Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

1911

Strinsi le mani sotto il velo oscuro...
"Perché oggi sei pallida?"
Perché d'agra tristezza
l'ho abbeverato fino ad ubriacarlo.
Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore...
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.
Soffocando, gridai: "È stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai".
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: "Non startene al vento".
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Il poeta solitario

    O dolce usignolo che ascolto
    (non sai dove), in questa gran pace
    cantare cantare tra il folto,
    là, dei sanguini e delle acace;
    t'ho presa - perdona, usignolo -
    una dolce nota, sol una,
    ch'io canto tra me, solo solo,
    nella sera, al lume di luna.
    E pare una tremula bolla
    tra l'odore acuto del fieno,
    un molle gorgoglio di polla,
    un lontano fischio di treno...
    Chi passa, al morire del giorno,
    ch'ode un fischio lungo laggiù
    riprende nel cuore il ritorno
    verso quello che non è più.
    Si trova al nativo villaggio,
    vi ritrova quello che c'era:
    l'odore di mesi-di-maggio
    buon odor di rose e di cera.
    Ne ronzano le litanie,
    come l'api intorno una culla:
    ci sono due voci sì pie!
    Di sua madre e d'una fanciulla.
    Poi fatto silenzio, pian piano,
    nella nota mia, che t'ho presa,
    risente squillare il lontano
    campanello della sua chiesa.
    Riprende l'antica preghiera,
    ch'ora ora non ha perché;
    si trova con quello che c'era,
    ch'ora ora ora non c'è...
    Chi sono? Non chiederlo. Io piango,
    ma di notte, perch'ho vergogna.
    O alato, io qui vivo nel fango.
    Sono un gramo rospo che sogna.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Allora

      Allora... in un tempo assai lunge
      felice fui molto; non ora:
      ma quanta dolcezza mi giunge
      da tanta dolcezza d'allora!
      Quell'anno! Per anni che poi
      fuggirono, che fuggiranno,
      non puoi, mio pensiero, non puoi,
      portare con te, che quell'anno!
      Un giorno fu quello, ch'è senza
      compagno, ch'è senza ritorno;
      la vita fu vana parvenza
      sì prima sì dopo quel giorno!
      Un punto!... così passeggero,
      che in vero passò non raggiunto,
      ma bello così, che molto ero
      felice, felice, quel punto!
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Al fiume

        Bel fiume! Nel tuo limpido flutto
        di lucido cristallo, acqua errabonda,
        tu sei emblema d'una fulgente
        beltà - cuore non disvelato -
        piacevole intrico dell'arte
        nella figlia del vecchio Alberto;

        ma quando la tua onda ella contempla -
        che scintilla allora e tremola,
        oh, allora il più leggiadro rivo
        si fa simile a colui che l'adora:
        ché nel cuore di lui, come nel tuo scorrere,
        l'immagine di colei è radicata:
        in quel cuore che tremola al raggio
        di occhi che cercano l'anima.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Calypso

          Più svelto, macchinista, e fammi in fretta
          la Springfield Line sotto il sole splendente.
          Via come un razzo, non fermarti mai
          finché non freni in Grand Central, New York.
          Perché ad aspettarmi c'è laggiù,
          in mezzo a quel salone, colui che fra tutti amo di più.
          Se non è lì quando arrivo in città
          starò sul marciapiede e piangerò.
          Perché è lui che voglio rimirare,
          l'acme di perfezione e di bontà.
          Se mi serra la mano e mi dice "ti amo",
          ed è per me un fenomeno sublime.
          I boschi sono tutti verdi e lustri ai lati del binario
          ; anche gli alberi hanno i loro amori, pur diversi dal mio.
          Ma il povero banchiere vecchio e obeso, in carrozza di lusso,
          non ha nessuno che lo ami eccetto il suo avana.
          Se fossi io il Capo dela Chiesa o dello Stato,
          m'inciprierei il naso e ordinerei a tutti di aspettare.
          Perché l'amore conta ed è potente
          ben più di un prete o di un politicante.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Né mistero né dolore

            Né mistero né dolore
            né volontà sapiente del destino:
            sempre quell'incontrarci ci lasciava
            l'impressione di una lotta.

            Ed io, indovinato dal mattino
            l'attimo del tuo arrivo,
            percepivo nei palmi socchiusi
            il morso leggero di un tremito.

            Con dita arse sgualcivo
            la variopinta tovaglia del tavolo...
            Capivo fin da allora
            quanto è angusta questa terra.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Lamento per il sud

              La luna rossa, il vento, il tuo colore
              di donna del Nord, la distesa di neve...
              Il mio cuore è ormai su queste praterie,
              in queste acque annuvolate dalle nebbie.
              Ho dimenticato il mare, la grave
              conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
              le cantilene dei carri lungo le strade
              dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
              ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
              nell'aria dei verdi altipiani
              per le terre e i fiumi della Lombardia.
              Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
              Più nessuno mi porterà nel Sud.
              Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
              in riva alle paludi di malaria,
              è stanco di solitudine, stanco di catene,
              è stanco nella sua bocca
              delle bestemmie di tutte le razze
              che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
              che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
              Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
              costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
              mangiano fiori d'acacia lungo le piste
              nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
              Più nessuno mi porterà nel Sud.
              E questa sera carica d'inverno
              è ancora nostra, e qui ripeto a te
              il mio assurdo contrappunto
              di dolcezze e di furori,
              un lamento d'amore senza amore.
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Mio - per diritto della bianca elezione!

                Mio - per diritto della bianca elezione!
                Mio - per sigillo regale!
                Mio - per segno della bianca prigione
                che sbarre non possono celare!
                Mio - qui - nella visione e nel divieto!
                Mio - per l'abrograzione della tomba
                Sottoscritta-confermata -
                delirante contratto!
                Mio - mantre gli anni fuggono!
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  George Gray

                  Molte volte ho studiato
                  la lapide che mi hanno scolpito:
                  una barca con vele ammainate, in un porto.
                  In realtà non è questa la mia destinazione
                  ma la mia vita.
                  Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
                  il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
                  l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
                  Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
                  E adesso so che bisogna alzare le vele
                  e prendere i venti del destino,
                  dovunque spingano la barca.
                  Dare un senso alla vita può condurre a follia
                  ma una vita senza senso è la tortura
                  dell'inquietudine e del vano desiderio —
                  una barca che anela al mare eppure lo teme.
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