Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Lettere dal carcere a Munevver

Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
Lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull'anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? O forse... chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Shall I compare thee to a summer's day? (Sonnet 18)

    Shall I compare thee to a summer's day?
    Thou art more lovely and more temperate:
    Rough winds do shake the darling buds of May,
    And summer's lease hath all too short a date:
    Sometime too hot the eye of heaven shines,
    And often is his gold complexion dimm'd;
    And every fair from fair sometime declines,
    By chance, or nature's changing course untrimm'd;
    But thy eternal summer shall not fade,
    Nor lose possession of that fair thou ow'st;
    Nor shall Death brag thou wander'st in his shade,
    When in eternal lines to time thou grow'st:
    So long as men can breathe, or eyes can see,
    So long lives this, and this gives life to thee.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il Cane

      Noi mentre il mondo va per la sua strada,
      noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l'affanno,
      e perché vada, e perché lento vada.
      Tal, quando passa il grave carro avanti
      del casolare, che il rozzon normanno
      stampa il suolo con zoccoli sonanti,
      sbuca il can dalla fratta, come il vento;
      lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
      Il carro è dilungato lento lento.
      Il cane torna sternutando all'aia.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Tristezza della Luna.

        Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
        bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
        prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni,
        e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
        a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
        bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.

        Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
        terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,

        accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
        dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
        nel suo cuore agli sguardi del sole.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Natale

          Natale. Guardo il presepe scolpito,
          dove sono i pastori appena giunti
          alla povera stalla di Betlemme.
          Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
          salutano il potente Re del mondo.
          Pace nella finzione e nel silenzio
          delle figure di legno: ecco i vecchi
          del villaggio e la stella che risplende,
          e l'asinello di colore azzurro.
          Pace nel cuore di Cristo in eterno;
          ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
          Anche con Cristo e sono venti secoli
          il fratello si scaglia sul fratello.
          Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
          che morirà poi in croce fra due ladri?
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Notturno in tram a Berlino

            La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti
            e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci

            ciascuno cammina solo ma siamo l'uno a fianco dell'altro

            che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire
            il rumore dei passi gli uni degli altri

            dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo gli uni contro
            gli altri ma ci amiamo perché non crediamo gli uni negli altri

            che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e infilare presto
            quattro strade diverse ma non so se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti

            la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e
            quattro camminiamo fianco a fianco

            la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano

            la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in
            qualche luogo con stridori sferragliamenti

            a un tratto si levano davanti a noi dei muri bruciati e sotto
            il riverbero dei lampioni marciano diritti e testardi verso di noi

            delle finestre appaiono davanti a noi e vengono in folla verso
            di noi schiaciandosi l'una con l'altra

            finestre che non hanno nè vetri nè infissi che non sono finestre
            delle stanze degli uomini ma finestre del vuoto

            passiamo davanti alle porte senza battenti le porte che aprono su nulla

            sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram

            sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma

            non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior parte dei ciechi sono dei ciechi con gli occhi aperti e le luci dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si rendono conto che la luce cade nei loro occhi

            vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram

            donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano

            a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po' di tristezza

            sono grato a voi tutte

            traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono i ciuffi d'erbacce

            i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi sono distrutti

            e le pietre bruciate spezzate si somigliano talmente che la testa
            ci gira e giriamo in tondo

            questa città è tutta bucata perché ha mandato i suoi soldati a distruggere altre città

            ho visto città rase al suolo avevano mandato i loro soldati a distruggere altre città e i soldati delle altre città le avevano rase al suolo

            ho visto città che preparavano i loro soldati per mandarli
            a distruggere altre città ed essere distrutte esse stesse

            dei violinisti salgono in tram con le scatole dei violini sotto
            il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a
            nascondere la loro calvizie

            questo agosto è forse l'ultimo agosto del mondo ha chiesto uno dei violinisti alla bigliettaia in una lingua che non conosco
            sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani in collera

            credo ch'essi stessi non sappiano perché e contro chi sono in collera

            che ora sarà adesso all'Avana amore mio sarà notte o giorno

            le ragazze scendono dai tram

            le loro gambe sono abbastanza ben fatte

            senza fare un gesto seduto dove sono le seguo e sotto il ponte
            di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore delle loro bocche e volto la testa a una giovane donna che mi tocca la spalla senza ch'io sappia dov'è

            i suoi capelli son paglia d'oro le sue ciglia azzurre

            il suo collo bianco è lungo e rotondo

            alle fermate vecchie donne terribili con cappelli di
            paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano

            l'uomo seduto alla mia destra s'è inabissato dentro se stesso
            s'è perduto dentro se stesso

            è così lo so è così che la vecchiaia comincia

            tuttavia non è in mio potere non cadere nelle onde tristi

            così comincia la vecchiaia

            l'uomo seduto alla mia destra è caduto ancora nelle onde tristi

            alla porta del deposito siamo scesi dall'ultimo tram

            rientriamo a piedi

            tutti e quattro

            la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia

            quando arriviamo all'albergo il sole comincia a spuntare

            nella nostra stanza apriamo la radio

            parla dei vascelli cosmici.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Tempi brutti per la poesia

              Sì, lo so: solo il felice
              È amato. La sua voce
              È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

              L'albero deforme nel cortile
              È frutto del terreno cattivo, ma
              Quelli che passano gli danno dello storpio
              E hanno ragione.

              Le barche verdi e le vele allegre della baia
              Io non le vedo. Soprattutto
              Vedo la rete strappata del pescatore.
              Perché parlo solo del fatto
              Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
              I seni delle ragazze
              Sono caldi come sempre.

              Una rima in una mia canzone
              Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

              In me si combattono
              L'entusiasmo per il melo in fiore
              E il terrore per i discorsi dell'imbianchino. *
              Ma solo il secondo
              Mi spinge alla scrivania.

              * Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler.
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