Batto forte le dita al pianoforte
per fargli male, per farmi male.
Tremano i cristalli e le pareti al cuore
Le lacrime cadono sopra i tasti
Domani il sole asciugherà ogni cosa
e nessuno si accorgerà di me.
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Batto forte le dita al pianoforte
per fargli male, per farmi male.
Tremano i cristalli e le pareti al cuore
Le lacrime cadono sopra i tasti
Domani il sole asciugherà ogni cosa
e nessuno si accorgerà di me.
Prenditi la pelle che tenevo addosso come fosse il tuo corpo.
Lasciami solo,
perché da solo io posso ritrovare la notte e il giorno che si rincorrono di nuovo.
Posso così tornare a bere alla fonte l'acqua limpida di sorgente,
correre nei prati a crepapelle
sorridere di me come un pazzo
tornare a perdermi nel mare per ore a infrangermi con lui nelle tempeste
ad amarmi ed ad ascoltarmi
quei silenzi che facevano di me un uomo.
Sono io quella spilla che t'addolora
quella stilla che ti gocciola dal cuore
che s'aggrappa agli echi che ritornano
come lupi affamati accerchiano la preda
nel labirinto miserevole dell'anima
tra le pareti squallide senza più colore
Sono io il sale che ti sana le ferite
come balsamo spalmato sulla pelle
quello che ti strappa il cuore e poi lo cuce
che ti naviga le vene e poi ti arrena
quello che ti sfarina la vita dal granaio
e poi la inforna come pane d'amore
Sono io il fiume che ti straripa gli orli
ti ricama e poi ti ricompone come trama
Sono io quella punta di diamante
che ti taglia dentro l'ardesia come burro
Quello che ti fa salire come aquilone
nell'immenso tra le rondini del cielo
Sono io la forza che ti scompone i limiti
un raggio che ti arriva al cuore in un un sorriso
Terra riemersa di un divino Paradiso
di occhi vergini che sfogliano le pelli
onde su onde, mai amate, immacolate
palpiti di cuore e sfogliatelle di poesie.
So che ci sono immagini
che non si posso svelare.
So che ci sono
oltre la barriera
dei sensi,
nel afasia
e nell'immobilità del corpo.
Un viaggio parallelo,
uno stato di inconscio,
più evoluto.
Mi racconta
il potere dell'anima.
Oltrepassa il sogno,
prende forma
una luce abbagliante,
fa divenire immateriale
ogni atomo.
E riapro gli occhi
per fame.
Il mare tu e io
Rumori ovattati e tutti i ricordi
che affiorano nella mente,
le onde, la brezza, la sabbia sulla pelle,
le parole che mi dicevi,
quelle parole che non sento più,
momenti lontano ormai sbiaditi
che si perdono nel tempo e non tornano più.
Viaggiando in auto ho visto
ai bordi delle strade, fasci di fiori
posati ai piedi di una lapide.
Mi sono fermato accanto ad una di queste
e, nel mentre leggevo l'epitaffio,
sentivo lamenti di dolore.
Mi sono guardato intorno... ero solo.
Ho pensato che quella giovane vita spezzata,
chiede ancora giustizia.
A quella giustizia mancata
su questa vita terrena,
si ribella, perché vuole trovarla
durante il sonno eterno.
Sopra di me
l'azzurro del cielo
lo splendore delle stelle
la luna argentata
le nuvole.
Spesso cade la pioggia,
mi bagna ed il soffiar
del vento mi asciuga.
Appare l'arcobaleno
con i suoi meravigliosi colori,
annunciando il sereno,
facendo tornare sul mio volto
l'armonico sorriso di sempre.
L'alma serena sento e rilassata,
il peso da su gli occhi s'è dissolto
e chiedo ora verso mia madre volto:
mortal pallore ancor non t'ha lasciata!?
Mentr'ancor testa tengo qui adagiata
ogni dolo da corpo s'è risolto
che non è membro di doglianza avvolto
e ogni disturbo è sofferenza andata.
Chi, mamma, queste nobili figure
che seguono mio andar sì da vicino?
Da giorni largiscono loro cure
e par tengano a cuore mio destino
e sento che per me pregano il Cielo
come le amate suore del Carmelo.
Paion disturbi corporei quasi cessi
ma nello teschio vivido è ronzio
che genera dal cor non uso a ozio
da cui travagli ancora non son cassi.
Li palpiti non segnano recessi
e par insito sia nel cuore lo vizio
che giammai chetato s'è da suo inizio
perciò nemmanco un dì si fur rimessi.
Caldo torpor percote tutte membra,
grande peso calca stanca palpebra
e occhio vede solo scura tenebra.
Al sol ch'acceca veder mio è sol'ombra
e ogni cosa all'occhio resta penombra.
comanco lingueggiare smorte labbra;
ché nullo invero appare a vista stanca
ma è coscienza solo che dentro manca...
Flebili note,
escon dal profondo,
udibili appena,
d'una giovane donna.
Dagli occhi di terra,
luce dell'anima,
sguardi fugaci,
pura e ridente.
Fili dorati,
rosea pelle di velluto,
setosi e profumati,
ricopre il suo corpo.
Voce leggera,
le labbra scarlatte,
nel canto della vita,
in un sorriso accogliente.
Piccole mani,
impronta sempre presente,
sorreggono il mondo,
delle sue amicizie sincere.
Nascosti sguardi,
sotto un velo di timore,
han creato ciò che siam noi due,
custodisce la serenità e il suo splendore.
Sogni leggiadri,
in una mente spiccata,
vivon di speranza,
nascosta al mondo.
Amica speciale,
meritevole del meglio,
sorella di cuore,
val per me più d'un qualsiasi gioiello.