Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Angelo del deserto (sogno di un viaggio)

Calde, sensuali note
di profumi d'oriente,
toni speziati e tenui insieme,
liberi nell'aria,
tra colori di tende di seta e arazzi...
traspare quel viso,
velato dal lungo, scuro sari
che il vento del deserto,
arido e secco,
stira sulla bruna pelle,
decantando del tuo corpo, le forme,
sinuose, celestiali,
ed i tuoi occhi d'ebano,
contrasto e armonia con l'universo intorno,
s'io avessi avuto ali
ne avrei fatto dono a te,
angelo di un paradiso perduto,
e ora spiccheremmo il volo;
s'io avessi avuto petali
di orchidee e passiflora,
avrei ornato il tuo capo...
ora già manca il velluto delle tue mani,
che sinuose volteggiano quando discorri...
già manca il tuo corpo,
che flessuoso
balla tra le musiche dei sitar e degli esraj,
angelo del deserto,
preziosa perla di giada,
ascolta il mio grido lontano,
che come una palla di fuoco
squarcia il cielo ad occidente,
e s'infrange su quella magica sabbia ai tuoi piedi,
fra rose del deserto a me distanti,
tra orme, che il vento celerà a nuovi, ignari viandanti.
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    Di-amante

    Dolce nettare, d'ambrosia e d'idromele,
    profumato, bollente,
    questo è la tua bocca mentre sfiora la mia,
    vorace la invochi, leccandone la polpa,
    e suggelli in un istante il desiderio,
    la fame che ho di quell'essenza...
    l'essenza di te...
    nel buio arranco, cercando le tue mani,
    attento a non tradire l'ardire che mi turbina dentro,
    e che la violenta bramosia della tua carne
    t'inviterebbe a respingermi,
    eppure è una vampa dentro,
    e nasconderlo m'è arduo;
    potrei navigare i sette mari
    e varcare le soglie del tempo
    e camminare nel vuoto infinito,
    ma non privarmi del fulcro del mio essere,
    non orbarmi della perla dei miei occhi,
    diamante, non spogliarmi di te.
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      Ebano e avorio

      Rapiti sensi, date a questa bocca il fervore di raccontare di lei,
      del suo passaggio seppellito dalle onde,
      e di un pianoforte sulla sabbia,
      che penetrante scandiva quella musica immortale...
      racconta, mio cuore, lo sforzo di sostenere il suo sguardo,
      quando gli occhi di lei osservavano estasiandosi
      le armonie del mio battere e levare sull'ebano e l'avorio...
      rimembra, pensiero, dei giorni passati a tentar di replicare quei magici istanti
      e racconta la poesia degli occhi d'una donna,
      specchio di soave essenza.
      Se sei sogno fammi dormire in eterno, fulgida passione,
      se sei vita non impigrire i miei sensi, vivida enfasi,
      or fantasticavo...
      Le mie dita adesso calcano i caldi tasti, come allora,
      e il tramonto riflette l'ultimo bagliore sullo scorcio del mare calmo,
      eppure dei suoi passi sulla spiaggia non resta che lo spirito.
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        L'indelebile

        Pagine di storia sulla colla, fissata nei pensieri,
        e che vorrei lavar via appena sale l'ultimo alito di vento,
        eppure non ti muovi, e t'immergi nel morboso ricordo
        che mi angoscia e neutralizza;
        temo per questo cuore,
        che pavido e claustrale ancora spera e mi percuote,
        protetto nel suo misero guscio di carne e ossa...
        manchi a questi occhi,
        splendida, stupida creatura
        e forse ad ogni parte di me,
        ad ogni tessera di questo corpo
        e in ogni squarcio della mia vita,
        solitario volo,
        gabbiano su questo oceano di memorie in burrasca
        travisate le mie ali,
        che arrancano per sostenersi nel cielo,
        mentre le onde di questa tempesta
        s'infrangono dure sugli scogli della mia memoria.
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          Lacrima di fiele

          Boccale, colmo di trattenute lacrime,
          amare come fiele, questo è ora il mio cuore...
          e sopportarlo è indegno... strano...
          osservarti mentre scomparivi
          e non carpire il tormento del vuoto
          nelle mie future notti,
          insonni,
          solitarie,
          come ombre senza memoria...
          come fantasmi tra lenzuoli al vento
          e le voci dei ricordi e del rimpianto,
          lasciate trasparire da una lacrima
          che si fa strada sulla guancia
          e muore sulle labbra...
          ora è l'amaro sulla bocca...
          quella stessa bocca che una volta
          aveva provato il miele.
          Ora è il ricordo ormai lontano
          di un sorriso
          con un volto sempre più alieno,
          sconosciuto...
          Non voltarti...
          guarda d'avanti a te,
          permettimi solo
          di sprecare ancora un momento
          per ricordarti,
          così come eri...
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            Mistral

            Parlami, sull'echeggiare di onde
            che cullano il mio lento, profondo respirarti,
            baciami, freddo Mistral,
            e scaglia la bianca schiuma di mare
            sull'arida scogliera...
            come trema l'erba, alle urla del vento,
            impetuoso, violento,
            sei così simile alla mia anima,
            fredda, incostante, incontenibile,
            nel suo vagabondare solitaria,
            assorta nell'infinita tempesta dei pensieri,
            troppo fugaci, repentini,
            eppur per un istante così chiari,
            pescatori e albatross si contendono l'ultima pesca
            prima di cercare l'effimero riparo
            forse è ora di rientrare...
            è bello ascoltarti mentre guardo alla finestra,
            e resto in ascolto, ammaliato,
            del prossimo ruggito di mare.
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              Romanticidio

              Misere e immobili giacciono sulla fredda terra
              le ultime vestigia di un consunto amore,
              spoglie di un gioco mortale,
              nemici in campi di battaglia,
              come pedine su di una pregiata scacchiera,
              fronteggiandoci invano,
              mentre l'odio e l'amore chiudevano la loro partita,
              senza vincitori, ne vinti...
              ora, solo i freddi corpi...
              affonda una volta ancora la tua lama nella piaga,
              e fremi alla vista del mio caldo sangue,
              fluido vitale, che sento, m'abbandona
              fluido mortale, per te che te ne nutri;
              trascinami giù con te verso l'abisso,
              e mentre il sole a oriente spegne la notte,
              spegni quest'ultima speme,
              che fioca ancora brilla dentro noi;
              soffia su quel petalo caduto
              e spazzalo lontano da te,
              illudiamoci per l'ultimo, impalpabile istante,
              e uccidiamo una volta per tutte
              questo guasto amore,
              vorticando nell'inferno,
              in un inutile, stupido romanticidio.
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                Anime animali

                Resta con me,
                quando la notte affoga la mente
                nel letargico torpore di un sonno senza sogni,
                e col latrato dei lupi nella fitta foresta
                vacilla l'ultimo barlume della ragione;

                stringiti a me,
                come se un uragano che nasce dovesse portarmi via,
                e avvolgiti con me, in un vortice di ardite passioni
                che travolge in un brutale coito
                anche l'ultimo degli annebbiati sensi;

                senti con me,
                come è dolce sprofondare nell'intensità del momento,
                quando due amanti diventano una cosa sola,
                ed effluvi animali imbastiscono l'aria;
                il piacere carnale diventa dolore, e il dolore piacere,
                e poi orgasmo, e poi dissolvenza dell'estasi;

                resta con me,
                quando i primi colori dell'aurora
                fanno l'amore con la notte,
                e il silenzio è rotto soltanto dai grilli
                e dal respiro affannato di due impetuosi amanti;

                rendi imperitura la magia del fugace istante, pelle di seta,
                ascolta il mistico suono del silenzio intorno e dentro di te,
                poi accosta il tuo viso sul mio petto
                e dormi sul tambureggiare del mio cuore.
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                  Ballata triste

                  E c'era la notte, e c'erano le stelle
                  e poi c'eri tu, brillavi tra le belle
                  posta al mio fianco, da un benevolo destino
                  che il cuore mio impazziva, quando eri li vicino
                  quando poi ci siam divisi, quando poi andasti via
                  ti sei portata dietro quei momenti di magia
                  mi hai lasciato la, senza fama e senza gloria
                  ed ora mi è impossibile tradirne la memoria...

                  che storia...

                  e c'era il mare e c'erano le onde,
                  grido un nome e solo l'eco mi risponde,
                  guardo sempre nel profondo del passato,
                  dove trovo solo il cuore mio malato,
                  gravito da solo, satellite di niente,
                  luna di una stella che ormai è un pianeta... trasparente.
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                    Eterea

                    Dormi,
                    fa del mio petto il tuo cuscino,
                    mentre la notte mantellata di stelle
                    rischiara la tua candida pelle di seta
                    e l'eterno canto delle acque
                    s'intona col tuo respiro, cadenzato e dolce;
                    sogna,
                    mentre il tuo corpo, nudo sul mio
                    rivela la magia di una bellezza velata di giorno,
                    e delle tue dolci curve, della tua esile essenza,
                    del tuo essere fortemente donna,
                    intensa,
                    bella,
                    eterea,
                    a comporre una sinfonia con la natura tutt'intorno.
                    Composta domenica 14 settembre 2008
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