Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

O poesia poesia poesia

O poesia poesia poesia
Sorgi, sorgi, sorgi
Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
Guizza nello scatto e nell'urlo improvviso
Sopra l'anonima fucileria monotona
Delle voci instancabili come i flutti
Stride la troia perversa al quadrivio
Poiché l'elegantone le rubò il cagnolino
Saltella una cocotte cavalletta
Da un marciapiede a un altro tutta verde
E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
Silenzio - un gesto fulmineo
Ha generato una pioggia di stelle
Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
Silenzio ancora. Commenta secco
E sordo un revolver che annuncia
E chiude un altro destino.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il canto della tenebra

    La luce del crepuscolo si attenua:
    Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
    Al cuore che non ama più!
    Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
    Sorgenti, sorgenti che sanno
    Sorgenti che sanno che spiriti stanno
    Che spiriti stanno a ascoltare
    Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
    Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
    Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
    Ma per i cuori leggeri un'altra vita è alle porte:
    Non c'è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
    Più Più Più
    Intendi chi ancora ti culla:
    Intendi la dolce fanciulla
    Che dice all'orecchio: Più Più
    Ed ecco si leva e scompare
    Il vento: ecco torna dal mare
    Ed ecco sentiamo ansimare
    Il cuore che ci amò di più!
    Guardiamo: di già il paesaggio
    Degli alberi e l'acque è notturno
    Il fiume va via taciturno
    Pùm! Mamma quell'omo lassù! "
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      In un momento

      In un momento
      Sono sfiorite le rose
      I petali caduti
      Perché io non potevo dimenticare le rose
      Le cercavamo insieme
      Abbiamo trovato delle rose
      Erano le sue rose erano le mie rose
      Questo viaggio chiamavamo amore
      Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
      Che brillavano un momento al sole del mattino
      Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
      Le rose che non erano le nostre rose
      Le mie rose le sue rose
      P. S. E così dimenticammo le rose.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Una sera che ero uscito a spasso

        Una sera che ero uscito a spasso,
        a spasso in Bristol Street,
        sul lastrico le folle erano campi
        di grano pronto per la mietitura.

        E lungo il fiume in piena
        udii un innamorato che cantava
        sotto un'arcata della ferrovia:
        "l'amore non ha fine".

        "Io ti amerò, mio caro, ti amerò
        finché la Cina e l'Africa s'incontrino
        e il fiume schizzi sopra la montagna
        e per la strada cantino i salmoni".

        "Io ti amerò finché l'oceano sia
        ripiegato e steso ad asciugare
        e vadano la sette stelle urlando
        come oche in giro per il cielo".

        "Come conigli correvano gli anni
        perché io tengo stretto fra le braccia
        il Fiore delle Età
        e il primo amore al mondo".

        Ma tutti gli orologi di città
        si misero a vibrare e rintoccare:
        "Oh, non lasciarti illudere dal Tempo,
        non puoi vincere il Tempo".

        "Nelle tane dell'Incubo,
        dove Giustizia è nuda,
        dall'ombra il Tempo vigila
        e tossisce se ha voglia di baciare".

        "Tra emicranie e in ansia
        vagamente la vita cola via
        e il Tempo avrà vinto la partita
        domani o ancora oggi".

        "In molte verdi valli
        si accumula la neve spaventosa;
        il Tempo spezza le danze intrecciate
        e dell'alteta lo stupendo tuffo".

        "Oh, immergi nell'acqua le tue mani,
        giù fino al polso immergile
        e guarda, guarda bene nel catino
        e chiediti che cosa hai perduto".

        "Nella credenza scricchiola il ghiacciaio,
        il deserto sospira dentro il letto
        e nella tazza la crepa dischiude
        un sentiero alla terra dei defunti".

        "Dove i barboni vincono bei soldi
        e il Gigante fa le moine a Jack
        e l'Angioletto è un nuovo Sacripante
        e Jill finisce giù lunga distesa".

        "Oh, guarda, guarda bene nello specchio,
        guarda nella tua ambascia;
        la vita è ancora una benedizione
        anche se benedire tu non puoi".

        "Oh, rimani, rimani alla finestra
        mentre bruciano e sgorgano le lacrime;
        tu amerai il prossimo tuo storto
        con il tuo storto cuore".

        Era tardi, già tardi quella sera,
        loro, gli amanti, se ne erano andati;
        tutti i rintocchi erano cessati
        e il gran fiume correva come sempre.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Calypso

          Più svelto, macchinista, e fammi in fretta
          la Springfield Line sotto il sole splendente.
          Via come un razzo, non fermarti mai
          finché non freni in Grand Central, New York.
          Perché ad aspettarmi c'è laggiù,
          in mezzo a quel salone, colui che fra tutti amo di più.
          Se non è lì quando arrivo in città
          starò sul marciapiede e piangerò.
          Perché è lui che voglio rimirare,
          l'acme di perfezione e di bontà.
          Se mi serra la mano e mi dice "ti amo",
          ed è per me un fenomeno sublime.
          I boschi sono tutti verdi e lustri ai lati del binario
          ; anche gli alberi hanno i loro amori, pur diversi dal mio.
          Ma il povero banchiere vecchio e obeso, in carrozza di lusso,
          non ha nessuno che lo ami eccetto il suo avana.
          Se fossi io il Capo dela Chiesa o dello Stato,
          m'inciprierei il naso e ordinerei a tutti di aspettare.
          Perché l'amore conta ed è potente
          ben più di un prete o di un politicante.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Canzone

            Pesci nei placidi laghi
            sfoggiano scie di colori,
            cigni nell'aria invernale
            hanno un candore perfetto
            e incede il grande leone
            per il suo bosco innocente;
            leone, pesci e cigno
            in scena e già sono andati
            sull'onda irruente del Tempo.

            Noi, finché i giorni d'ombra son maturi,
            noi dobbiamo piangere e cantare
            del dovere il sopruso consapevole,
            il Diavolo nell'orgoglio,
            la bontà portata attentamente
            per espiazione o per nostra fortuna;
            noi i nostri amori li dobbiamo perdere,
            volgendo uno sguardo invidioso
            a ogni animale e uccello che si muove.

            Sospiri per folliecompiute e dette
            attorcono i nostri angusti giorni,
            ma devo benedire e celebrare
            che tu, mio cigno, avendo
            tutti i doni che Natura
            impulsiva ha dato al cigno,
            la maestà e l'orgoglio,
            vi aggiungessi ieri notte
            il tuo amore volontario.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Oh, cos'è questo rumore

              Oh, cos'è quel rumore lancinante
              giù nella valle, un rullare, un rullare?
              Nient'altro che i soldati in marcia, caro,
              i soldati scarlatti.

              Oh, cos'è quella luce che mi abbaglia
              in lontananza come un lampo, un lampo?
              Non è che il sole sulle armi, caro,
              mentre avanzano svelti.

              Oh, che fanno con tutti quegli arnesi,
              cosa faranno stamane, stamane?
              Solo manovre, come sempre, caro,
              o forse è un segnale.

              Oh, perché sono usciti in strada
              e voltano il capo, in fila, in fila?
              Sarà arrivato un contrordine, caro.
              Ma perché ti inginocchi?

              Oh, non si sono fermati dal dottore
              né frenano i cavalli, i cavalli?
              Bé, di feriti non ne hanno, caro,
              nessuno in quei reparti.

              Oh, è il parroco che cercano, quel vecchio
              tutto bianco, sarà lui, sarà lui?
              No, vanno oltre, oltre il cancello, caro,
              senza fargli visita.

              Oh, toccherà al fattore qui accanto,
              a lui che è così furbo, così furbo?
              La fattoria l'hanno passata, caro,
              e già stanno correndo.

              Oh, dove vai? Rimani qui con me!
              Le tue promesse erano inganni, inganni?
              No, ho giurato di amarti, caro,
              ma ora devo andare.

              Oh, è rotto il chiavistello, è a pezzi l'uscio,
              oh, la via che hanno scelto è questa, è questa;
              hanno così pesanti gli stivali
              e hanno occhi di fuoco.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Sotto un abietto salice

                Sotto un abietto salice
                non ti affliggere più, innamorato:
                segua al pensiero rapida azione.
                A che serve pensare?
                La tua incessante prostrazione
                mostra quanto sei freddo;
                alzati, su, e ripiega
                la tua mappa di desolazione.

                I rintocchi che scorrono sui prati
                da quella fosca guglia
                suonan per queste ombre senza amore
                che all'amore non servono.
                Ciò che è vivo può amare: perché ancora
                piegarsi alla sconfitta
                con le braccia incrociate?
                Attacca e vincerai.

                Stormi di anatre in volo sul tuo capo
                e sanno dove andare,
                freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
                e vanno verso l'oceano.
                Cupa e opaca è la tua costernazione:
                cammina, dunque, vieni,
                non più così tarpato
                in preda alla tua soddisfazione.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore, Poesie d'amore)

                  Ninnananna

                  Posa il capo assopito, amore mio,
                  umano sul mio braccio senza fede;
                  tempo e febbri avvampino e cancelliano
                  ogni bellezza individuale, via
                  dai bambini pensosi, e poi la tomba
                  attesta che effimero è il bambino:
                  ma finch'è spunti il giorno mi rimanga
                  tra le braccia la viva creatura,
                  mortale sì, colpevole, eppure
                  per me il bello nella sua interezza.

                  Anima e corpo non hanno confini:
                  agli amanti che giacciono sul suo
                  tollerante declivio incantato
                  in preda al deliquio ricorrente,
                  solenne la visione manda Venere
                  di soprannaturale armonia,
                  di universale amore e speranza;
                  mentre un'astratta intuizione accende,
                  in mezzo ai ghiacciai e fra le rupi,
                  dell'eremita l'estasi carnale.

                  Passano sicurezze e fedeltà
                  allo scoccare della mezzanotte
                  come le vibrazioni di campana,
                  e forsennati alla moda lanciano
                  il loro pedantesco, uggioso grido:
                  il costo fino all'ultimo centesimo
                  - sta scritto in tutte le temute carte -
                  andrà pagato, ma da questa notte
                  non un solo bisbiglio, nè un pensiero,
                  non un bacio o uno sguardo sia perduto.

                  Bellezza muore, e mezzanotte, ed estasi:
                  che i venti dell'alba, mentre lievi
                  spirano intorno al tuo capo sognante,
                  mostrino un giorno di accoglienza tale
                  che occhio e cuore pulsino e gioiscano,
                  paghi di un mondo, il nostro, che è mortale;
                  meriggi di arsura ti ritrovino
                  nutrito dei poteri involontari,
                  notti di oltraggio ti lascino andare
                  sorvegliato da ogni umano amore.
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