
tutti sanno ma nessuno parla...
deboli le speranze mie...
ha combattuto in poco tempo una guerra contro se stesso,
adesso riposa davvero in pace su chissà quale spoglia...
invidia mia per la sua allegria in codesto giorno malinconico...
ha lasciato moglie e figli, non c'ha pensato molto su,
difficile invece per me staccarmi dalle persone care,
lui ha pensato di lasciarsi una speranza per un futuro in un posto magico,
diverso da questo,
non sopporto l'idea che io stia qui a soffrire,
dal canto suo...
auguri e tanta felicità...
si è addormentato con serenità, ne son sicura, lo spero dal cuore...
addio giovane ed eterno bambino...
Ecco qui le bombe...
ormai piovono dal cielo come grandine in tempesta,
ma il rumore di questi grandi chicchi è come quello dei fuochi d'artificio...
solo che con queste non si rischia di andare in giro per strada bagnati
o di emozionarsi per un bello spettacolo di botti e colori...
con le bombe si muore,
Esse non guardano in faccia i nemici...
vanno e distruggono tutto quello che vogliono e,
soddisfatte si assopiscono sulle strade contente di aver ucciso.
Oggi il cielo è terso...
le bombe danno un po' di tregua ma,
la paura nella gente non smette di esserci perché queste sono come i personaggi della tv...
spariscono,
ma poi ritornano senza preavviso e non sai mai dargli una spiegazione plausibile.
Ricordi quando... d'estate ci incontrammo?
I fiori sussurravano il nome dell'amore
al nostro passaggio
anche tu eri un fiore, che poggiava sul mio petto
il vento del destino ti pose li.!
Amor mio le tue radici perforarono la mia carne
Si unirono al mio cuore al mio sangue...
Così il mio animo, la mia vita si popolò
Di Profumi e colori...
ricordi i nostri primi passi?
Le nostre prime notti... il fuoco fu nostro amico
vicino ad esso ci stringemmo a quattro braccia
nell'estate il dolce amore...
e la passione ci condusse a toccare stelle nascoste
poi arrivò l'inverno
con passo pesante del gelido addio
ma con me sarai
come una goccia
di sangue nelle mie vene
che si rifugia nel mio cuore addolorato
ferito
dalla spada dell'amore...
o principessa
ricordati del mio amore
che uscì
dal mio territorio e in te non trovò dimora...
louis savio.
Ho visto morire la mia innocenza
ho visto la povertà dei sentimenti,
ho visto la violenza delle parole,
ho visto il tempo svanire,
ho visto gli occhi stanchi.
Ho visto l'inanimato,
ho visto il silenzio,
ho visto il bianco e il nero,
ho visto...
hanno cercato di farmi chiudere gli occhi,
hanno cercato di prosciugare le mie lacrime,
hanno cercato di inaridire lo scorrere della mia anima;
ma, i miei occhi vedono ancora
vedono ancora...
Volano le lacrime nell'immenso mare del nostro dolore
nella notte buia dei nostri giorni
nei pensieri che non ci abbandonano mai.
Sfuggenti ricordi e volti sconosciuti di una vita che ci è stata negata
aleggiano al calar della sera.
Sognando un bacio sulla fronte
prima che la notte sia sempre più nera
e una carezza sul viso per poi donarci un immenso sorriso.
Anche il raggio di sole che attraversa quel finestrone
non potrà mai scaldarci il cuore
perché quando arriva Natale non c'è mai un dono
per noi che non abbiamo né padre né madre.
Noi, che abbiamo voglia
Di noi
e resistiamo da stupidi
a calarci nei battiti
Di un sentimento che viaggia
Tra eros e amore
Noi, con la vita passata
Tanti anni davanti
a provare paura
Di caderci di nuovo
Nel fidarsi all'amore
Nell'aprirsi da nudi
Senza quel baluardo
Del non esser sinceri
Ci abbiamo creduto
Ci abbiamo sofferto
Le sere sfiorite
a troppo pensare, Noi
Ora lasciami andare
Più vicino al tuo cuore
Ora lascia che tocchi
La tua anima aperta
Per parlarti di quando
Non avremo paura
Che la vita ci deve
Questa volta lasciare
Le tue mani e le mie
i tuoi occhi ed i miei
i tuoi baci slegati
Il mio credere in Noi.