Scritta da: Violetta Serreli
in Poesie (Poesie personali)
Percepisco la solitudine...
non come parte della mia vita
ma come sua essenza.
Composta mercoledì 30 giugno 2010
Percepisco la solitudine...
non come parte della mia vita
ma come sua essenza.
La propria sofferenza non si può esprimere.
Si può esprimere solidarietà
per la sofferenza di altri
quasi a starci male.
La propria sofferenza non si può condividere.
Si può condividere il momento
in cui qualcuno soffre.
La propria sofferenza non parla mai.
Non parla...
Finché qualcuno esprime solidarietà
e condivide il momento in cui si sta soffrendo.
Umide le labbra del tuo dolce amare,
gelosamente dall'incoscienza custodite.
Racchiuse nel vortice dei tuoi pensieri,
le leggere carezze scivolate nella penombra della notte.
Svestiti di quell'unico velo candido e trasparente,
gemiti di emozioni bagnate dalla tua pelle.
Accarezzate con delicata mano le piccole onde,
di quel caldo lago, che al piacere appartiene.
Sorridere e sospirare leggiadramente al mondo
che volando è venuto a te,
planando soavemente sulla voglia,
del dolce tuo amare.
Se con la tua voce, eco di sogni spenti,
tu entrassi nel cerchio vuoto del mio niente...
mi abbandonerei all oblio del rimembrar carezze
or che il nulla,
accoglie il suono di una muta voce che,
insegue l'eco dei tuoi sogni spenti.
Sii benedetta, mamma
per quanto mi hai dato
con gesti e parole,
per avermi guidato
nel mio cammino,
per avermi dato
gioia, fede e speranza,
perché hai saputo perdonare
senza giudicare,
per aver sopportato
in silenzio,
per aver sofferto
a causa mia,
per avermi guardata
con amore
sempre,
anche nel dolore...
sii sempre benedetta.
Avevano un senso i mille rancori,
le sopportazioni, le difficoltà.
Le lacrime, quelle di gioia e quelle di tristezza.
Aveva un senso non capirti,
non riconoscerti,
non sentirti vicino.
Aveva un senso desiderare che tu
mi volessi bene
quanto te ne volevo io.
Ha un senso ora
aver trovato la più grande ricchezza
nella mia forza, grazie a te.
Rannicchiato,
rinsecchito.
Ti ho trovato e non provo più schifo.
Quasi non provo neppure dispiacere,
ma un sottile, appagante,
senso di vittoria e onnipotenza.
A questo siamo destinati... quando non siamo graditi
c'è sempre qualcuno che tenta di schiacciarci
per eliminarci dal suo ambiente.
E anche quando ci avranno distrutti,
annientati,
resi inerti,
nessuno proverà pena
per noi.
Sto qui a pensare
cosa sia giusto
e cosa no.
Le cose belle hanno un senso, le cose strane no.
Alla fine penso che
ciò che non ha senso
sia, spesso, la cosa più giusta.
Non è viuzza che non tiene ammanto
d'uomini in armi assettati di guerra
e lor nefandezza sangue solca terra
e si gareggia chi uccide e quanto.
Mai conosciuto avea sì tanto pianto,
nemmanco visto padre che sotterra
figlio e, con esso, pur suo cuor'interra;
scena straziante ch'induce compianto.
In tale clima di terrore incusso
in nostr'orto a coltivare ortaggi
uomini armati senz'averci escusso,
dopo averci d'ogni bene concusso * derubato
in nostra casa, in funzione d'ostaggi,
ci fucilano a soddisfa d'istinti selvaggi.
Cotanta carità può Provvidenza;
potere umano non puote sì tanto
che sol Divinità può farne vanto
e trarti pote da tant'indigenza.
Quando morsa stringe Stato in violenza
e se dell'equità perde suo manto
popolo sol'allora conosce quanto
pesa la dignità e l'uguaglianza.
L'onesto cittadino è alla sbando,
vive miseramente d'espedienti
e solo triboli son'abbondanti
Perseguitato, vessato e vilipeso,
mortificato, malmenato e offeso
pate pur pena di possente brando.