Mio - per diritto della bianca elezione! Mio - per sigillo regale! Mio - per segno della bianca prigione che sbarre non possono celare! Mio - qui - nella visione e nel divieto! Mio - per l'abrograzione della tomba Sottoscritta-confermata - delirante contratto! Mio - mantre gli anni fuggono!
Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi; fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
In un momento Sono sfiorite le rose I petali caduti Perché io non potevo dimenticare le rose Le cercavamo insieme Abbiamo trovato delle rose Erano le sue rose erano le mie rose Questo viaggio chiamavamo amore Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose Che brillavano un momento al sole del mattino Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi Le rose che non erano le nostre rose Le mie rose le sue rose P. S. E così dimenticammo le rose.
Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito: una barca con vele ammainate, in un porto. In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita. Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura; l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti. Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell'inquietudine e del vano desiderio — una barca che anela al mare eppure lo teme.
Se la ruota si impiglia nel groviglio delle stesse filanti ed il cavallo s'impenna tra la calca, se ti nevica fra i capelli e le mani un lungo brivido d'iridi trascorrenti o alzano i bambini le flebili ocarine che salutano il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano giù dal ponte sul fiume se si sfolla la strada e ti conduce in un mondo soffiato entro una tremula bolla d'aria e di luce dove il sole saluta la tua grazia-hai ritrovato forse la strada che tentò un istante il piombo fuso a mezzanotte quando finì l'anno tranquillo senza spari.
Ed ora vuoi sostare dove un filtro fa spogli i suoni e ne deriva i sorridenti ed acri fumi che ti compongono il domani; ora chiedi il paese dove gli onagri mordano quadri di zucchero dalle tue mani e i tozzi alberi spuntino germogli miracolosi al becco dei pavoni.
(Oh, il tuo carnevale sarà più triste stanotte anche del mio, chiusa fra i doni tu per gli assenti: carri dalle tinte di rosolio, fantocci ed archibugi, palle di gomma, arnesi da cucina lillipuziani: l'urna li segnava a ognuno dei lontani amici l'ora che il gennaio si schiuse e nel silenzio si compì il sortilegio. È carnevale o il dicembre s'indugia ancora? Penso che se muovi la lancetta al piccolo orologio che rechi al polso, tutto arretrerà dentro un disfatto prisma babelico di forme e di colori... )
E il natale verrà e il giorno dell'anno che sfolla le caserme e ti riporta gli amici spersi e questo carnevale pur esso tornerà che ora ci sfugge tra i muri che si fendono già. Chiedi tu di fermare il tempo sul paese che attorno si dilata? Le grandi ali screziate ti sfiorano, le logge sospingono all'aperto esili bambole bionde, vive, le pale dei mulini rotano fisse sulle pozze garrule. Chiedi di trattenere le campane d'argento sopra il borgo e il suono rauco delle colombe? Chiedi tu i mattini trepidi delle tue prode lontane?
Come tutto si fa strano e difficile come tutto è impossibile, tu dici. La tua vita è quaggiù dove rimbombano le ruote dei carriaggi senza posa e nulla torna se non forse in questi disguidi del possibile. Ritorna là fra i morti balocchi ove è negato pur morire; e col tempo che ti batte al polso e all'esistenza ti ridona, tra le mura pesanti che non s'aprono al gorgo degli umani affaticato, torna alla via dove con te intristisco quella che mi additò un piombo raggelato alle mie, alle tue sere: torna alle primavere che non fioriscono.
Pesci nei placidi laghi sfoggiano scie di colori, cigni nell'aria invernale hanno un candore perfetto e incede il grande leone per il suo bosco innocente; leone, pesci e cigno in scena e già sono andati sull'onda irruente del Tempo.
Noi, finché i giorni d'ombra son maturi, noi dobbiamo piangere e cantare del dovere il sopruso consapevole, il Diavolo nell'orgoglio, la bontà portata attentamente per espiazione o per nostra fortuna; noi i nostri amori li dobbiamo perdere, volgendo uno sguardo invidioso a ogni animale e uccello che si muove.
Sospiri per folliecompiute e dette attorcono i nostri angusti giorni, ma devo benedire e celebrare che tu, mio cigno, avendo tutti i doni che Natura impulsiva ha dato al cigno, la maestà e l'orgoglio, vi aggiungessi ieri notte il tuo amore volontario.
D'in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l'armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell'aria, e per li campi esulta, Sì ch'a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell'anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo dè provetti giorni, Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch'omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s'allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell'aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? Che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.
Démons et merveilles Vents et marées Au loin déjà la mer s'est retirée Et toi Comme une algue doucement caressée par le vent Dans les sables du lit tu remues en rêvant Démons et merveilles Vents et marées Au loin déjà la mer s'est retirée Mais dans tes yeux entr'ouverts Deux petites vagues sont restées Démons et merveilles Vents et marées Deux petites vagues pour me noyer. Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare E tu Come alga dolcemente accarezzata dal vento Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di gia' si e' ritirato il mare Ma nei tuoi occhi socchiusi Due piccole onde son rimaste Demoni e meraviglie Venti e maree Due piccole onde per annegarmi.
Fanciullo, io già non ero come gli altri erano, né vedevo come gli altri vedevano. Mai derivai da una comune fonte le mie passioni - né mai, da quella stessa, i miei aspri affanni. Né il tripudio al mio cuore io ridestavo in accordo con altri. Tutto quello che amai, io l'amai da solo. Allora - in quell'età - nell'alba d'una procellosa vita - fu derivato da ogni più oscuro abisso di bene e male il mistero che ancora m'avvince - dai torrenti e dalle sorgenti - dalla rossa roccia dei monti - dal sole che d'intorno mi ruotava nelle sue dorate tinte autunnali - dal celeste baleno che daccano mi guizzava - dal tuono e dalla tempesta - e dalla nuvola che forma assumeva (mentre era azzurro tutto l'altro cielo) d'un demone alla mia vista -.
Anche questa mattina mi sono svegliato e il muro la coperta i vetri la plastica il legno si sono buttati addosso a me alla rinfusa e la luce d'argento annerito della lampada
mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram e il giallo della parete e tre righe di scritto e la camera d'albergo e questo paese nemico e la metà del sogno caduta da questo lato s'è spenta
mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto e la nostra separazione e quello che siamo