Scritta da: Sir Jo Black
in Poesie (Poesie personali)
Angoli convergenti
Angoli convergenti,
liberi spazi,
in cieli da vivere:
cambia aria e vento,
emergo ancora vivo.
Composta lunedì 4 febbraio 2013
Angoli convergenti,
liberi spazi,
in cieli da vivere:
cambia aria e vento,
emergo ancora vivo.
Sera di luci,
colore sintetico,
odore elettrico
nunzio di suono.
Ombre di solitudine
sparse nelle onde
chiedono danza...
Incontro te,
un attimo di volo,
tutto cambia:
ancora un attimo.
Sento che ci stiamo perdendo,
come polvere nel vento ci stiamo disperdendo,
sento che lentamente stai scomparendo
e che dalla mia vita stai uscendo.
Nei ricordi conservo le tue traccie,
quello che ho ormai smesso di inseguire,
perché ti devo lasciar vivere e fuggire
a volte un saluto timido
riaccende un ormai antico brivido,
solo il tempo dei nostri racconti,
e poi aspetto che ritorni, quei rintocchi,
del tempo che ci separa,
della nostra vita questa si impara.
Ci si perde di vista,
anche se la nostra fine
non era ancora prevista,
ma i ricordi saranno immortali,
anche quando non avremo
più le nostre ali.
Potremmo sorriderci a distanza,
anche se non saremo nella stessa stanza,
ma so che sentirei comunque la tua mancanza,
ma con i nostri pensieri,
saremmo comunque sinceri.
Cadeva la pioggia,
goccia dopo goccia,
si poggiava sul mio volto,
bagnava il nero giubbotto
e lentamente
formava le pozzanghere
sulle strade.
Ella sempre di più batteva,
mentre le raffiche di vento
distruggevano il fragile ombrello,
ed io per non bagnarmi
con fatica tenevo l'agitato capello,
lavava via le orme
sulla strada,
le persone che avevo amato
ma non la tristezza
che avevo provato.
Il gelo soffiava tagliente
per un disagio
che non era solo apparente,
mi penetrava dentro,
quel giorno d'inverno,
mi sentivo nuvola
di un temporale più grande,
una tempesta morale,
un male ancor più grave,
pioveva dentro e si
formavano lentamente
le pozzanghere sul mio cuore
e non c'era nessun ombrello,
nessun riparo,
dalla pioggia del mio dolore,
nessuna previsione,
c'era stata per quel cuore,
che era uscito di casa
senza un'adeguata protezione.
Ti voglio bene,
l'espressione più apprezzata,
per l'appunto
più usata,
per dimostrare
il proprio affetto o amore
per una persona a noi cara!
Ma non è che la frase
"voler bene"
sia ormai diventata
una affermazione
detta a sproposito,
abusata
e infine svuotata
del suo significato originale
dalla generica comunicazione
degli ultimi anni!
Troppe volte,
mi è capitato di sentire,
"TI voglio bene a modo mio",
da non saper più cosa dire!
Un "Ti voglio bene",
ma solo alla mia condizione,
mi ha sempre spiazzato,
mentre l'affermazione
"Ma lo sai che lo faccio per il tuo bene,
non per il bene mio!",
mi ha fatto vergognare
di essere al mondo
e voler scomparire
da questa pianeta egoista
a cui appartengo
ma non condivido!
Pur accentando passivamente,
il comportamento altrui
dietro tale affermazioni,
mi è sempre difficile sopportare
il dispiacere che scaturisce
da tali pesanti dichiarazioni,
quindi spesso sfogo
la mia frustazione personale
contro me stesso,
ma non essendo un menefreghista
non potrò mai diventerare
un esperto opportunista
malgrado uno mi dica che mi vuole bene,
la triste verità è che a lui
non gli frega niente di me!
Tutto corre,
tutto passa,
anche se non ci pensi,
anche se non vuoi;
e non vuoi sapere,
né vedere;
ma il mondo,
il mondo è cambiato;
tutto continua lo stesso,
anche senza di te,
non c'è molto da dire;
tanto vale,
cercare di vivere,
di fare,
meglio che si può;
cercando le cose semplici,
l'amore,
l'amicizia,
la serenità;
per quanto possibile,
anche s e non è facile,
andare avanti.
Sentire le parole
se non ci ameremo più,
mi mettono angoscia
mi domando come
potremo non amarci più,
tutta questa strada
in salita
a cosa è servita,
dobbiamo solo aspettare la discesa
sarà lunghissima,
come lunga è stata la rimonta,
poco importa se ci odieremo,
poco importa se non ci vedremo,
poco importa se non ci sopporteremo,
quel che conta è che siamo
legati da un filo
molto sottile,
ed ogni volta che ci perderemo
basterà cercare quel filo
difficile da trovare per quanto sottile è,
ci farà ammattire
spazientire
e perdere la voglia,
ma quel sottile filo
è durissimo da rompere,
solo quando seguendo quel filo
ci dovessimo rendere conto
che dall'altro capo non ci sei più,
allora si che piangeremo
spero non succeda mai
quel filo tiene la mia anima legata a me.
Il cuore coglie ciò che nessuno ode,
sfumature che occhio non vede
e come onda del mare
tutto torna a me,
nella buia quiete della notte.
Prendi in mano i miei sogni
e vola sulle loro ali!
Ecco,
come vittima di un sacrificio antico,
mi sono donata a te.
Ho aperto il mio petto,
ho tolto il cuore:
posandolo sull'altare,
pronto al sacrificio!
Tu ora,
sei il sacerdote del mio destino.
La tua mano
impugna la lama!
La tua bocca si netterà del rosso mio dono?
Oppure,
delicatamente,
lo ridarai al mio candido seno?
Sarai carnefice, o riparo?
Che il fato si compia.
Io
sono prima di tutto io,
certo è che
per qualcuno sono
un emerito sconosciuto,
anzi
ignora persino la mia esistenza!
Me il bello viene quando
penso, che
per mio padre e mia madre
sono loro figlio,
per alcuni un fratello,
per alcuni un cugino, un amico, un vicino
per altri ancora sono un collega,
l'amico di un collega
sono il figlio di mio padre e di mia madre
sono uno che fa la mia professione
sono un ex studente
sono un dottore in scienze politiche
un paziente d'ospedale
un padre in attesa di vedere il figlio
e così via,
si moltiplicano le mie identità,
quasi all'infinito
forse
è proprio per questo
strano pensiero
che qualcuno
confonde sovente
le varie identificazioni del suo io
con l'essere onnipotente!