Il vecchio castello che ride sereno sull'alto La valle canora dove si snoda l'azzurro fiume Che rotto e muggente a tratti canta epopea E sereno riposa in larghi specchi d'azzurro: Vita e sogno che in fondo alla mistica valle Agitate l'anima dei secoli passati: Ora per voi la speranza Nell'aria ininterrottamente Sopra l'ombra del bosco che la annega Sale in lontano appello Insaziabilmente Batte al mio cuor che trema di vertigine.
Sulla porta dell'officina d'improvviso si ferma l'operaio la bella giornata l'ha tirato per la giacca e non appena volta lo sguardo per osservare il sole tutto rosso tutto tondo sorridente nel suo cielo di piombo fa l'occhiolino familiarmente Dimmi dunque compagno Sole davvero non ti sembra che sia un po' da coglione regalare una giornata come questa ad un padrone?
Cet amour Si violent Si fragile Si tendre Si désespéré Cet amour Beau comme le jour Et mauvais comme le temps Quand le temps est mauvais Cet amour si vrai Cet amour si beau Si heureux Si joyeux Et si dérisoire Tremblant de peur comme un enfant dans le noir Et si sûr de lui Comme un homme tranquille au milieu de la nuit Cet amour qui faisait peur aux autres Qui les faisait parler Qui les faisait blêmir Cet amour guetté Parce que nous le guettions Traqué blessé piétiné achevé nié oublié Parce que nous l'avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié Cet amour tout entier Si vivant encore Et tout ensoleillé C'est le tien C'est le mien Celui qui a été Cette chose toujours nouvelles Et qui n'a pas changé Aussi vraie qu'une plante Aussi tremblante qu'un oiseau Aussi chaude aussi vivante que l'été Nous pouvons tous les deux Aller et revenir Nous pouvons oublier Et puis nous rendormir Nous réveiller souffrir vieillir Nous endormir encore Rêver à la mort Nous éveiller sourire et rire Et rajeunir Notre amour reste là Têtu comme une bourrique Vivant comme le désir Cruel comme la mémoire Bête comme les regrets Tendre comme le souvenir Froid comme le marbre Beau comme le jour Fragile comme un enfant Il nous regarde en souriant Et il nous parle sans rien dire Et moi j'écoute en tremblant Et je crie Je crie pour toi Je crie pour moi Je te supplie Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s'aiment Et qui se sont aimés Oui je lui crie Pour toi pour moi et pour tous les autres Que je ne connais pas Reste là Là où tu es Là où tu étais autrefois Reste là Ne bouge pas Ne t'en va pas Nous qui sommes aimés Nous t'avons oublié Toi ne nous oublie pas Nous n'avions que toi sur la terre Ne nous laisse pas devenir froids Beaucoup plus loin toujours Et n'importe où Donne-nous signe de vie Beaucoup plus tard au coin d'un bois Dans la forêt de la mémoire Surgis soudain Tends-nous la main Et sauve-nous.
Il mio secolo non mi fa paura, il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà il mio secolo coraggioso e eroico. Non dirò mai che sono vissuto troppo presto o troppo tardi. Sono fiero di essere qui, con voi. Amo il mio secolo che muore e rinasce un secolo i cui ultimi giorni saranno belli: il mio secolo splenderà un giorno come i tuoi occhi.
Deh, Violetta, che in ombra d'Amore negli occhi miei sì subito apparisti, aggi pietà del cor che tu feristi, che spera in te e disiando more. Tu, Violetta, in forma più che umana, foco mettesti dentro in la mia mente col tuo piacer ch'io vidi; poi con atto di spirito cocente creasti speme, che in parte mi sana la dove tu mi ridi. Deh, non guardare perché a lei mi fidi, ma drizza li occhi al gran disio che m'arde, ché mille donne già per esser tarde sentiron pena de l'altrui dolore.
Loreto impagliato e il busto d'Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)
il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,
un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco,
Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,
le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature, i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,
il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarto le buone cose di pessimo gusto,
il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!
I fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili: è giorno di gala)
ma quelli v'irrompono in frotta. È giunta è giunta in vacanza la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta.
Ha diciassette anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso: da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna;
il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine: più snella da la crinoline emerge la vita di vespa.
Entrambe hanno uno scialle ad arancie, a fiori, a uccelli, a ghirlande: divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance.
Son giunte da Mantova senza stanchezza al Lago Maggiore sebbene quattordici ore viaggiassero in diligenza.
Han fatto l'esame più egregio di tutta la classe. Che affanno passato terribile! Hanno lasciato per sempre il collegio.
O Belgirate tranquilla! La sala dà sul giardino: fra i tronchi diritti scintilla lo specchio del Lago turchino.
Silenzio, bambini! Le amiche - bambini, fate pian piano! - le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche:
motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto di Arcangelo del Leuto e di Alessandro Scarlatti;
innamorati dispersi, gementi il "core" e "l'augello", languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:
... caro mio ben credimi almen, senza di te languisce il cor! Il tuo fedel sospira ognor cessa crudel tanto rigor! Carlotta canta, Speranza suona. Dolce e fiorita si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.
O musica, lieve sussurro! E già nell'animo ascoso d'ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,
lo sposo dei sogni sognati... O margherite in collegio sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!
Giungeva lo Zio, signore virtuoso di molto riguardo, ligio al Passato al Lombardo-Veneto e all'Imperatore.
Giungeva la Zia, ben degna consorte, molto dabbene, ligia al Passato sebbene amante del Re di Sardegna.
"Baciate la mano alli Zii! " - dicevano il Babbo e la Mamma, e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii.
"E questa è l'amica in vacanza: madamigella Carlotta Capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a Speranza. "
"Ma bene... ma bene... ma bene... " - diceva gesuitico e tardo lo Zio di molto riguardo - "Ma bene... ma bene... ma bene...
Capenna? Conobbi un Arturo Capenna... Capenna... Capenna... Sicuro! Alla Corte di Vienna! Sicuro... sicuro... sicuro... "
"Gradiscono un po' di marsala? " "Signora Sorella: magari. " E sulle poltrone di gala sedevano in bei conversari.
"... ma la Brambilla non seppe... - È pingue già per lErnani; la Scala non ha più soprani... - Che vena quel Verdi... Giuseppe!...
"... nel marzo avremo un lavoro - alla Fenice, m'han detto - nuovissimo: il Rigoletto; si parla d'un capolavoro. -
"... azzurri si portano o grigi? - E questi orecchini! Che bei rubini! E questi cammei?... La gran novità di Parigi...
"... Radetzki? Ma che! L'armistizio... la pace, la pace che regna... Quel giovine Re di Sardegna è uomo di molto giudizio! -
"È certo uno spirito insonne... -... è forte e vigile e scaltro. "È bello? - Non bello: tutt'altro... - Gli piacciono molto le donne...
"Speranza! " (chinavansi piano, in tono un po' sibillino) "Carlotta! Scendete in giardino: andate a giuocare al volano! "
Allora le amiche serene lasciavano con un perfetto inchino di molto rispetto gli Zii molto dabbene.
Oimè! Ché giocando, un volano, troppo respinto all'assalto, non più ridiscese dall'alto dei rami d'un ippocastano!
S'inchinano sui balaustri le amiche e guardano il Lago, sognando l'amore presago nei loro bei sogni trilustri.
"... se tu vedessi che bei denti! - Quant'anni? - Vent'otto. - Poeta? Frequenta il salotto della Contessa Maffei! "
Non vuole morire, non langue il giorno. S'accende più ancora di porpora: come un'aurora stigmatizzata si sangue;
si spenge infine, ma lento. I monti s'abbrunano in coro: il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento.
Romantica Luna fra un nimbo leggero, che baci le chiome dei pioppi arcata siccome un sopracciglio di bimbo,
il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa: non sorta sei da una stampa del Novelliere Illustrato?
Vedesti le case deserte di Parisina la bella non forse? Non forse sei quella amata dal giovane Werther?
"... Mah!... Sogni di là da venire. - Il Lago s'è fatto più denso di stelle -... che pensi?... - Non penso... - Ti piacerebbe morire?
"Sì! - Pare che il cielo riveli più stelle nell'acqua e più lustri. Inchìnati sui balaustri: sognano così fra due cieli...
"Son come sospesa: mi libro nell'alto!... - Conosce Mazzini... - E l'ami? - Che versi divini!... Fu lui a donarmi quel libro,
ricordi? Che narra siccome amando senza fortuna un tale si uccida per una: per una che aveva il mio nome. "
Carlotta! Nome non fine, ma dolce! Che come l'essenze risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline...
O amica di Nonna conosco le aiuole per ove leggesti i casi di Jacopo mesti nel tenero libro del Foscolo.
Ti fisso nell'albo con tanta tristezza, ov'è di tuo pugno la data: vent'otto di Giugno del mille ottocento cinquanta.
Stai come rapita in un cantico; lo sguardo al cielo profondo, e l'indice al labbro, secondo l'atteggiamento romantico.
Quel giorno - malinconia! - vestivi un abito rosa per farti - novissima cosa! - ritrarre in fotografia...
Ma te non rivedo nel fiore, o amica di Nonna! Ove sei o sola che - forse - potrei amare, amare d'amore?
Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola, amore, lungo la pianura nordica, in un campo di morte: fredda, funebre, la pioggia sulla ruggine dei pali e i grovigli di ferro dei recinti: e non albero o uccelli nell'aria grigia o su dal nostro pensiero, ma inerzia e dolore che la memoria lascia al suo silenzio senza ironia o ira. Da quell'inferno aperto da una scritta bianca: " Il lavoro vi renderà liberi " uscì continuo il fumo di migliaia di donne spinte fuori all'alba dai canili contro il muro del tiro a segno o soffocate urlando misericordia all'acqua con la bocca di scheletro sotto le doccie a gas. Le troverai tu, soldato, nella tua storia in forme di fiumi, d'animali, o sei tu pure cenere d'Auschwitz, medaglia di silenzio? Restano lunghe trecce chiuse in urne di vetro ancora strette da amuleti e ombre infinite di piccole scarpe e di sciarpe d'ebrei: sono reliquie d'un tempo di saggezza, di sapienza dell'uomo che si fa misura d'armi, sono i miti, le nostre metamorfosi.
Sulle distese dove amore e pianto marcirono e pietà, sotto la pioggia, laggiù, batteva un no dentro di noi, un no alla morte, morta ad Auschwitz, per non ripetere, da quella buca di cenere, la morte.