Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Il palmo offerto per il benvenuto:
Guarda! Per te
ho disserrato il pugno.
Commenta
Il palmo offerto per il benvenuto:
Guarda! Per te
ho disserrato il pugno.
Non voglio un mattone dal tetto
voglio morire lentamente.
Voglio morire, osservando
il corpo che secerne, goccia
dopo goccia, l'esausta vita.
Filtrarla attraverso me stessa,
come attraverso un settaccio fine fine,
e – dopo – sospirare sollevata
per non aver visto nulla sul fondo.
Amore, oblio, desiderio, lussuria
di compiersi il momento e proclamarlo.
Semplice questa pace, senza attesa
primo gioiello vissuto in silenzio.
Chi dubita nasconde la certezza.
Esulta solo chi si ostina a credere.
Non bruciare il bordo alla lettera,
e non parlare d'amore
per pagine e pagine.
Soltanto, mentre chiudi la busta,
calca molto
quelle tue labbra schive.
Il passaggio delle nuvole brucia i fulmini
della sera
e accende profili sulle pareti di un vento
che diluisce nell'acqua.
Dall'ombra, lontana,
mi guardi con occhi
che seguono percorsi non raggiunti
dal caso.
Ogni istante, ogni gesto,
ogni fruscio in boschi sonnecchianti –
il percorso d'una foglia che cade a terra,
volubile e danzerina –
si accorda a delle leggi silenti.
Soltanto spezzando il fragile equilibrio,
il disordine di un tempo scostante
e lieve,
sapremo che tutto era appeso,
irrimediabilmente
a un filo troppo sottile per reggerci.
Stomaco delicato, anima blanda,
non si regge più di un viaggio l'anno
in quelle lande dov'ebbero i secoli
voglia di cattedrali e ne piantarono
come altri, altrove, pianta vigne...
– incerto
il cuore se spendersi fino in fondo,
persi gli occhi nel bosco sibillino,
in quel fuori dal mondo, alla radura
o alla macchia dove c'è chi ti legge
e, si sa, all'ultimo verso capisce
ch'erano segreti da niente, chiavi
d'un magazzino qualsiasi, festoni
con tanto d'appassito... (nondimeno
sia lode al Dio cui devi quella voce).
C'è un assassino nell'armadio?
Sbucherà fuori se chiudi gli occhi?
Chi c'è dietro la sinningia? Un vampiro?
È un ladro a cavalcioni del cavallo a
dondolo,
brandisce forse una sciabola di
sanseveria?
Pieghe di tenebre piene di millepiedi
e sono io, ti avvicini di soppiatto
tanto che sento il tremitio
Vitale realizzarsi in te
quando ti spaventi per i suoni della notte,
i gemiti del vento,
la strega nella sua cappa in brandelli
che digrigna una risata,
ti getta sulla faccia larve, ragnatele,
ti strappa di dosso il pigiama con dita di
fucsia.
Hai visto la civetta prima che il tuo
sguardo
l'ha stropicciata via?
Cominci a capire: le voci provengono
da sotto i tuoi piedi, dalla stoffa del
pigiama
quando respiri, sei tu
a dar loro vita.
Ti svegli una volta due prima del giorno.
Hai sentito in sogno
i colpi, i bisbigli,
i lamenti soffocati,
il crepitio della porta?
Il vento, i rami? Sbattere in te:
c'è qualcun altro nella stanza?
Tendi le orecchie, lo sguardo filtra
l'intruso dalla notte,
ma l'oscurità scintilla soltanto,
sboccia, frinisce
come se fossi sotto le palpebre,
sul punto di svegliarti.
Pace non trovo e non ho da far guerra,
e temo e spero; ed ardo e son un ghiaccio;
e volo sopra 'l cielo e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto 'l mondo abbraccio.
Tal m'ha in pregion, che non m'apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
e non m'ancide Amore e non mi sferra,
né mi vuol vivo né mi trae d'impaccio.
Veggio senza occhi e non ho lingua e grido;
e bramo di perir e cheggio aita;
ed ho in odio me stesso ed amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita;
iin questo stato son, Donna, per voi.
Non chiedere alla foglia di non muoversi.
Non può... c'è il vento!
Non chiedere al sole di rimanere immobile.
Non può... c'è la notte!
Non chiedere all'uomo di vivere in eterno.
Non può... c'è la morte!
Non chiedermi di non amarti.
Non posso... ti ho vista!