Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Angina pectoris

Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,
l'altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all'alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
dall'infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
una mela rossa, il mio cuore.
È per tutto questo, dottore,
e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest'angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Cupido, loser, eigenwilliger Knabe!

    Cupido, loser, eigenwilliger Knabe!
    Du batst mich um Quartier auf einige Stunden.
    Wie viele Tag'und Nächte bist du geblieben!
    Und bist nun herrisch und Meister im Hause geworden!
    Von meinem breiten Lager bin ich vertrieben;
    Nun sitz ich an der Erde, Nächte gequälet;
    Dein Mutwill schüret Flamm auf Flamme des Herdes,
    Verbrennet den Vorrat des Winters
    und senget mich Armen.
    Du hast mir mein Geräte verstellt und verschoben;
    Ich such und bin wie blind und irre geworden.
    Du lärmst so ungeschickt; ich fürchte das Seelchen
    Entflieht, um dir zu entfliehn, und räumet die Hütte.
    Cupido, monello testardo!
    Cupido, monello testardo!
    M'hai chiesto un riparo per poche ore,
    e quanti giorni e notti sei rimasto!
    Adesso il padrone in casa mia sei tu!
    Sono scacciato dal mio ampio letto;
    sto per terra, e di notte mi tormento;
    il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
    brucia le scorte d'inverno
    e arde me misero.
    Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
    io cerco, e sono come cieco e smarrito.
    Strepiti senza ritegno, e io temo che l'animula
    fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Shall I compare thee to a summer's day? (Sonnet 18)

      Shall I compare thee to a summer's day?
      Thou art more lovely and more temperate:
      Rough winds do shake the darling buds of May,
      And summer's lease hath all too short a date:
      Sometime too hot the eye of heaven shines,
      And often is his gold complexion dimm'd;
      And every fair from fair sometime declines,
      By chance, or nature's changing course untrimm'd;
      But thy eternal summer shall not fade,
      Nor lose possession of that fair thou ow'st;
      Nor shall Death brag thou wander'st in his shade,
      When in eternal lines to time thou grow'st:
      So long as men can breathe, or eyes can see,
      So long lives this, and this gives life to thee.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Il Cane

        Noi mentre il mondo va per la sua strada,
        noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l'affanno,
        e perché vada, e perché lento vada.
        Tal, quando passa il grave carro avanti
        del casolare, che il rozzon normanno
        stampa il suolo con zoccoli sonanti,
        sbuca il can dalla fratta, come il vento;
        lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
        Il carro è dilungato lento lento.
        Il cane torna sternutando all'aia.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Il Nunzio

          Un murmure, un rombo...
          Son solo: ho la testa
          confusa di tetri
          pensieri. Mi desta
          quel murmure ai vetri.
          Che brontoli, o bombo?
          Che nuove mi porti?
          E cadono l'ore
          giù giù, con un lento
          gocciare. Nel cuore
          lontane risento
          parole di morti...
          Che brontoli, o bombo?
          Che avviene nel mondo?
          Silenzio infinito.
          Ma insiste profondo,
          solingo smarrito,
          quel lugubre rombo.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Specchio

            Sono esatto e d'argento, privo di preconcetti.
            Qualunque cosa io veda subito l'inghiottisco
            tale e quale senza ombre di amore o disgusto.
            Io non sono crudele, ma soltanto veritiero -
            quadrangolare occhio di un piccolo iddio.
            Il più del tempo rifletto
            sulla parete di fronte.
            È rosa, macchiettata. Ormai da tanto tempo la guardo che la sento
            un pezzo del mio cuore. Ma lei c'è e non c'è.
            Visi e oscurità continuamente si separano.

            Adesso io sono un lago. Su me si china una donna
            cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.
            Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.
            Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
            Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.
            Sono importante per lei. Anche lei viene e va.
            Ogni mattina il suo viso si alterna all'oscurità.
            In me lei ha annegato una ragazza, da me gli sorge incontro
            giorno dopo giorno una vecchia, pesce mostruoso.
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