Poesie personali


Scritta da: Nelson
in Poesie (Poesie personali)

Tollero

Tollero
la follia, la fame,
l'angoscia e l'ipocrisia.
Tollero il buio,
la morte e l'infanzia
rubata.
Tollero il vento,
il freddo gelido
e le città vuote.
Tollero i gas tossici,
le guerre civili,
i prati di cemento.
Tollero i fiori
sparsi a cerchio
sulle tombe.
Tollero le messe
e le industrie.
Tollero il pane raffermo,
le vie chiuse.
Tollero
il grillo parlante,
il cane bianco e la neve.
Tollero questo inverno
interminabile,
questa glaciazione sociale,
questa crisi finanziaria
e morale.
Tollero il nucleare,
la pace temporanea
e la sete di vendetta.
Tollero,
fin che ci sarà da tollerare.
Composta giovedì 14 marzo 2013
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    Scritta da: ROBERTO POZZI
    in Poesie (Poesie personali)

    Il club dei cuori infranti

    Nel marasma dei vari circoli sociali
    c'è sempre quel club molto popolare,
    per niente esclusivo,
    è continuamente aperto
    soprattutto ai nuovi iscritti,
    a tutte quelle anime in pena
    che non sono rimaste all'orizzonte,
    ad aspettare chissà chi o che cosa
    ma che hanno deciso di rischiare
    il proprio cuore
    per veramente amare!
    Tutte quelle anime sofferenti
    che si sono abbonate
    al club dei cuori infranti,
    poiché sono state abbandonate
    dalle circostanze di un'altra
    storia sentimentale
    finita troppo male!
    Ai nuovi tesserati
    che si sono già ritrovati
    svuotati della propria esistenza,
    inspiegabilmente succhiati
    della loro forza vitale
    per sentirsi degli esauriti
    è comunque normale
    che tutti finiscono ad espiare
    la propria insolenza,
    quella d'aver osato sospirare
    una vita migliore
    all'insegna dell'amore!
    Anche se una volta entrati
    in questo circolo comune
    dell'affetto mancato,
    non è per niente facile uscirne,
    perché quando ci si sofferma
    in questo mondo di dolore
    si continua a sognare
    l'amore reale!
    Inevitabilmente
    uno rimane intrappolato
    in questo limbo emotivo,
    nella terra di mezzo dei sentimenti...
    il purgatorio spirituale
    del proprio io esistenziale!
    Pur sapendo che in quel momento,
    anche la nostra stessa introspezione
    è alla resa dei conti,
    soltanto un'amara riflessione
    che ci vorrebbe affogare
    nella disperazione
    e magari anche sprofondare,
    sempre più in fondo
    del nostro baratro infernale
    dell'autocolpevolizzazione irrazionale!
    Non ci dobbiamo scoraggiare,
    anche siamo in mille pezzi
    sparsi per l'universo,
    non ci dobbiamo mai disprezzare,
    ma ci possiamo davvero salvare;
    sembra scontata
    ma la banale soluzione
    è di continuare a sognare
    il paradiso sentimentale
    non smettendo mai d'amare
    anche chi non ha mai capito
    cosa significa amare!
    Composta martedì 5 marzo 2013
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      Scritta da: Sannino Michele
      in Poesie (Poesie personali)
      Vorrei averti qui
      per sentire il calore del tuo cuore
      stringimi forte sul tuo cuore.
      Vorrei averti qui
      per sentire la dolcezza di una tua carezza
      Vorrei averti qui
      per sentire la calma delle tue parole
      mentre le ascolto
      Vorrei averti qui
      per amarti come tu ami me
      vorrei averti qui
      per dirti quanto ho bisogno che tu ci sia
      è come una fiamma che brucia il cuor mio
      Vorrei che tu fossi qui.
      Composta venerdì 22 marzo 2013
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        Scritta da: Nelson
        in Poesie (Poesie personali)

        Pensieri varicosi

        Ritorno
        su questo mezzo artificiale,
        locomotiva d'abitudini,
        bisogni, idee.
        Pensieri varicosi
        fomentano la mia psiche.
        Si aggrovigliano,
        si avviluppano
        tra le strade, le macchine
        e le corsie.
        S'intrecciano
        tra i capelli dei passeggeri,
        tra le loro dita, tra i tessuti
        di una veste scomoda.
        Una matrice viva,
        pulsante.
        Una pelle rubiconda
        che copre il cielo
        e le vertebre splendenti
        di un corpo malato
        chiamato società.
        Composta giovedì 14 marzo 2013
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          Scritta da: Nelson
          in Poesie (Poesie personali)

          Verso Venezia

          Seduto al mio posto
          viaggio tra le strutture,
          le menti e le foglie
          di alberi morenti, solitari.
          Viaggio
          con popoli miei pari,
          persone semplici, vere
          ma ignoranti.
          Braccia meccaniche
          coltivano la terra,
          seminando castelli d'acciaio,
          bugie, nuove realtà.
          Osservo
          il paesaggio cambiare,
          viaggiando lento
          tra montagne innevate
          e laghi di ghiaccio.
          Provo a pensare
          cosa vede questa ragazza
          accanto a me, accanto
          a tutti gli altri. Noi,
          che ci muoviamo piano
          verso una città eterna
          che accoglie, che piange.
          Una città sorta
          tra mari digitali
          e favole di cartapesta.
          Un luogo orfano
          delle grandi virtù,
          della peste, della storia.
          Un oasi di tribù perdute,
          tra calli e ponti,
          tra l'arte e la poesia.
          Composta giovedì 14 marzo 2013
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            Scritta da: Ciro Orsi
            in Poesie (Poesie personali)

            A mio zio Ciro

            Nelle gambe sentiva ancora
            il fremito del mare,
            sulla terra ferma teneva
            la postura che i marinai
            hanno per lunga lena appreso
            per regger l'equilibrio
            nelle lunghe crociere
            in mare aperto..
            Vestiva di chiaro
            amava l'aria aperta
            le magliette fresche bianche
            di cotone profumate
            sopra i calzoni a falde larghe.
            Passava molte ore
            al suo tavolo di vimini
            sulla veranda dai bei vetri colorati
            al piano terra del villino
            leggeva con passione
            libri di storia e saggi
            e teneva sempre sotto mano
            fogli di appunti fitti fitti
            per chissà quali ricerche.
            Si era ammalato in guerra.
            Nell'estate del quaranta
            era in missione nel Mar Rosso
            sul sommergibile Perla:
            una tragica serie di incidenti
            mette fuori uso l'impianto
            di condizionamento dell'aria,
            la perdita del cloruro di metile
            provoca l'avvelenamento
            dell'intero equipaggio,
            i marinai impazziscono
            alcuni vengono legati
            nell'attesa dei soccorsi
            sono agonizzanti e
            arenati sul fondo del mare
            nell'angusto battello
            per sei lunghissimi giorni.
            Otto si salvarono.
            Trentadue lasciarono la vita
            in quell'angusta scatola di latta.
            Zio Ciro tornò a casa
            ridotto come un cencio consumato
            i polmoni ammalati d'enfisema
            e l'animo angosciato
            che solo può provare
            chi ha fatto quel viaggio
            nel fondo dell'inferno.
            Ma la vita è un'energia divina
            e l'amore per la vita
            un balsamo che cura
            le ferite più atroci.
            A casa c'è la dolce Lina
            ad aspettarlo a braccia aperte
            la piccola Luisa,
            due anni o poco più
            che già lo chiama "babbo"
            per affascinarlo,
            e la mamma e le sorelle
            e il fratello
            e i nipoti tanto amati
            e tutti gli altri parenti
            vicini e lontani
            e i tanti e tanti amici
            che hanno chiesto di lui
            ed ora vengono a trovarlo
            per dar coraggio
            e tirar sù l'umore.
            Poi il fisico riprende
            il suo vigore e un nuovo
            stile di vita lo sostiene
            pur limitato dalla malattia
            che la guerra gli ha lasciato.
            Per me era così zio Ciro
            lo amavo più di tanto,
            porto il suo nome in onore suo
            perché quando son nato,
            nel quarantacinque, ancora
            lui soffriva tanto
            e desiderava tanto avere
            un altro figlio, un maschio,
            ma non era posiibile
            e così gli sembrò forse
            di volermi bene come un figlio.
            Aveva il volto chiaro
            di magrezza familiare
            le fossette larghe del sorriso
            gli occhi azzurri
            come il mare,
            giocavamo con le carte
            mentre la zia suonava il piano
            e Luisa pasticciava coi rossetti
            e i tacchi a spillo
            e chiamava il babbo
            per sapere che ora era;
            quando eravamo soli
            preparavo il caffè con la napoletana
            e lo gustavamo con i pasticcini
            sul tavolo della cucina.
            Lo guardavo ed era proprio lui
            solo un po' più anziano
            di quel giiovane marinaio
            che zia Matilde ci raccontava
            per far sapere come era nato
            l'amore tra il fratello
            e sua cognata Lina.
            Il bel giovane marinaio
            era in divisa d'ordinanza
            sulla banchina del porto
            a rimirare il suo battello in sosta
            e orgoglioso illustrava
            alla piccola folla di ospiti curiosi
            i prodigi nascosti del regio natante
            e le virtù straordinarie dell'arte marinara
            ma ogni attenzione sua
            fu solo per quel volto di donna
            che si parò davanti
            e lo incantò con gli occhi languidi
            ed il sorriso esperto
            nell'arte del sedurre.
            Un tonfo al cuore e via:
            Ciro e Lina
            varcano quella passerella
            sul battello dell'amore
            verso la loro crociera della vita.
            Composta giovedì 21 marzo 2013
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              Scritta da: Rosa Coddura
              in Poesie (Poesie personali)

              I pensieri non possono smettere

              Devo cercare
              di allontanarti dal pensiero,
              non posso viverti davvero,
              per andare avanti,
              non posso avere rimpianti,
              il tempo che sparge polvere di ricordi,
              vive nell'illusione che prima o poi ti scordi,
              ma non c'è giustizia,
              se ogni tentazione mi vizia,
              sei il pensiero che mi assale,
              e non averti fa male.

              La vita che ci fa incontrare,
              tutto ad un tratto scompare,
              non possiamo averci,
              neanche per vedere,
              il sorriso sul nostro viso,
              neanche per vedere
              come ci sta quel vestito,
              e non sapere se ti ho ferito,
              non possiamo averci,
              le speranze possono perdere,
              neanche per una sera
              i pensieri possono smettere,
              non possiamo averci
              chissà se un è un addio
              o un lontano arrivederci.

              Devo arrendermi
              ad un vicolo cieco,
              e non ascoltare più quell'eco,
              anche se non è facile ammettere
              che non ti voglio perdere,
              ma come una piuma al vento,
              devo liberarmi da questo tormento,
              devo lasciarti andare
              anche se non come fare.
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                Scritta da: ROBERTO POZZI
                in Poesie (Poesie personali)

                Un figlio di Dio

                Io sono molto di più
                della mia identità di qualsiasi genere,
                ma per la mia cosiddetta scelta
                della mia affettività sentimentale
                vengo aspramente contestato
                da quei devoti fedeli
                e religiosi bigotti
                che nella loro anima
                vive soltanto
                un'arroganza divina
                piuttosto che
                l'umiltà cristiana!
                Per la verità,
                non so neanche definire cosa sia
                un'attrazione sentimentale,
                ma sicuramente,
                io non ne faccio una ostentazione
                della mia diversa disposizione,
                ma neanche mi nascondo
                per la paura d'una disapprovazione
                in un ghetto profondo!
                Io vorrei soltanto vivere
                come tutti i comuni mortali...
                anch'io sono un Figlio di Dio
                e non un figlio del diavolo
                come mi si vuole sempre considerare
                perché
                io non ho mai avuto la libertà
                di chi amare
                o nemmeno di chi rifiutare!
                Io non ho mai avuto
                il libero arbitrio di scegliere
                la mia attrazione sentimentale...
                e'un'inclinazione che non si può mai forzare,
                è per tutti una condizione naturale
                e quindi va rispettata come tale,
                come un diritto basilare
                dell'esistenza umana!
                Se Dio mi creato,
                nella sua perfezione
                di certo non ha sbagliato
                quindi come tutti gli essere umani
                anch'io non vorrei essere odiato,
                non vorrei essere tollerato
                e nemmeno non vorrei essere compatito
                ma vorrei essere solo capito
                da chi è diverso da me
                per quello che veramente sono...
                una delle tante creature del Signore!
                Come ho già dichiarato
                a tutti gli ignoranti
                e decisamente intolleranti
                in questo mondo
                di scarsa comprensione
                già da quando sono nato
                io sono sempre stato
                un figlio di Dio
                perché Lui,
                il mio Signore,
                mi ha voluto così,
                un essere umano,
                diverso ed uguale a te
                ma allora perché
                tu pretendi da me
                di decidere
                chi io non posso amare
                mentre tu puoi decidere
                chi tu puoi anche odiare
                senza la minima considerazione
                che tale comportamento
                non è cristiano
                ma soltanto diabolico!
                Composta mercoledì 20 marzo 2013
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                  Scritta da: Manuela Mori
                  in Poesie (Poesie personali)
                  Sole vieni
                  buca la terra del riposo germoglia
                  le acute assenze vieni
                  a scaldare la carne del verme
                  ché cibi il seme ché fiorisca
                  nel marmo della nostra mano

                  Del seme nel seme - laggiù
                  in quel cuore scavato - loro sono
                  nei fotoni incandescenti dell'oscuro
                  se guardiamo e guardiamo - la mano
                  è piumato che palpita senso
                  Sì, anche loro ci stanno vedendo
                  emmemme.
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