Scritta da: Giuseppe Freda
in Poesie (Poesie personali)
Il pendolo
Perché mi parli
dei nostri affanni?
Lasciami esistere,
con lo sguardo
fisso nel vuoto
del pendolo inutile
che insegue gli attimi
della mia vita.
Commenta
Perché mi parli
dei nostri affanni?
Lasciami esistere,
con lo sguardo
fisso nel vuoto
del pendolo inutile
che insegue gli attimi
della mia vita.
Lo hai visto gemere,
implorare,
morire;
e hai tirato avanti,
hai finto di niente...
Fumo nero,
fumo denso, rovente,
vedo salire dalle macerie,
dai cadaveri monchi,
dalle terre bruciate,
dal globo di fuoco morente.
Venerando nell'aspetto,
solenne nelle movenze,
insigne umanista,
storico,
filosofo,
dal pulpito marmoreo
il prete arringava i fedeli.
La voce suadente
marciava maestosa
tra le navate barocche,
modulandosi
in toni or gravi,
or carezzevoli,
or dignitosi;
e arricchendosi
di cenni or lievi,
or amichevoli,
or vigorosi.
Un esercito ordinato
di cenni e di parole
difendeva,
a passo di danza,
il pulpito e il prete
dalla narcotizzata, confusa
moltitudine di povera gente.
Guarda:
la luce del faro
s'infrange su un muro invisibile
di tenebre solide;
e un canto d'amore, lontano,
si smorza,
s'incendia
nel cupo silenzio
di un'aria infuocata
che non può vibrare.
Ti vedo vivere sorridendo.
Mi dicono che sei felice.
Amico, il tuo sorriso
è un'esigenza di vita,
è la maschera del tuo tormento;
la felicità è oltre l'orizzonte,
ai piedi dell'arcobaleno.
Estate.
Sotto il cielo stellato
si canta,
si balla,
si ride alla vita di sempre.
Stella cadente,
messaggio di un mondo lontano,
in un soffio dorato di luce
ti spegni ignorata,
tradita,
delusa.
E mi guardo: cammino sulla spiaggia, che è questa vita, i miei passi lasciano orme subito cancellate dalle onde, raccolgo sassolini bianchi, neri, rosa, sono molto più antichi di me, e piccoli vetri colorati smussati dalla forza del mare... chissà se erano bottiglie di champagne o di birra, chissà se la persona che le ha stappate rideva o piangeva, chissà da dove vengono. E ogni tanto trovo una conchiglia, capolavoro di architettura, bella, vuota. Quanto lavoro abbandonato, perso.
E penso che ciò che più mi fa stare bene, questo vento fresco tra i capelli, questo mare che mi carezza i piedi, fa spaziare il mio sguardo, mi riempie gli occhi di verde e di blu, le narici di sapore salmastro, mi profuma la pelle, tutto questo è ciò che non posso raccogliere, conservare, portare a casa, dimenticare in una scatola, incollare su una cornice.
Tutte le cose più belle sono intangibili e però sono quelle che arricchiscono il nostro animo di sentimenti e la nostra mente di ricordi. Tutto il resto è passeggero.
Le cose sono segnalibri che ci ricordano a che punto siamo nella costruzione della nostra conchiglia, prima di lasciarla sulla terra, senza sapere che ne sarà: decorazione, gioiello, granelli di sabbia, polvere o piccolo tesoro nella mani di un bambino!
L'importante è lasciare qualcosa, di bello, se si può.
Solo un pensiero per te
che ci sei sempre,
ed io a volte ti perdo
o semplicemente
non ti ascolto
o disperatamente
non ti sento
ed instancabilmente
ti cerco
ed eternamente
TI AMO.
Nella speranza che tu non ti perda mai,
con la paura che tu possa farlo
e la convinzione che un intervento divino ti riporterà sempre nella giusta strada,
ti prendo per mano e ti racconto,
ancora,
che qualcosa cambierà
che qualcuno arriverà
e il sipario sarà levato
e vedrai
e saprai.
Ti voglio bene,
questo
almeno
lo sai.
Ti ringrazio per ciò che mi hai portato
ma non per ciò che mi hai tolto.
Ti ringrazio perché sono ancora qui, tutta intera
ma non ti ringrazio per chi non c'è più perché il vuoto è incolmabile.
Ti ringrazio per le ferite, quelle che insegnano
ma non ti ringrazio per tutti i dolori inutili.
Ti ringrazio per l'esperienza che fa crescere
ma non ti ringrazio per tutti gli anni che mi hai preso, in soli 12 mesi.
Ti ringrazio perché te ne vai
ma non so che succederà con quello che verrà.
Ti ringrazio perché è mia abitudine
e perché amo guardare tutti i segni positivi
e chiudo gli occhi su quelli negativi.
Ma non ti ringrazio per le promesse non mantenute
né per le delusioni, né per il freddo e il buio che mi lasci.
Non ci resta che l'amore, a dispetto di tutto.
Nonostante tutto, resta solo l'amore.
E quindi, vogliamoci bene perché esiste solo questo:
esiste solo ciò che non c'è, ciò che non si tocca, che non si vede.
Ma, se chiudiamo gli occhi, lo sentiamo, forte e prepotente.