Ora quel brulichio,
lo stesso che zampilla
nei boschetti
nell'acqua canterina
nei meli in fiore
nei prati traboccanti di rugiada,
è nel mio corpo
come polle delle risorgive friulane.
Composta nel giugno 2009
Ora quel brulichio,
lo stesso che zampilla
nei boschetti
nell'acqua canterina
nei meli in fiore
nei prati traboccanti di rugiada,
è nel mio corpo
come polle delle risorgive friulane.
Lèggere in noi
come farfalle sussurrare
dentro l'amore
guardarsi dentro occhi
senza più colore
precipitare
dentro quell'abisso
insieme
leggèri.
Non so più che farmene di questa finta armonia.
La serenità? È mancanza di passione.
La saggezza? Paura di osare.
La semplicità? Epidermide di una timidezza che arrossisce.
Al bianco vorrei preferire il rosso
Ad un giorno rassicurante la notte tempestosa
Col mare che ulula nel vento bagnato.
A picconate questa fredda grazia di marmo! Che consacra un
Infelice matrimonio tra
desideri troppo audaci ed una volontà codarda...
e quando ciò sarà avvenuto,
non spaventarti, non scappare via...
prendimi per mano...
e aiutami a conoscermi.
Nella macchia oscura mi sorridi...
il tuo luminare reca fascino ed eleganza,
a volte ti lasci sopraffare da qualcuno che vuole impedire a me di ammirarti!
Ma tu sei presente costantemente,
tranquillizzi il mio cuore.
Guidi i miei passi,
indirizzi il mio cammino nel sentiero della luce,
e non mi fai cadere in trappole nascoste,
ho fiducia in te!
Nella macchia oscura sei un sovrano,
circondato da occhi
che scrutano i tuoi bagliori, i tuoi misteri,
onore a te mio bel splendore!
L'urlo...
Ti sale dentro annaspando,
aggrappandosi alle pareti dello stomaco.
Si contrae, sale ciecamente,
inflessibile, irruente, gonfio di rabbia.
Su, sale ancora,
si ferma un po', si espande,
riprende la sua salita,
s'aggrappa e si contorce
all'interno della gola,
esce con violenza,
si libera nell'aria,
la mente vuota ti lascia.
Sono la Notte
che giunge oscura
ammantata di tenebre,
gioca col tempo
e sventra i tuoi sogni.
Sono il Distacco
impavido e atroce tormento
che urla crudele,
ti spoglia
e nuda ti lascia.
Sono il Gorgo
che ti inghiotte e ti stritola,
ti trascina e ti smembra,
e negli abissi
t'incatena spietato.
Sono il Silenzio
che urla muto
inghiotte parole,
tace e zittisce
e ti ingabbia la mente.
Sono l'Amore
violento e dolce,
ti incendia il cuore
e ti svuota l'anima,
senza forze e senza respiro ti lascia.
Ci sono momenti in cui anche la speranza muore.
Tutto è buio,
non c'è luce:
l'angoscia ci avvolge.
Il sole è un astro opaco,
la luna un lanternino
che illumina una lapide
che è ancora da scolpire.
Tace la vita.
S'ode
una mestizia che invita al sonno,
e, decisa, conduce
a quella pace avversa a questa vita.
Ciò che non è stato
non sarà
né mai potrà essere.
E l'angoscia del giorno si trascina
nel sogno irrealizzabile.
Ma il ricordo di attimi
intensamente vissuti
riscalda il cuore ormai arido.
E l'attesa di un sorriso fugace
è ragione di vita.
Si disperde la cenere
tra le correnti eteree
e si dissolve in polvere
tra i venti e le maree.
Resta sulla riposta
mesta collina tacita
quella che fu la posta
di vita lunga e tragica.
Non più novene ascoltano
lobi che più non odono,
non più le membra fremono
né più si drizza il muscolo.
Nulla conserva il secolo,
neanche il nome immemore:
quando si è giunti al pascolo
si è solo morti in genere.
Persa nei miei cassetti gente che mi voleva bene
recupero
ma in direzioni che non mi appartengono
le emozioni faticose della vita:
ridere tra le lacrime in bianco e nero anni '60
si ascoltava bene
ballando in apnea
poi leccando cose che si fanno da sole
sotto la tua lingua
sotto i tuoi occhi
come creando un gelato
molto più bella così ubriaca
come viziata come una ventenne incosciente
certezze pericolose
venti nuovi libri e valere allo stesso modo
valere più di me
adesso che ne ho quarantacinque
ho letto anche la parola fine
seduzione dell'ultima frase
la sconfitta di un tuo bacio
per farti voltare con occhi di sale
[due gin tonic perché il mondo non è tondo
quarantacinque fossi sulla terra
per un solo seme].